scuola di Pesaro

Seguimi

Liceo Scientifico “Marconi” di Pesaro

PRESENTAZIONE LAVORO LICEO SCIENTIFICO “MARCONI”

Il progetto VIDEO nasce in collaborazione tra il LABORATORIO CINEMA e il LABORATORIO RESPONSABILITA’ del nostro istituto. Il gruppo studenti ha riflettuto a lungo sul tema del pregiudizio applicato alle migrazioni ed ha deciso di raccontare una storia di quotidiano timore. Il lavoro è stato effettuato con grande entusiasmo e passione dagli studenti coinvolgendo uno dei ragazzi accolti nella nostra città.

ABCSTRACT LAVORO VIDEO “SEGUIMI”

Una storia di ordinario timore. Una professoressa di italiano viene presa di mira da un personaggio “minaccioso” che la segue e risponde perfettamente alle sue paure e pregiudizi. La sorpresa non farà altro che ricordare che l’ignoranza fa paura e genera la guerra mentre la cultura genera la pace.

dopo lampedusa

Appena tornati a Pesaro. Abbiamo parlato per tre ore in macchina condividendo tanto per tornare e non smettere di pensare. Grazie a tutti davvero per l’onore di avere fatto un po’ di miglia insieme. Ci uniamo alle tante voci di questi giorni sicuri che ora, dopo quattro anni, le tante vittime di questo naufragio possono morire tranquille perché nella nostra memoria non cesseranno di esistere !!!
Marco, uno studente della delegazione

 

France school

LYcée Léonard de Vinci, Levallois-Perret-France

“A Migrant, A Story” is a multimedia work that helped us getting to better know the migrants coming from Africa or the Middle East we hear so much about in the media and that we encounter daily in the Paris region, where they often provoke fear, rejection or indifference. We believe that learning about their story is the best way to overcome these feelings. We tried to understand what reasons pushed migrants to endeavour dangerous trips during which so many lost their lives.
French delegation at the UNHCR Lab
They did not take lightly the decision to leave their home country; they were often compelled by misery, war, persecution. They were ready to risk everything to reach Europe. Showing the risks they took (risks of the travel but also risks linked to smugglers) is one of our purposes. Finally, we want to break down the stereotypes that Europeans may hold about migrants. It is sometimes easy to dehumanize them. When we learn about the unique story of each migrant, we are reminded that they deserve a decent life just like us.
To these ends, we created a composite website with distinct sections. The “resources” section is for our documentation about migrants and refugees with photos, quotations and links from the press or other websites that could help to better understand them and have an idea of what they were going through. The “interview” section gathers videos of interviews we made in Casablanca, Morocco where refugees and migrants often hope to reach Europe. We asked our own questions about their paths, plans and dreams.
Finally, we wanted to share different interpretations of what we had learned through our work and the interviews, therefore the “artwork” section present drawings and short stories underlining the contrasts between what the migrants lived through and their new life in France.

 

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Uomini e no

ISIS Leonardo da Vinci di Firenze

Presentazione

Uomini no: storie di ordinario razzismo. Soluzioni di ordinaria umanità

Sul tema dell’immigrazione, abbiamo pensato di realizzare un film-documentario perché riteniamo che i video siano il modo più “visibile”, più immediato, più efficace per trasmettere ai ragazzi tematiche importanti.

Il fatto che i ragazzi, insieme ai docenti e ai genitori, siano stati parte attiva, attori del film, ha reso la cosa ancora più interessante e coinvolgente. Gli incontri con alcuni rifugiati, con l’UNHCR, la Guardia Costiera, la Marina Militare e alcune Associazioni di Firenze che si interessano degli immigrati, hanno fatto sì che questa esperienza fosse altamente formativa.

abstract

Il video è stato tratto da un film-documentario realizzato a scuola con la collaborazione di alunni, insegnanti e genitori. Affronta il drammatico e, purtroppo, attuale fenomeno dell’immigrazione ed alcuni problemi ad esso legati: paura, razzismo, insofferenza etc.

