studenti IV Liceo Maiorana di Gela

L’Alba del migrante

Liceo Artistico  Majorana Gela

Il concorso “L’Europa inizia a Lampedusa” ci ha dato l’occasione di affrontare l’argomento immigrazione sotto una prospettiva diversa, quella artistica. È complicato, a scuola, in questi giorni parlare di immigrazione. È complicato perché la morte di tante persone è sempre toccante. Non si cresce chiudendo le porte al mondo!

studenti IV Liceo Maiorana di Gela

Questo è il motto che gli studenti hanno tenuto in mente, accogliendo la sfida concorsuale con molto entusiasmo. Gli alunni del liceo artistico, indirizzi arti figurative e design-moda, hanno realizzato:  poesie, foto, dipinti che ci parlano del tema proposto in modi differenti. Si è discusso molto in classe del fenomeno, e gli studenti hanno lavorato in gruppo e realizzato delle ricerche prima di realizzare le loro opere. Gli alunni dell’indirizzo design-moda, pur creando opere di natura letteraria, hanno accostato all’opera un figurino, con eventuale abito da realizzare.

studenti IV Liceo Maiorana di Gela

La scultura “L’alba del migrante” rappresenta un linguaggio del tutto originale di comunare, dotato di armonia e perfezione estetico formale, nonchè di una carica poetica ed emotiva, degne della migliore espressione artistica. I materiali- terracotta e colori acrilici –  sono quelli utilizzati giornalmente nei laboratori della scuola. La scultura ha permesso di rappresentare un uomo tra le onde, illuminato dai primi raggi del sole, che simboleggiano la luce della libertà, della vita, della vittoria. Il volto del migrante, però, è rivolto indietro, al suo passato, alla terra che non rivedrà mai più, ma oggi è un altro giorno, il passato rimarrà in eterno nel suo cuore, adesso l’attende una nuova vita.
Prof.ssa Sonia Madonia

l’opera d’arte

Quest’opera scultorea, realizzata in terracotta e colori acrilici, è una rivisitazione del David di Bernini. L’uomo, figura di un migrante, ha il busto proteso in avanti, cioè al futuro, ma il suo sguardo è rivolto alla terra che ha lasciato e, metaforicamente, al passato.  Alle sue spalle si lascia la guerra, la povertà, ma anche le proprie origini e tradizioni, la sua intera vita che è costretto ad abbandonare se vuole continuare a vivere.  L’opera rappresenta la voglia di ricominciare, nonostante le difficoltà che si incontrano a partire dalla traversata. Il mare è salvezza, ma anche morte. Il viso non è ben definito e l’espressione è incerta, così come lo sguardo spaventato di chi va incontro all’ignoto. Il colore oro della scultura ricorda le prime luci dell’alba, che colpiscono i visi tristi di chi viaggia, illuminandoli di speranza.

studenti IV Liceo Maiorana di Gela

Abstract

This sculptural work, made of terracotta and acrylic colors, is a review of Bernini’s David. Man, a migrant figure, has his bust forward, that is to say the future, but his gaze is turned to the land he left and, metaphorically, to the past. Behind him leaves war, poverty, but also his own origins and traditions, his entire life that he is forced to abandon if he wants to continue to live. The work represents the desire to resume, despite the difficulties encountered since the crossing. The sea is salvation, but also death. His face is not well defined and the expression is uncertain, as well as the scared look of those who meet the unknown. The gold color of the sculpture remembers the early dawn lights, affecting the sad faces of travelers, illuminating them with hope.

dopo Lampedusa

Vi siamo grati per averci fatto vivere questi giorni all’insegna della formazione, del divertimento e della condivisione. Tantissime sono state le domande e molteplici le risposte, arricchendo la nostra cultura. Il tema trattato ci ha coinvolti emotivamente permettendo di ampliare la visione della realtà odierna. Da oggi l’Europa inizia anche a Gela.
Un ringraziamento speciale va alla nostra professoressa Sonia Madonia e la nostra dirigente Carmelinda Bentivegna. – gli studenti del Liceo Artistico E.Majorana di Gela: Aurora Tandurella, Alice Fraglica, Marika Paci e Davide Morreale.

