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Viaticum

Liceo artistico statale della Villa Reale di Monza Nanni Valentini >>

Una riflessione sulla civiltà dell’immagine

Il progetto si è sviluppato a partire da una riflessione sulla civiltà dell’immagine in cui siamo completamente immersi. La sovraesposizione ossessiva  a immagini di svariato tipo ci ha resi insensibili e spesso incapaci di comprendere ciò che abbiamo di fronte, anche quando si tratta di immagini che raccontano tragedie e violenze reali siano esse del presente o del passato: naufragi di migranti nel mar Mediterraneo o deportazioni di massa nell’Europa del Terzo Reich. Abbiamo dunque pensato di invertire la rotta e tornare all’azione, di rendere cioè gli studenti non spettatori inermi ma costruttori creativi, attori consapevoli e performer promotori di un’esperienza collettiva e condivisa.

Da ottobre a gennaio tre classi dell’istituto hanno costruito più di cento di valigie di legno; abbiamo scelto la valigia, come elemento fortemente evocativo, traccia del nostro passaggio. Poi in occasione della Giornata della memoria, in memoria di tutte le vittime della deportazione e della migrazione forzata, di fronte a tutti gli studenti dell’istituto, 130 ragazzi sono entrati all’interno del cortile della scuola, ognuno con il proprio bagaglio come per rispondere a una lugubre adunata militare.

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Una volta posizionati ogni ragazzo si ferma, come perso in un’attesa. Poi, al suono militare di un fischietto tutti i ragazzi compiono lo stesso movimento, come un corpo unico che sottostà a un ordine. Però, dopo aver obbedito, lentamente, uno alla volta ogni ragazzo, pronunciando il proprio nome a voce alta abbandona il bagaglio sul posto e si muove liberamente nello spazio a rivendicare la propria autonomia e la propria dignità.

11 risultato è una spianata di bagagli e valigie disperse nello spazio, come avveniva e avviene tutt’oggi con i bagagli di chi affronta un viaggio forzato. La perfomance è stata ripresa dagli alunni della scuola.

english

We live in a world full of images and pictures thàt tell us about real tragedies and real violence: wrecks in Mediterranean sea or genocide in the Second worldwar. Yet, very often,  we are not focused enough or strong enough to understand and to remember all these pictures, we just look at them. So we decided to do something different, first of all we decided to do something very real.

From October to January three classes built almostr one hundred wooden suitcases. We chose suitcase because it is a symbol of identity and of migration in general. On the 27″1 January we made a performance with 130 students, in front of all the school. They entered with their suitcase, they stopped, someone rang a whistle and all students did the same movement all together. Then, one t>y one, they shouted their name and they went away, where thev wanted. This was the symbol of rebellion and freedom, and dignity. All performance was fìlmed by some students.

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