Trattando l’argomento dell’immigrazione si è cercato di educare i ragazzi alla tolleranza e alla solidarietà nei confronti di chi è considerato diverso e, nel caso specifico, dell’immigrato. Dopo una prima fase di ricerche, interviste, questionari, è stata stesa una sceneggiatura e quindi è stato realizzato il film. Di grande aiuto sono stati gli incontri con alcune Associazioni del territorio che si interessano del fenomeno e con l’UNHCR, che ci ha permesso di incontrare dei rifugiati.

Significative e molto interessanti sono state le visite effettuate, una a Novembre e l’altra a Marzo, a Roma presso le sedi della Guardia Costiera e della Marina Militare, perché hanno permesso ai ragazzi di interagire con chi, ogni giorno, ha a che fare con le operazioni di salvataggio dei migranti. Il materiale ed i video che ci sono stati gentilmente dati dalla G.C. e dalla M.M. sono stati utilizzati per la realizzazione del film. Le tematiche di cui si è tenuto conto nella realizzazione del video sono:

  • le dinamiche che si possono creare in un contesto (classe) all’arrivo di persone straniere;
  • l’impegno e la responsabilità della scuola che deve educare alla tolleranza e alla solidarietà attraverso un’informazione obiettiva e scevra da pregiudizi;
  • l’importanza della famiglia nell’educare al rispetto e all’accettazione dell’altro;
  • i rapporti affettivi che possono nascere fra i ragazzi quando questi non sono condizionati da pregiudizi,
  • una giusta e corretta informazione può convincere anche le persone più “coriacee”, più razziste a mettersi in discussione e a rivedere le proprie idee.

La referente del progetto Adele Basta

english

The video was taken from a documentary made at school with the collaboration of students, teachers and parents. It deals with the dramatic and, unfortunately, current immigration and  some related problems such as fear, racism, intolerance. As far as immigration is concerned, teachers have tried to raise students’ awareness of  tolerance and solidarity towards others and, in the specific case, of the immigrants.

After a first phase of researches, interviews, questionnaires,  a script was written  and a film   made. Of great help were the meetings with some local associations concerned with immigration and with the UNHCR, which allowed us to meet some refugees. The visits held in Rome in November and March at the heardquartes of the Coast Guard and the Navy were significant and very interesting. The students were allowed to  interact with those who have to do with the daily rescue of immigrants. The material and videos that we were kindly given by the Coast Guard and the Navy were used for  making  the film.

The themes taken into account in the making  of the video are as follows:

  1. The dynamics that can occur in a context such as a classroom with the arrival of foreigners ;
  2. The committment and responsability of the school that should teach tolerance and solidarity through and objective information free from any prejudice;
  3. The importance of the family in teaching respect and acceptance of the others;
  4. Personal relationships that may form among teenagers when they are not affected by prejudice;
  5. Fair and correct information can convince even the “hardest” and the most racist people to question themselves and revise their own ideas.
iceo-da-Vinci-Trento

O’ scià

Liceo scientifico Leonardo da Vinci – Trento

La scelta del video è stata dettata dal fatto che prima di partire per il nostro viaggio a Lampedusa, abbiamo allestito all’interno della classe, una vera e propria redazione giornalistica, per cui ci siamo divisi i compiti: chi si incaricava di fare le fotografie, chi di fare le interviste , chi di scrivere pezzi di approfondimento e riflessione e chi di girare delle immagini che poi, una volta tornati a casa, sarebbero state elaborate e montate per dar vita appunto ad un cortometraggio.

il progetto

Il video “O’ scià” parla di sensazioni, emozioni e riflessioni rielaborate  dopo un viaggio d’istruzione scolastico fatto da due classi, la 4^E del Liceo scientifico Leonardo da Vinci e la 4^B del Liceo musicale e coreutico Bonporti di Trento, a Lampedusa nell’aprile del 2017.

scuola di trento

Il titolo non è solamente una parola utilizzata nel dialetto locale, ma sta per “respiro” che è poi  strettamente connesso al concetto di vita, e il video vuole rappresentare proprio le vite di quelle persone  tragicamente scomparse in mare a causa delle terribili condizioni a cui i migranti sono costretti prima e durante l’attraversamento del Mar Mediterraneo.