Un laboratorio interessantissimo quello organizzato dall’OIM- Organizzazione Internazionale per le Migrazioni– a cui partecipano anche gli alunni del Liceo Artistico Majorana di Gela. Si approfondisce l’orrore della tratta dei migranti, quali torture sono costretti a subire durante il viaggio o nei paesi di transizione. Momenti toccanti durante la proiezione delle testimonianze, seguite da interventi degli studenti, coinvolti emotivamente.

dopo lampedusa

scuola di gela

L’Europa siamo noi – We are Europe

IS “L. da Vinci O.Colecchi” L’Aquila

Presentazione del lavoro

Quando abbiamo letto le finalità del concorso, in modo unanime e deciso, abbiamo subito pensato ad esprimere idee e pensieri tramite un’immagine. Siamo partiti dalla necessità di esprimere positività, di vivere il fenomeno dell’immigrazione come opportunità, di far comprendere che accogliere ed includere deve essere “NORMALE” perché da sempre, per svariati motivi, i popoli emigrano, si inseriscono in nuove realtà e contribuiscono a fare evolvere il mondo. Il naufragio del 3 ottobre 2013 è stato rappresentato da una barchetta di carta legata con una scia rossa a Lampedusa: uomini, donne e bambini venuti da lontano che si dissolvono in mare con la stessa fragilità di quella barchetta; la felicità di una famiglia multietnica perfettamente integrata; in sottofondo un’Europa che sui migliaia di migranti sbarcati a Lampedusa è solo una presenza sbiadita.

Immigrazione: sofferenza, paura, accoglienza, incontri, scambio di culture, amore e speranza.

Le alunne e gli alunni della classe III E ALB hanno riflettuto a lungo sulla realtà e sulle cause dell’incessante fenomeno migratorio in Italia, sul ruolo dell’Europa e sulla vita delle migliaia di persone coinvolte.

Morire per fuggire dal proprio paese è inaccettabile. La vita del migrante, quando si ha la fortuna di conservarla, è durissima. Le alunne e gli alunni si sono soffermati sugli aspetti positivi del fenomeno, sulla trasformazione del problema in opportunità; hanno intervistato una nuova e giovanissima famiglia piena di amore e gioia, perfettamente integrata nel contesto sociale e territoriale.

Grazie, 24enne aquilana; Omar, giovane 27enne senegalese; Rassoul, il loro bellissimo bambino di 1 anno; la loro storia, il loro amore, l’accoglienza e la convivenza delle due diverse famiglie; nuovi cittadini italiani che contribuiranno positivamente allo sviluppo dell’Europa. In onore a tutte e tutti coloro che hanno perso la vita per migliorarla, un esempio di concreta speranza.

Il risultato finale è una fotografia, ottenuta utilizzando come base un ritratto della famiglia multietnica e, con l’ausilio di software di grafica, sono state inserite delle immagini simbolo esplicative dei concetti più importanti oggetto di riflessione costante delle alunne e degli alunni durante le attività progettuali.

Abstract

A new and very young family as symbol of new Europe, where is possible the coexistence of different cultures and religions.
Death, travel, hospitality, inclusion, union, family, love, Sicily, Europe: these are concepts who inspired the realization of the work.

The migratory phenomenon has been the object of long reflection on the part of students who have built an elaborate to communicate a positive message of life and hope.

dopo lampedusa

Non sarà facile essere gli stessi di prima dopo queste giornate e questi incredibili incontri. Grazie a tutti coloro che hanno dato l’anima in questi giorni nonostante i mille imprevisti e le difficoltà. Vi informeremo sulle modalità di diffusione a tutta la nostra comunità, scolastica e sociale. 

Siamo tornate a casa piene di entusiasmo e forza. Abbiamo letto e condiviso i vostri disagi nel viaggio di ritorno, colleghe e colleghi esemplari. Voi tutti del Ministero fantastici ed operativi al massimo. Grande esempio di efficienza e pazienza. Ne farò tesoro. Grazie ancora per tutto con la promessa di divulgare e trasferire il massimo possibile.
Un abbraccio dal Da Vinci di L’Aquila

Poesie e video Rewind

ISIS “A. Bernocchi” Legnano (milano) >>

Il Laboratorio storico-sociale dell’istituto “A. Bernocchi” di Legnano lavora da anni su tematiche di interesse storico (per es. la Shoah, la lotta di Liberazione) e sociale .Anche sul tema delle migrazioni opera con proposte rivolte agli studenti di Legnano e alla cittadinanza.

Le poesie che seguono sono solo alcune di quelle realizzate nel corso di  un’attività che ha coinvolto un’intera classe  (una terza Liceo scientifico opz. Scienze applicate) nell’ambito di un laboratorio scrittura nel quale si è coniugato lo sviluppo di competenze espressive  da parte degli studenti  con la riflessione sulle problematiche dei migranti e le recenti tragedie consumatesi nel Mediterraneo.

BUON VIAGGIO

Coi piedi doloranti,
seppur giovane e forte,
calpesta la terra, patria sua,
che mai più rivedrà.
Il rumore di guerre lo rincorre,
l’eco infinito delle grida
del suo popolo lo strazia,
ma rivolto verso il mare
vede la speranza,
un’oasi blu nell’arido deserto della sua vita
e mentre il dolore tace un momento
guarda la meta,
come la rondine in cerca
del suo nuovo nido,
ripete in cuor suo:
“buon viaggio”.

