La ministra Fedeli con noi a Lampedusa

Il programma è stato ricco di momenti di approfondimento

Lunedì 2 ottobre si è svolto l’incontro con donne e uomini superstiti della tragedia di quattro anni fa e subito il confronto si è spostato in piazza Castello con il Presidente Grasso, la Ministra Fedeli e il sindaco di Lampedusa ToTò Martello.
L’incontro è stato moderato dal giornalista Rai Giorgio Zanchini

Ha partecipato anche Stephane Jaquemet, delegato dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) per il Sud Europa,

I ragazzi del progetto hanno portato il loro contributo in un dialogo con la Ministra e con i presenti. Ecco i testi dei loro interventi

Raquel dalla Spagna ha letto una poesia scritta dalla sua delegazione

You are a refugee
Tu sei un rifugiato
I’m a refugee
Io sono un rifugiato
Take all of your things and leave;
Prendi le tue cose e parti
Go and take your kids and leave;
Vai, prendi I tuoi bambini e parti
It will take you years to arrive to a save place.
Ci vorranno anni per raggiungere un posto sicuro
Hello, Europe!
Ciao Europa!
I’m here, but I’m not asking for your help.
Sono qui ma non ti sto chiedendo aiuto
But what about my friends?
Ma che ne sarà dei miei amici?
What about my family?
Che ne sarà della mia famiglia?
They are still there in the middle of the war,
Sono ancora lì, nel mezzo della guerra
With no support and no way of surviving.
Senza alcun aiuto e nell’impossibilità di sopravvivere
Something has to be done,
Qualcosa deve essere fatto
And there is no more time to wait.
E non c’è tempo da perdere
LET’S DO SOMETHING NOW.
Facciamo qualcosa ora

Sara dall’Austria ha portato un testo della sua delegazione

We all are in EMERGENCY.
Siamo tutti nell’emergenza
Right now: women, children and men are dying.
Proprio ora: donne, bambini e uomini stanno morendo
Yesterday a boat came to Lampedusa and
Ieri è approdato un barcone, qui a Lampedusa e
Maybe one is coming right now.
Forse ne sta giungendo un’altro
We need to stop closing borders and to open our minds.
Dobbiamo smettere di chiudere i confini e iniziare ad aprire le nostre menti
We must be HUMAN, because we are humans.
Dobbiamo essere umani, perché siamo umani
Let’s stop waiting for people to come here,
Smettiamo di aspettare che la gente venga qui
Let’s GO to their countries and help them
Andiamo noi nelle loro terre ad aiutarli
Before they are forced to do such a horrifying journey.
Prima che siano costretti a fare un viaggio così orribile
Europe, don’t you think is time to finally unify against this deadly spiral?
Europa, non credi che sia tempo di unirci finalmente contro questa spirale di morte?
We are lucky to be born here,
Siamo fortunate ad essere nati qui
But what if we were born there?
Ma come sarebbe se fossimo nati lì?

La delegazione mista dei ragazzi italiani ha lavorato su questa testimonianza:

Noi abbiamo avuto la fortuna di partecipare a questo progetto
E torniamo a casa arricchiti. Ma ci siamo accorti che, quando progetti del genere vengono affrontati nelle scuole, molti ragazzi della nostra età non sono correttamente informati di ciò che avviene nel mondo
Per questo chiediamo di poter affrontare di più in classe i temi di attualità, come quello dei migranti, dei rifugiati.
Che possa essere fatto leggendo insieme e discutendo, che possiamo sviluppare il nostro spirito critico, riuscendo a riconoscere le informazioni superficiali, o quelle distorte.
Scommettete su di noi, sui cittadini che siamo e che saremo.

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Sentir parlare di uno sbarco, di una tragedia in mare sta diventando quasi normale.
Come possiamo evitare di abituarci a queste notizie? Come possiamo evitare di provare dei sentimenti negativi, o di paura, nei confronti dei migranti, specie visto
che la stampa, gli stessi politici, alimentano la paura e l’odio della gente?
Dovete scommettere su di noi, aiutarci a creare, a partire da noi, una nuova cultura dell’accoglienza. Come?
Ce ne dovete parlare. Ci dovete raccontare le tragedie che accadono.
Iniziate presto, già dalle elementari, nel linguaggio e nel modo più utile per la nostra età.
Se ci difendete dal male, cresceremo inconsapevoli.