Usando anche immagini d’archivio della Marina Militare Italiana, il video mostra quanto sia duro e doloroso il percorso che i migranti sono costretti ad affrontare una volta presa la difficile decisione di abbandonare il proprio Paese alla ricerca di un’esistenza migliore.

Inoltre il video si concentra su come i richiedenti asilo trascorrono il loro tempo a Lampedusa: la permanenza coatta insieme ad altre centinaia di persone all’interno dell’hotspot, girovagando per le strade del paese cercando di rimuovere il ricordo dell’inumanità subita nello sforzo di sopravvivere, improvvisando ad esempio una partitella di pallone sulla spiaggia con noi, loro coetanei, che ben altro più favorevole destino la vita ci ha riservato.

Inoltre il prodotto include alcune testimonianze di persone incontrate durante la permanenza sull’isola, come quella del medico Pietro Bartòlo, che da più di 25 anni visita  uno ad uno tutte le persone che sbarcano sull’isola, e dell’ottico di Lampedusa, Carmine Menna, che con grande disponibilità e cordialità hanno raccontato le esperienze da loro direttamente vissute soprattutto in occasione dell’ormai tristemente famoso naufragio del 3 ottobre 2013 vicino alle coste dell’isola.

dopo lampedusa

https://www.ufficiostampa.provincia.tn.it/Comunicati/Workshop-sull-emigrazione-il-liceo-da-Vinci-a-Lampedusa

La storia siamo noi

LS Paola, Cosenza

presentazione del video

Abbiamo deciso di formalizzare  ne “La storia siamo noi”  il nostro percorso di incontro e inclusione con la comunità dei migranti  in quanto il  video è lo strumento perfetto che consente la focalizzazione dei nostri sguardi su una realtà che va colta in tutte le sue sfaccettature,  anche quelle recondite e sottese. Non può sfuggire all’attenzione dell’uomo civile quanto accade in questa fetta geografica del nostro mondo.

abstract

L’esperienza raccontata nel video “La storia siamo noi” è relativa al percorso di incontro/inclusione con la comunità dei migranti ospitata nel C.A.S. presso l’hotel Alhambra.

Il progetto interculturale “Siamo tutti colorati” è nato per promuovere la reciproca conoscenza e l’interazione significativa tra la comunità locale e la comunità dei migranti, le classi terze dei liceo di Paola, i volontari di singole associazioni e diversi partecipanti della comunità locale.

Si è partiti da un’attività informale di reciproca conoscenza  e di espressione dei bisogni e delle aspettative dei gruppi coinvolti, che è stata poi formalizzata nella raccolta scritta di tali bisogni e tali aspettative.

Da lì si è elaborato, in occasioni di incontri settimanali, un piano di attività volte principalmente a dare risposta alle istanze rilevate: il bisogno di socializzare, il desiderio di essere riconosciuti come risorse in grado di contribuire al bene collettivo, la necessità di farsi conoscere e di conoscere il proprio background, la propria storia, per essere legittimati come identità e non solo nella generica appartenenza all’etichetta del migrante.

Le attività, riportate nel nostro video, sono state diverse: libera socializzazione (attività culinarie, passeggiate nel paese); laboratorio artigianale e mercatini solidali, dibattiti, incontri interculturali, cineforum, progetti scolastici (cittadinanza e costituzione, intercultura). Nell’implementazione del progetto, si è chiaramente rilevato che a stereotipie nella comunità locale corrispondono altrettante costruzioni mentali e rappresentazioni sociali della comunità migrante, che è arrivata qui con un immaginario diverso dalla realtà. Il nostro lavoro ha generato un processo costante di de-costruzione dell’immagine dell’altro su basi pregiudiziali e ha conseguentemente agevolato il reale confronto tra esseri umani.

Si riinizia con un libro

Istituto di Istruzione Superiore “Bacaredda-Atzeni”, Capoterra (CAgliari)

Presentazione dell’opera

Il nostro filmato documenta momenti della realizzazione del progetto “Lingua–Accoglienza-Integrazione”, nato dall’esigenza di creare un’adeguata mediazione culturale tra residenti del territorio di Capoterra, dove la scuola rappresenta una delle pochissime istituzioni in grado di favorire l’aggregazione giovanile, e gli ospiti stranieri presenti in seguito al massiccio fenomeno migratorio in atto.