Matteo Petrucci

NON RESTA CHE PERDERSI

Prendo il volo,
fosse stanotte l’ultima,
fosse il mare la nostra unica speranza

Quello che lasci non è un ricordo,
è un brivido,
è una lacrima,
è passato, da dimenticare.

Preferendo a ieri un giorno nuovo,
sotto un cielo stellato,
non resta che perdersi,
per ritrovarsi,
per trovare la felicità.

Elena Fusi

DAVANTI A ME

Se penso al futuro,
non so dargli una risposta,
davanti a me vedo un muro,
la speranza è sulla costa.

Dietro a me una vita a scappare,
dalla guerra e dal dolore,
ormai non credo più,
nella pace e nell’amore.

Vago senza meta,
nella mia apocalisse,
naufrago in questo mare,
cerco Itaca come Ulisse.

Dietro a me lascio la mia terra,
per una nuova strada,
e scappo dalla guerra,
senza scudo né spada.

Dietro a me un cuore spezzato.
Solo, nella solitudine,
pregando Dio mi son chiesto,
se mi avesse abbandonato.

Marco Pagani

ANDARE VIA

Andare via è per noi
scappare
allontanarsi da un futuro buio
che non ci appartiene
come la notte non appartiene al sole.

Andare via è per noi
cercare speranza,
una terra che ci accetti,
una mano tesa,
un sorriso che le ferite guarisce.

Andare via è
sperare che l’onda
ci accolga,
non ci travolga,
ma ci abbracci.

Andare via è trovare
nell’aria di mille albe estive
una riva.

Rosela Copa

rewind: il VIDEO

Breve video realizzato tramite la tecnica dell’animazione stop-motion che racconta le analogie e le differenze tra l’immigrazione di ieri e di oggi.

Moltissime persone all’inizio del 1900 migrarono verso la speranza e il sogno di una vita migliore, di un futuro più ricco di prospettive e opportunità a causa della povertà e dell’arretratezza del nostro paese.

Oggi molte altre persone arrivano in Italia mosse dalle stesse aspettative e motivazioni.
Proprio come è espresso nel motto alla fine del video, le persone, il tempo e i luoghi sono cambiati ma la storia è sempre la stessa.

La scelta di utilizzare la tecnica dello stop-motion è in accordo con il messaggio del video in quanto essa è stata utilizzata per la prima volta all’inizio del ventesimo secolo e oggi nonostante i mezzi siano cambiati è tuttora alla base dell’animazione.

La differenza cronologia è evidenziata attraverso l’utilizzo del bianco e nero per il passato e dei colori per il presente.

Infine il titolo dell’opera: “REWIND”, che in inglese significa “riavvolgere”, è posto a significare che la storia si ripete proprio come se il nastro del tempo si riavvolgesse.

Abstract:

At the beginning of the 20th century, a huge number of people left our country because of its poverty and migrated in the hope to find a better future which could offer them more opportunities and prospects.

Nowadays many other people come to Italy for the same reasons and looking for the same opportunities.

As you can see in the motto at the end of the video, the people, the time and the places have changed, but it is always the same story.

The choice of using a stop-motion technique suits the message of the video as it was used for the first time at the beginning of the 20th century. Today, despite the fact that technology has changed, stop-motion picture are still the bases of animation.

The chronological gap is highlighted by the difference between the use of black and white for the past and colour for the present days.

The tile of the video “REWIND” means that historical events recur as if time were a tape that can rewind

L'Europa inzia a Lampedusa 2017

Avete mai provato paura?

Liceo Classico “Francesco Vivona” Roma

MONOLOGO

Sto per farvi una domanda banale, ma vi prego di ascoltarla. Avete mai provato paura?

Sicuramente state pensando ad alcune paure. A scuola, per esempio, lì si che l’avete provata. Immaginiamo una situazione tipo.

E’ lunedì mattina -e già questo- , ma non solo: arrivi  in ritardo. Entri in classe e lei, dal fondo dell’aula, da dietro la cattedra che la copre interamente tranne che per il viso occhialuto, perchè è alta un metro e dieci compresi i capelli: “Rosini, è in ritardo”- come se già non lo sapessi- “siediti!”

Al che apre il registro e dice le due magiche parole: Oggi interrogo. Ecco che si sparge la paura. Banco dopo banco, di sedia in sedia. Ti ha chiamato. Tu vorresti non aver sentito, ma niente, non scappi  e vai male. E da qui? La paura de mamma e papa, che te vogliono tanto bene, ma se prendi 4, meglio che non ce torni a casa.

