IIS Leonardo da Vinci-O. Colecchi

Semi di Lampedusa a L’Aquila

In attesa dell’incontro con Tareke presso l’ IS “L. da Vinci O.Colecchi” di L’Aquila il 16, ecco l’applicazione concreta del protocollo di intesa: testimonianza di due migranti, incontro di culture diverse in attività laboratoriale con la realizzazione di un dolce interculturale, condivisione canora di un brano musicale che sarà la base di un video in proiezione al convegno. Clicca e vedi la Locandina convegno del 16 febbraio 2018

IIS Leonardo da Vinci-O. Colecchi

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IIS Leonardo da Vinci-O. Colecchi

rassegna stampa 

Il valore dell’accoglienza

Gli alunni dell’IISS “B.Caramia-F.Gigante” hanno cominciato a diffondere in Puglia, nelle scuole di Alberobello e Locorotondo, i Semi di Lampedusa l’azione di disseminazione della consapevolezza acquisita durante i giorni di Lampedusa. Ecco i lavori presso l’Istituto comprensivo Morea Tinelli

Alberobello Puglia

Il 2 febbraio 2018 nell’Auditorium Boccardi di Locorotondo, il presidente del Comitato 3 ottobre, Tareke Brhane è stato ospite della comunità scolastica.  Durante la manifestazione sono stati presentati  i video realizzati dagli alunni della classe V A e Tareke ha potuto conoscere Harwey, Aicha e Lucky, giovani ospiti del Centro di  Accoglienza Straordinaria  di Alberobello.  La loro esperienza, raccontata  in interviste filmate, è stata   la  fonte a cui si è ispirato il cortometraggio “Be the change”, selezionato tra i lavori vincitori del concorso “L’Europa inizia a Lampedusa”.

Caramia Gigante /Istituto di Alberobello Puglia

È poi intervenuto  Harwey Lewis Boumsong, in Italia da due anni, che si è meritato sul campo il ruolo di  mediatore culturale tra gli ospiti del CAS di Alberobello e il territorio. Egli  ha invitato gli alunni presenti  a guardare la vita dal punto di vista di chi è cresciuto sull’altra sponda del Mediterraneo   e a riflettere sul fatto che l’incontro pacifico fra culture produce sempre buoni frutti.

ricostruire i pezzi distrutti

Ricostruire i pezzi distrutti from Federica Mancini on Vimeo.

Tareke Brhane ha così potuto conoscere i passi che questa comunità sta realizzando nel segno della conoscenza dell’immigrazione ed ha poi  presentato la sua esperienza, ricordando l’atto d’amore di sua  madre che lo indusse  a lasciare l’Eritrea, la padronanza  di diverse  lingue per nascondere la propria origine, i cinque anni di peregrinazioni in Africa, tra Niger e Libia, e l’arrivo in Italia.

Tareke parlando ha rivissuto ed ha chiarito  che non c’è altra strada che l’emigrazione, quando il governo del tuo paese non ti consente la libertà di scegliere alcunché, non rilascia i visti per l’espatrio,  non ti fa neanche tornare perché saresti un traditore della patria, con conseguenze in Europa inimmaginabili.  Il fenomeno migratorio, cavallo di battaglia dei discorsi dei politici, fonte di xenofobia o buonismo, paura o pietà, in incontri come questo diventa un fatto,  una scelta dolorosa  che tutta l’umanità ciclicamente ha fatto ed ha il diritto di fare. Ma per giungere a questa consapevolezza occorre conoscere e Tareke ha dipinto  un quadro completo del fenomeno migratorio in Europa, dove arriva solo il 5% del flusso migratorio mondiale, con cifre, per le diverse nazioni ospitanti, che non autorizzano  assolutamente a parlare di invasione.

Istituto Caramia Gigante - puglia

L’Italia si distingue per il soccorso in mare e la prima accoglienza, ma deve migliorare la pianificazione delle fasi della seconda accoglienza, che punta all’integrazione, e che sono le più importanti per il futuro di tutti. Ma cosa significa accogliere? I principi – valori da cui partire sono nella nostra stessa Costituzione, primo fra tutti il superamento di ogni forma di discriminazione.  Accoglienza è integrazione, informazione e orientamento in un tessuto sociale che dovrebbe offrire la possibilità di recuperare la dignità di ogni singolo uomo, donna e bambino.

L’incontro è proseguito con le domande dei ragazzi. “Tornerai in Africa per ritrovare la tua famiglia? ”  Ma casa mia è la canna di un fucile dice  Warsan  Shire, poetessa inglese di origini africane, che gli studenti del Caramia-Gigante hanno recitato nei loro cortometraggi e Tareke ne ha dimostrato la veridicità. “Cosa rispondi a chi dice aiutiamoli a casa loro?” A questa domanda, rassicurante per le coscienze, Tareke ha fatto notare che dall’altra parte si incontrano regimi dittatoriali o forme di stato che non distribuirebbero certo quelle risorse alla popolazione, allora a chi si affidano questi eventuali aiuti? Il dibattito non è stato semplice, perché è difficile capirsi quando non ci si conosce affatto o si è offuscati da reciproci pregiudizi. “Prima conoscimi, poi decidi se devi aver paura di me, se devi considerarmi tuo nemico” ha detto Tareke e l’incontro ha gettato le basi per un atteggiamento più autonomo. I ragazzi lo hanno dimostrato lasciando riflessioni su dei biglietti colorati: “Giustizia è risarcire il dolore di chi ha perso la propria patria con la gioia di  poterne dare un’altra!”” Fate valere sempre i vostri diritti sperando che si arrivi a un mondo senza guerre.” “Tra noi e loro non cambia niente, solo il colore. Quindi io dico che è inutile essere razzisti.”