In realtà, sono attualmente due le urgenze formative del nostro territorio: un alto tasso di dispersione scolastica legata a contesti familiari scarsamente scolarizzati per un’alta percentuale di allievi italiani, e un massiccio fenomeno migratorio sempre in crescita. Questo fenomeno a sua volta presenta una componente di immigrati, circa 500 nel territorio, di cui la seconda generazione nella fascia di età 14-20 anni frequenta il nostro istituto. Le complessità linguistiche e disciplinari tipiche di un contesto professionalizzante di scuola superiore di secondo grado spesso vengono percepite come insormontabili da parte di questi studenti che, talvolta, incorrono nel rischio di abbandono, a discapito di una efficace inclusione nel tessuto sociale. Infatti, se messi nella situazione di padroneggiare la lingua italiana, essi potrebbero favorire l’integrazione delle famiglie di appartenenza che spesso vivono nel territorio esercitando mansioni informali a basso livello cognitivo.

La seconda componente è costituita da migranti, la cui presenza nel territorio è caratterizzata da un senso di precarietà e insicurezza. Tra questi, una buona percentuale di Minori Non Accompagnati, per i quali l’Istituto ha avviato un percorso di inserimento offrendo un corso di alfabetizzazione di Italiano L2 realizzato da docenti e alunni.

I destinatari del progetto sono stati gli allievi classi terze e quarte dell’Istituto, in qualità di tutor, ritenuti maggiormente idonei all’attività di formazione per età anagrafica, percorso scolastico pregresso e necessità motivazionali alla frequenza e, in qualità di destinatari dell’intervento di Italiano L2, alcuni allievi stranieri dell’Istituto (immigrazione di seconda generazione), e soprattutto migranti ospiti dei centri di accoglienza del territorio.

L’intervento consisteva in un corso di Lingua Italiana in orario pomeridiano di 50 h per circa n. 40 partecipanti stranieri, ospiti dei centri di accoglienza del territorio, ed alcuni allievi stranieri iscritti in un percorso di studi curricolare presso l’istituto. Altri n. 40 allievi, interni all’Istituto e di madrelingua italiana, hanno operato in qualità di tutor, assistiti dai loro docenti di lingua straniera e lingua italiana.

Peculiarità del progetto è stato infatti il rapporto 1/1 (uno studente/tutor italiano per ogni apprendente straniero) previsto per seguire persone che, diverse per Paesi d’origine, lingua madre, seconda lingua ed esperienze di vita spesso traumatiche, necessitavano di attività didattiche fortemente individualizzate.

Gli apprendenti stranieri sono stati guidati ad acquisire competenze di tipo linguistico-comunicativo, cioè a saper usare la lingua non solo in maniera formalmente corretta (competenza linguistica), ma anche appropriata al contesto (competenza socio-linguistica) ed efficace per il raggiungimento di determinati scopi (competenza pragmatica).

Un momento speciale di inclusione, confronto e socializzazione è stato rappresentato da una sessione di attività guidate dall’insegnante di Biodanza Tiziana Centomani. La Biodanza, da oltre 50 anni applicata anche in situazioni di disagio psichico e sociale, consiste nell’indurre “vivencia” (la sensazione di essere vivi qui e ora) attraverso la musica, il movimento e situazioni di incontro nel gruppo, creando reti di affettività e solidarietà tra i partecipanti.

Un’altra fase del progetto, realizzata il 25 Aprile, ha visto una delegazione di 4 tutor e di 4 migranti accompagnati da alcuni docenti, allestire uno stand rappresentante l’Istituto, in occasione della rassegna dedicata non solo alla Festa della Liberazione d’Italia ma alla promozione dei valori di pace, di amicizia e di conoscenza tra i popoli, dei diritti umani e della dignità sociale di ogni individuo.