Passo ad un altro esempio. Tuo marito ha appena cambiato lavoro e pensi subito di invitare il capo e la moglie a cena. Così te lo segni sull’agenda convinta di dedicartici più in là. Intanto tuo figlio ha preso 4 a scuola, tu e tuo marito fuori di voi, colloqui con i professori, chiamate della nonna, della zia e della cognata che con il sorrisino sotto i baffi -i baffi che c’ha veramente- finalmente può dire che suo figlio non ha avuto insufficienze a scuola- non come il tuo. Così , sovrappensiero, arriva il giovedì. Tuo marito ti sveglia con il bacio del buongiorno e dice “Allora stasera che ci cucini amore?”

” Che ti cucino? Boh”

“Ahh vuoi creare l’effetto sorpresa”

“ma che stai a di’?”

“la cena di stasera con il capo, giocherellona”

Gelo. Gli occhi rimangono sbarrati. Il sangue smette di scorrere per un attimo. La bocca si paralizza. “ma certo caro, la cena!”. Un’ora dopo sei sola a casa e sei completamente nel panico. Allora inizia la paura di non avere idee. Finchè non accendi rai 1 a mezzogiorno con la Clerici alla prova del cuoco e decidi, per la prima volta, di seguire le loro ricette. Ci metti ben 5 ore. Sei ancora in pigiama, con i bigodini, l’alito puzzolente, ma almeno hai finito. E’ ora che inizia un’altra paura: non piacere.

“e se il cibo fa schifo? se la moglie trova il mio vestito demodè? se il capo mi trova noiosa? se pensassero che la casa è piccola?  o che è troppo antica?”

Passata un’oretta in queste elucubrazioni mentali, torna a casa tuo marito.

“amore il capo mi ha avvertito di non farcela a venire..”

Ti paralizzi di nuovo e mista alla rabbia ti assale una terza paura: è la paura di passare un’altra giornata così perchè la cena è stata rimandata.

Ma questi esempi sono basati su paure comuni, oserei dire leggere o, ancora meglio, passeggere. Paure su cui un giorno ridere. “oh ma ti ricordi quella volta che so venuti il capo e sua moglie a cena? Ti ricordi come ti eri ridotta?” e tu non puoi scordartelo

Paure che fanno crescere, come un 4 a scuola. Paure che, cresciuti, ci mancheranno: il momento dell’interrogazione. Ma anche tante altre: la paura del primo appuntamento, del  colloquio di lavoro, di mettersi in gioco, di fallire, di essere derisi, di deludere, di dire la verità, di non sapere cosa dire o di dire troppo. Paure che vanno affrontate  e fanno parte del gioco della vita.

Ma adesso riformulo la domanda: “avete mai AVUTO paura?”

Notate bene: “avuto” non “provato” o “sentito”. Perchè “avere” significa possedere, tenere con se’, dentro di sè e appresso. Perchè in pochi sanno cosa vuol dire AVERE paura. Si tratta di paure diverse, paure che fanno parte della vita, ma che te la cambiano.

E’ la paura della guerra. Di tutti quei popoli che vedono andare in frantumi il proprio paese, che vedono combattere fratelli l’uno contro l’altro, , che sentono le proprie case inospitali, che non hanno più rifugio. Di quelle donne che devono sopportare i soprusi degli uomini della propria famiglia, di quelle che vengono messe sulla strada di un paese “civilizzato”, a fare le prostitute. Di quei bambini che strappati dalle braccia dei loro genitori vanno a combattere-i bambini soldato-o di quelli, ancora, che vengono venduti come schiavi.

E’ la paura della dittatura. Di un uomo o di un partito che spargono terrore e annullano ogni libertà.Della violazione dei diritti umani e della dignità personale. Dell’assenza di cultura, dell’ignoranza. Paura di poter essere processati o incarcerati da un momento all’altro.

In un luogo dove coesistono queste paure, esiste anche, e soprattutto, la paura di non avere futuro. Ed è la speranza di poter fuggire- arrivare in un mondo differente e pieno di opportunità, dove vige il rispetto o, per lo meno, si sa cos’è il rispetto- è questa speranza a spingere popoli a muoversi e ad affrontare viaggi disumani. Su barconi notte e giorno, persone si nutrono solamente di queste speranze per se e per i propri figli.  E quando arrivano in Occidente, inizia la lotta per integrarsi. Ed è giusto che, volendo vivere in un altro paese, si adattino alla nuova cultura. Ma noi- si dico noi, perchè siamo noi il loro nuovo rifugio, finchè nei loro paesi ci saranno situazioni instabili- non colpevolizziamoli, perchè non sono un nemico venuto a rubare il nostro posto. Se ne starebbero bene a casa propria se fosse possibile, no?

Noi ci preoccupiamo di creare barriere, invece che ponti. Dobbiamo aiutarli e rispettarli, perchè  rispettare non vuol dire sottostare, vuol dire comprendere.

Noi dobbiamo ancora superare una delle nostre più grandi paure: la diversità.