Una sillaba in più

Istituto Professionale di Stato “Podesti Calzecchi Onesti” di Ancona

Abbiamo lavorato al progetto con la classe IVK dell’indirizzo Sociosanitario, concentrandoci sulle condizioni di vita delle migranti donne. Per questo, abbiamo scelto la forma espressiva del racconto, che poteva contenere una breve storia di vita.

Le alunne che partecipano al viaggio sono Rosa Paola Albanese e Laura Massei. Purtroppo due alunne si sono ritirate dal viaggio e questo mi fa sentire ancora meglio il valore del concorso, proprio per la sua difficoltà di parlare alle coscienze dei soggetti più diffidenti.

descrizione dell’opera

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A essere raccontata qui è la storia di una giovane donna del Niger, Tina, costretta a prostituirsi da quando era bambina, che dai clienti si fa chiamare Dusa, come la parte finale di quel nome che, ricorda, sua madre le diceva essere il posto della salvezza: Lap-Dusa. Là le donne lavorano senza spogliarsi, le diceva la mamma, là si sarebbe potuta lavare via lo sporco della vita in Niger, a Lap-Dusa.

Il nome dell’isola è giocato sul significato del termine “lap”, grembo, la parte del corpo che Tina usa per guadagnarsi da vivere, ricevendo lì la solitudine dei clienti (in un certo senso Lap-Dusa è quindi Tina stessa); ma il grembo è anche simbolo dell’accoglienza dell’isola di Lampedusa verso i migranti. Il racconto si apre con la scena dell’ultimo orgasmo che Tina dà a un suo cliente, uno degliUomini bianco sabbia, grazie al quale completa la cifra che le serve per pagarsi il biglietto sul barcone per Lap-Dusa, in partenza quella stessa notte.

E’ una storia segnata dal desiderio: del piacere sessuale, dell’amore e della vita; del viaggio e della felicità. Si procede con il racconto della traversata nella barca stipata di corpi, e la paura che il viaggio non vada a buon fine, come è storicamente accaduto. Dal titolo si comprende come l’altra questione che occorre affrontare nella migrazione, accanto a quella economica (Tina si prostituisce) sia una questione linguistico-culturale: si tratta di mettere in comunicazione differenti visioni del mondo, valori, culture.

Forse, ecco, in Europa c’è una sillaba in più, che può significare anche però semplicemente che il sogno di Tina non corrisponda a quello che lei sin da piccola si immaginava. Non si può sapere in che senso Lap-Dusa non è Lampedusa. Occorre desiderare di vivere e decidere insieme cosa significa quella sillaba in più.

abstract

Aware that the heart of the migration matter should be treated as an economical, linguistic and cultural one, we told Tina’s story, a woman from Niger who has been forced to sell her body since she was a child. Tina remembers that salvation is a trisyllable word: Lap that in Italian means womb, and the name Dusa.

Tina’s mother, who forced her to sell her body to the white sand man, had always told her that one day she should go there, to Lap-Dusa. We imagined that Lap-Dusa is the sound of Lampedusa heard by an African. And Tina asks her clients to call her Dusa, like the second part of the dream, in which the first part is the wordLap, womb, the part of her body that she offers to the customers’ loneliness.

The dream comes true, with a lot of fortune too, because Tina knows that not everybody who has left for Lampedusa has arrived. But she has. And the name of the isle, pronounced in Italian, has one more syllable: it might be that syllable to represent the salvation for Tina. Who knows?