Infine, nella seconda parte dell’anno scolastico, alcuni ragazzi migranti tra i più motivati all’apprendimento sono stati inseriti nell’Istituto in orario curricolare, perché partecipassero alle lezioni di alcune discipline (Italiano, Lingua Inglese, Matematica) al fine di migliorare non solo la capacità di comprensione della lingua italiana, ma lo scambio culturale tra pari.

Perché documentare attraverso un video?

Dopo due anni di esperienza a contatto con ragazzi provenienti da diverse parti dell’Africa, abbiamo voluto documentare con un video il nostro percorso nel modo più veritiero possibile, senza costrizioni. Infatti nel video si può vedere il loro entusiasmo nel creare un legame con noi, che va oltre il semplice rapporto tra insegnante e alunno. Per potersi integrare al meglio abbiamo dato loro l’opportunità  di esprimersi attraverso la musica e la danza, che da sempre uniscono le etnie di tutto il mondo.

Il filmato è stato realizzato in collaborazione con alcuni studenti dell’Università di Sassari, corso di Analisi delle Politiche urbane, all’interno del Laboratorio di Giornalismo.

Alunni:
Claudia Piano
Giulia Sarritzu
Mirko Luigi Murtas
Sara Vacca

Docente referente:
Prof.ssa Simona Raffo

 

 

Calvino_Amico_Trapani

aMare

Istituto Superiore “S. Calvino- G.B. Amico”, Trapani

Il video è stato realizzato durante un’esperienza di integrazione e di scambio culturale: una giornata trascorsa presso la struttura di accoglienza gestita dalla cooperativa sociale “Badia Grande” di Bonagia (in provincia di Trapani).

IS S. CALVINO G.B. AMICO TPGli studenti della classe IVG (ora V G) dell’Istituto Tecnico Tecnologico “G.B. Amico” di Trapani hanno avuto modo di confrontarsi con le esperienze di vita di alcuni loro coetanei, richiedenti asilo, provenienti da diversi Paesi del Nord Africa.

La scelta è stata quella di utilizzare il linguaggio, sintetico e immediato, dello spot pubblicitario a sfondo sociale. Attraverso una successione di dettagli degli studenti e dei ragazzi ospiti presso la struttura, si è voluto mettere in risalto l’annullamento (o il superamento) delle differenze.

Accostando in successione  gli sguardi, i sorrisi, le mani degli alunni e degli immigrati, si è voluto creare una smaterializzazione delle singole identità, per esaltare, invece, le somiglianze, le affinità e l’appartenenza a un unico genere, il genere umano. Raccontando i corpi e i volti non nella loro unità, bensì attraverso singoli particolari, il montaggio restituisce un unico corpo, quello dei giovani che insieme, nell’inquadratura finale, rivolgono lo sguardo verso il Mediterraneo, la culla che li ha generati e che oggi, drammaticamente, costituisce il cupo teatro di morte di migliaia di persone alla ricerca di una vita migliore di quella che lasciano.

Calvino_Amico_Trapani

Una voce fuori campo costituisce la cornice del video, recitando in italiano e in un dialetto della Nuova Guinea: «Questi occhi, questi sorrisi, queste mani provengono dallo stesso mare».

Rivolgendo il loro sguardo verso il Mediterraneo, i giovani, studenti e migranti, con vissuti ed esperienze estremamente diversi, contemplano un futuro possibile migliore dell’attuale presente, se pensato e progettato all’insegna del rispetto, dell’integrazione e della condivisione.

Abstract

We, the student of the class IVG of the Technical Technological Institute “G.B. Amico” of Trapani, have made a video project during a visit at the social cooperative centre “Badia Grande” in Bonagia (Trapani) which had the purpose of carrying out an experience of integration and cultural exchange. We had the great opportunity to spend time with  peers who are asylum seekers from various countries of North Africa.

We decided to utilize the synthetic and straightforward language of the social advertising. Through a series of details we wanted to point out the annulment of the differences between us and the asylum seekers.

Through the shots of our looks, our smiles, our hands with those of the immigrants, we wanted to create a dematerialization of individual identities, enhancing the similarities and belonging to a single race, humanity. We did not want to portray the bodies and facies in their unity, but rather through specific features. Finally, this body made of different details that represents our young generation gazes at the Mediterranean Sea which has nowadays become a tragic theatre of the dead of thousands of people seeking a better life.