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Proprio perché siamo ragazzi, pensiamo di poter essere noi, per primi i promotori di una nuova cultura dell’accoglienza.
Vogliamo avere maggiori occasioni di toccare con mano la realtà, conoscere i migranti da vicino, parlare con loro. Solo così diventano delle vere persone e non più numeri.
Ci siamo accorti che non è sufficiente tornare a casa, e raccontare ai nostri genitori e ai nostri amici le esperienze che facciamo a scuola.
Vorremmo avere uno spazio nostro.
Un posto dove poterci incontrare e discutere, proiettare dei film, invitare i nostri amici e i nostri genitori, invitare le associazioni.
Sappiamo che queste cose avvengono già in molte scuole, ma vorremmo essere noi i promotori di queste iniziativev, vorremmo essere noi, i primi, a gettare questi semi di accoglienza e a curarli.

Alla fine dell’incontro è stata  inaugurata la “sezione giovani” del Museo della Fiducia e del Dialogo (in corso Roma) che raccoglie opere artistiche, fotografiche e video, testimonianze e testi in versi o in prosa prodotti dalle ragazze e dai ragazzi.

In serata, Grasso e Fedeli si sono intrattenuti con le studentesse e gli studenti.

Si riinizia con un libro

Istituto di Istruzione Superiore “Bacaredda-Atzeni”, Capoterra (CAgliari)

Presentazione dell’opera

Il nostro filmato documenta momenti della realizzazione del progetto “Lingua–Accoglienza-Integrazione”, nato dall’esigenza di creare un’adeguata mediazione culturale tra residenti del territorio di Capoterra, dove la scuola rappresenta una delle pochissime istituzioni in grado di favorire l’aggregazione giovanile, e gli ospiti stranieri presenti in seguito al massiccio fenomeno migratorio in atto.

In realtà, sono attualmente due le urgenze formative del nostro territorio: un alto tasso di dispersione scolastica legata a contesti familiari scarsamente scolarizzati per un’alta percentuale di allievi italiani, e un massiccio fenomeno migratorio sempre in crescita. Questo fenomeno a sua volta presenta una componente di immigrati, circa 500 nel territorio, di cui la seconda generazione nella fascia di età 14-20 anni frequenta il nostro istituto. Le complessità linguistiche e disciplinari tipiche di un contesto professionalizzante di scuola superiore di secondo grado spesso vengono percepite come insormontabili da parte di questi studenti che, talvolta, incorrono nel rischio di abbandono, a discapito di una efficace inclusione nel tessuto sociale. Infatti, se messi nella situazione di padroneggiare la lingua italiana, essi potrebbero favorire l’integrazione delle famiglie di appartenenza che spesso vivono nel territorio esercitando mansioni informali a basso livello cognitivo.

La seconda componente è costituita da migranti, la cui presenza nel territorio è caratterizzata da un senso di precarietà e insicurezza. Tra questi, una buona percentuale di Minori Non Accompagnati, per i quali l’Istituto ha avviato un percorso di inserimento offrendo un corso di alfabetizzazione di Italiano L2 realizzato da docenti e alunni.

I destinatari del progetto sono stati gli allievi classi terze e quarte dell’Istituto, in qualità di tutor, ritenuti maggiormente idonei all’attività di formazione per età anagrafica, percorso scolastico pregresso e necessità motivazionali alla frequenza e, in qualità di destinatari dell’intervento di Italiano L2, alcuni allievi stranieri dell’Istituto (immigrazione di seconda generazione), e soprattutto migranti ospiti dei centri di accoglienza del territorio.

L’intervento consisteva in un corso di Lingua Italiana in orario pomeridiano di 50 h per circa n. 40 partecipanti stranieri, ospiti dei centri di accoglienza del territorio, ed alcuni allievi stranieri iscritti in un percorso di studi curricolare presso l’istituto. Altri n. 40 allievi, interni all’Istituto e di madrelingua italiana, hanno operato in qualità di tutor, assistiti dai loro docenti di lingua straniera e lingua italiana.

Peculiarità del progetto è stato infatti il rapporto 1/1 (uno studente/tutor italiano per ogni apprendente straniero) previsto per seguire persone che, diverse per Paesi d’origine, lingua madre, seconda lingua ed esperienze di vita spesso traumatiche, necessitavano di attività didattiche fortemente individualizzate.

Gli apprendenti stranieri sono stati guidati ad acquisire competenze di tipo linguistico-comunicativo, cioè a saper usare la lingua non solo in maniera formalmente corretta (competenza linguistica), ma anche appropriata al contesto (competenza socio-linguistica) ed efficace per il raggiungimento di determinati scopi (competenza pragmatica).

Un momento speciale di inclusione, confronto e socializzazione è stato rappresentato da una sessione di attività guidate dall’insegnante di Biodanza Tiziana Centomani. La Biodanza, da oltre 50 anni applicata anche in situazioni di disagio psichico e sociale, consiste nell’indurre “vivencia” (la sensazione di essere vivi qui e ora) attraverso la musica, il movimento e situazioni di incontro nel gruppo, creando reti di affettività e solidarietà tra i partecipanti.