A voiceover recites into Italian and in a Guinean language: «These eyes, these smiles, these hands come from the same sea».

Gazing at the Mediterranean Sea, young students and migrants, with different backgrounds and life experiences, contemplate a better future that is achievable if conceived and designed onto  respect, integration and mutual sharing.

dopo lampedusa

 

 

 

È più facile amare o odiare?

Liceo “Duca degli Abruzzi” di Treviso

abstract

Il video nasce dall’interrogativo “È più facile amare o odiare?” per stimolare una riflessione sul rapporto con “l’altro” rappresentato da quei migranti che giungono oggigiorno sulle nostre coste fuggendo dall’Africa e dal Medio Oriente.

Superando la superficialità con cui spesso si guarda al fenomeno, si è  cercato di cogliere la complessità delle dinamiche in gioco : da una parte i profughi con il loro dolore, dall’altra l’Europa con l’Italia in prima linea a gestire l’accoglienza e sullo sfondo l’opinione pubblica italiana ed internazionale spettatrice spesso timorosa di fronte a questo esodo epocale.

Ci siamo quindi resi conto che sono molte le barriere mentali e le difficoltà di comunicazione che ostacolano l’integrazione dei migranti poiché, anche se ognuno di noi è stato educato all’amore, è più facile ODIARE, sprofondando nel pregiudizio e nella superficialità, anziché sforzarsi di capire ed approfondire la realtà dell’emigrazione in tutte le sue sfaccettature.

Partecipando al concorso “L’Europa inizia a Lampedusa” abbiamo scelto di informarci per essere cittadini consapevoli e con il video vorremmo contribuire a costruire la cultura dell’AMORE, della solidarietà e della cooperazione tra popoli. Guarda e rifletti.

english

This video stemmed from the question “Is it easier to love or to hate ?” to stimulate a reflection on the attitude towards the “other” represented by those migrants who nowadays come to Europe abandoning their homeland;

Looking beyond the surface we aim to show the complexity of the dynamics involved in the migratory phenomenon: on the one hand we have refugees with their pain, on the other Europe with Italy on the forefront of the hosting activity and in the background the Italian and international public opinion, quite fearful of this epochal exodus.

We have therefore realized that there are many mental barriers and communication difficulties that hinder the integration of migrants since, although each of us has been taught to love, it is easier to hate, sinking into prejudice and superficiality instead of striving to understand the reality of emigration in depth and in all its facets.

Taking part into the competition “Europe begins at Lampedusa” we have chosen to collect information to be self-aware citizens and with the video we would like to contribute to building the culture of love, solidarity and cooperation.
Watch and reflect.

Viaggiannu rintra u mari

Liceo Scientifico Einstein di Rimini

Il progetto a noi proposto ci è stato somministrato dalla professoressa Italiano Vitalba. Tratta un tema fondamentale in questi giorni: l’immigrazione. Siamo totalmente coinvolti, come nazione e popolo, a condividere ed essere consci della situazione del momento.

Sempre più spesso vediamo ai telegiornali una realtà apparentemente distante, ma che in verità ci mostra un mondo che da estraneo sta diventando sempre più tangibile.

Abbiamo trovato in questo progetto, un modo per sensibilizzare all’argomento, considerandolo un buon metodo per avvicinare anche i più giovani alla realtà.

In una società che parla con audio e condivide con messaggi, pensiamo che la proposta video che abbiamo deciso di realizzare mostri un buon focus su ciò che anche molti nostri coetanei si trovano ad affrontare ogni giorno.

Abbiamo provato a raccontare la loro esperienza, il loro vissuto, le loro paure e il loro pensiero; quello che più ci preme è riuscire a trasmettere, attraverso le conoscenze ricevute da telegiornali, testimonianze e letture, i sentimenti e le emozioni di chi si trova a essere chiamato “immigrato”.