Un’altra fase del progetto, realizzata il 25 Aprile, ha visto una delegazione di 4 tutor e di 4 migranti accompagnati da alcuni docenti, allestire uno stand rappresentante l’Istituto, in occasione della rassegna dedicata non solo alla Festa della Liberazione d’Italia ma alla promozione dei valori di pace, di amicizia e di conoscenza tra i popoli, dei diritti umani e della dignità sociale di ogni individuo.

Infine, nella seconda parte dell’anno scolastico, alcuni ragazzi migranti tra i più motivati all’apprendimento sono stati inseriti nell’Istituto in orario curricolare, perché partecipassero alle lezioni di alcune discipline (Italiano, Lingua Inglese, Matematica) al fine di migliorare non solo la capacità di comprensione della lingua italiana, ma lo scambio culturale tra pari.

Perché documentare attraverso un video?

Dopo due anni di esperienza a contatto con ragazzi provenienti da diverse parti dell’Africa, abbiamo voluto documentare con un video il nostro percorso nel modo più veritiero possibile, senza costrizioni. Infatti nel video si può vedere il loro entusiasmo nel creare un legame con noi, che va oltre il semplice rapporto tra insegnante e alunno. Per potersi integrare al meglio abbiamo dato loro l’opportunità  di esprimersi attraverso la musica e la danza, che da sempre uniscono le etnie di tutto il mondo.

Il filmato è stato realizzato in collaborazione con alcuni studenti dell’Università di Sassari, corso di Analisi delle Politiche urbane, all’interno del Laboratorio di Giornalismo.

Alunni:
Claudia Piano
Giulia Sarritzu
Mirko Luigi Murtas
Sara Vacca

Docente referente:
Prof.ssa Simona Raffo

 

 

viaticum

Viaticum

Liceo artistico statale della Villa Reale di Monza Nanni Valentini >>

Una riflessione sulla civiltà dell’immagine

Il progetto si è sviluppato a partire da una riflessione sulla civiltà dell’immagine in cui siamo completamente immersi. La sovraesposizione ossessiva  a immagini di svariato tipo ci ha resi insensibili e spesso incapaci di comprendere ciò che abbiamo di fronte, anche quando si tratta di immagini che raccontano tragedie e violenze reali siano esse del presente o del passato: naufragi di migranti nel mar Mediterraneo o deportazioni di massa nell’Europa del Terzo Reich. Abbiamo dunque pensato di invertire la rotta e tornare all’azione, di rendere cioè gli studenti non spettatori inermi ma costruttori creativi, attori consapevoli e performer promotori di un’esperienza collettiva e condivisa.

Da ottobre a gennaio tre classi dell’istituto hanno costruito più di cento di valigie di legno; abbiamo scelto la valigia, come elemento fortemente evocativo, traccia del nostro passaggio. Poi in occasione della Giornata della memoria, in memoria di tutte le vittime della deportazione e della migrazione forzata, di fronte a tutti gli studenti dell’istituto, 130 ragazzi sono entrati all’interno del cortile della scuola, ognuno con il proprio bagaglio come per rispondere a una lugubre adunata militare.

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Una volta posizionati ogni ragazzo si ferma, come perso in un’attesa. Poi, al suono militare di un fischietto tutti i ragazzi compiono lo stesso movimento, come un corpo unico che sottostà a un ordine. Però, dopo aver obbedito, lentamente, uno alla volta ogni ragazzo, pronunciando il proprio nome a voce alta abbandona il bagaglio sul posto e si muove liberamente nello spazio a rivendicare la propria autonomia e la propria dignità.

11 risultato è una spianata di bagagli e valigie disperse nello spazio, come avveniva e avviene tutt’oggi con i bagagli di chi affronta un viaggio forzato. La perfomance è stata ripresa dagli alunni della scuola.

english

We live in a world full of images and pictures thàt tell us about real tragedies and real violence: wrecks in Mediterranean sea or genocide in the Second worldwar. Yet, very often,  we are not focused enough or strong enough to understand and to remember all these pictures, we just look at them. So we decided to do something different, first of all we decided to do something very real.

From October to January three classes built almostr one hundred wooden suitcases. We chose suitcase because it is a symbol of identity and of migration in general. On the 27″1 January we made a performance with 130 students, in front of all the school. They entered with their suitcase, they stopped, someone rang a whistle and all students did the same movement all together. Then, one t>y one, they shouted their name and they went away, where thev wanted. This was the symbol of rebellion and freedom, and dignity. All performance was fìlmed by some students.

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