Chiunque di noi potrebbe trovarsi in una simile situazione, richiedente aiuto e appoggio, quando più ne abbiamo bisogno. La nostra speranza è che, condividendo questo video, si possa diffondere la conoscenza e la consapevolezza di una causa che coinvolge l’Europa intera. Non chiudiamo gli occhi di fronte alla realtà, non giriamo il viso per non vedere, non neghiamo un aiuto nel momento del bisogno.

Il giorno dopo c’erano i segni di una pace terrificante

Liceo delle Scienze Umane “R.M. Adelaide” Aosta >>

“…Il giorno dopo c’erano i segni di una pace terrificante,
mentre il cuore d’Italia,
da Lampedusa ad Aosta,
si gonfiava in un coro di vibrante protesta.”

Abbiamo scelto di montare due video-spot complementari per dare agli spettatori un duplice punto di vista: l’esperienza del migrante bambino e l’esperienza del migrante adulto.

La poesia e la canzone, composti e interpretati da noi, ci hanno consentito di toccare le corde più profonde dell’anima di tutti coloro che si avvicinano alla conoscenza della realtà dell’accoglienza a Lampedusa.
 classe 5°ALSU

“Il giorno dopo c’erano i segni di una pace terrificante, mentre il cuore d’Italia, da Lampedusa ad Aosta, si gonfiava in un coro di vibrante pretesta.”: questo è il nome della nostra creazione. Il titolo è stato estrapolato dalla canzone “La domenica delle salme” scritta dal cantautore italiano Fabrizio De André. Abbiamo scelto questi versi perché il testo della canzone è una denuncia contro la guerra ed è un invito alla pace e alla democrazia.

Abbiamo lavorato, insieme alla docente di filosofia e scienze umane Florio Paola, con l’obiettivo di portare alla luce i pericoli, la disperazione, la paura e la fame di ogni migrante.

L’aspetto più significativo di questo fenomeno è il viaggio che si ripete ogni giorno nel Mar Mediterraneo nel quale molti adulti e bambini perdono le loro vite. Secondo le ultime analisi statistiche infatti approssimativamente 5000 persone sono morte, nel 2016, a causa di un problema al motore della barca o per crudeltà dei trafficanti di uomini o a causa delle condizioni disumane in cui vengono trasportati.

Il primo video vuole descrivere il viaggio nel Mediterraneo dal punto di vista di un bambino che sta scappando dalla guerra, il finale fortunatamente è per lui positivo. Il piccolo protagonista arriva, con un gruppo di migranti, in Italia dove si sentirà accettato e integrato.

Il secondo video vuole sottolineare il problema dei pregiudizi e delle barriere sociali e politiche contro gli immigrati. Abbiamo deciso di descrivere il viaggio di un uomo che è arrivato a Lampedusa dopo un viaggio pericoloso attraverso il mare. Pur trovando all’inizio qualcuno disposto ad aiutarlo, il migrante è consapevole del fatto che sarà difficile raggiungere l’accettazione da parte delle altre persone. Nel secondo video sono presenti, per spiegare meglio i concetti salienti, una nostra poesia ed anche una piccola canzone della quale siamo compositori sia del testo che della melodia.

english

The title is extrapolated from the song “ La domenica delle salme” written by the Italian songwriter Fabrizio De André.We chose these verses because the song’s lyrics are a complaint against war and it is a call to peace and democracy.

We worked in order to report the dangers, the desperation, the fear and the hunger of every migrant. The meaningful aspect is the everyday travel in the Mediterranean sea where several adults and children lose their lives. According to Italian statistical analysis, approximately 5000 people died in 2016 because of a problem to the boats’ motors , the immigrants traffickers’ cruelty or the inhumane conditions in which they are transported.

Our work consists in two parts:
The first video wants to describe the travel in the Mediterranean sea from the point of view of a child, who is escaping from the war, but there is an happy ending; the little protagonist arrives, with a group of migrants, in Italy, where he is accepted and where he feels integrated.
The second video wants to underline the problem of the prejudices and of the social and political barriers against immigrants. We decided to describe the journey of a man who arrived to Lampedusa after a dangerous travel through the sea. At the beginning, he finds somebody who helps him, but he is aware of the fact that he will be difficult to reach the acceptance from other people. In order to explain the situation, we wrote a poem and a song.

a lampedusa