Caramia Gigante /Istituto di Alberobello Puglia

Nel pomeriggio della stessa giornata, Tareke Brhane  è stato ospite del Comune di Alberobello dove ha potuto  confrontarsi con il Sindaco Michele Maria Longo e l’Assessore alla Pubblica istruzione Alessandra Turi, i quali si sono fatti portavoce di un’intera comunità da sempre pronta ad accogliere coloro che abbiano bisogno.

PROTOCOLLO D’INTESA

È stato ufficialmente presentato il  Protocollo d’Intesa firmato a Roma il 23 gennaio 2018 dal MIUR, l’ANCI ( CITTALIA), il Comitato tre ottobre Accoglienza Onlus, finalizzato a rafforzare la consapevolezza e la conoscenza dei giovani in età formativa sui temi del fenomeno migratorio in vista di un’accoglienza integrata, che superi la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.

La presenza degli alunni della scuola primaria Morea ha rafforzato questo senso di comunità, in quanto gli studenti del Caramia Gigante  hanno simbolicamente investito la nuova generazione dell’impegno a non dimenticare e ad operare affinchè  l’accoglienza si realizzi.

L’obiettivo dell’accoglienza integrata è il motore che ha guidato  le attività di disseminazione attuate nell’ambito del progetto e le azioni di integrazione e di accoglienza concreta, partite dalla conoscenza e comprensione di storie difficili a volte non raccontate ma nascoste dietro occhi spaventati, ma speranzosi di “ricostruire i pezzi distrutti della propria vita.

rassegna stampa

http://www.itrullidialberobello.it

I colori della speranza

Liceo Monna Agnese, Siena

Abbiamo scelto diverse opere d’arte di provenienze e culture diverse per rappresentare le tappe del viaggio dei migranti su tre livelli. Dal basso: la guerra, il mare e la terraferma. Nel centro sono poste la “zattera della Medusa” di Géricault e le inconfondibili mani di Dio e Abramo che si toccano, di Michelangelo.

Le immagini poste in basso rappresentano scene di guerra e morte, stragi di persone innocenti, che identificano le condizioni di partenza di queste persone, da cui cercano di allontanarsi.

Il tema del viaggio e dell’impresa è ripreso poi dall’ immagine delle onde burrascose di un mare in tempesta e dall’opera del pittore giapponese Hokusai, la “Grande Onda”. Queste immagini simboleggiano il pericoloso tentativo di cambiare i propri orizzonti, auspicando al raggiungimento di un sognato miglioramento e riflettono lo stato d’animo delle persone che intraprendono quest’impresa, la cui volontà e speranza vince sulla loro desolazione e sconforto.

i colori della speranza- SIENA

L’instabilità e angoscia dei primi due livelli vengono sostituite quindi dalla stabilità di una cartina dell’Europa che troneggia in cima all’elaborato, accompagnata dalle mani di Dio e Abramo. In questo contesto, le mani non assumono un significato pienamente religioso, ma piuttosto di salvezza e fratellanza. Un omaggio nostro a tutte quelle mani che hanno soccorso tante persone, quelle mani che hanno accolto, curato, rassicurato. Una mano europea che acquista il significato di “umanità”.

Con questo nostro elaborato vogliamo far riflettere sull’attuale fenomeno migratorio, in particolare riguardo a delle esperienze tragiche di cui molto spesso sentiamo parlare. Allo stesso tempo, vogliamo trasmettere un messaggio positivo di accoglienza e solidarietà da parte degli stati europei nei quali i migranti vengono soccorsi e accolti dopo aver rischiato la loro vita in mare. Attraverso l’arte speriamo di suscitare negli spettatori  delle forti emozioni e sentimenti di compassione e empatia. Ognuno è libero di interpretare il nostro elaborato in modo soggettivo e personale.

Abstract:

This project is meant to represent the struggle of the people who leave the tragic situation of their homeland and have to endure a dangerous trip, which affects them physically and emotionally, with the hope to reach a better life.

We’ve chosen different pieces of art, that have inspired us, to communicate this sense of uncertainty and fear but also hope and optimism.

We wish to communicate these feelings also in the viewers and to make them reflect on the current migratory situation.

Everyone is free to interpret our work in a personal way.

 

 

studenti IV Liceo Maiorana di Gela

L’Alba del migrante

Liceo Artistico  Majorana Gela

Il concorso “L’Europa inizia a Lampedusa” ci ha dato l’occasione di affrontare l’argomento immigrazione sotto una prospettiva diversa, quella artistica. È complicato, a scuola, in questi giorni parlare di immigrazione. È complicato perché la morte di tante persone è sempre toccante. Non si cresce chiudendo le porte al mondo!

studenti IV Liceo Maiorana di Gela

Questo è il motto che gli studenti hanno tenuto in mente, accogliendo la sfida concorsuale con molto entusiasmo. Gli alunni del liceo artistico, indirizzi arti figurative e design-moda, hanno realizzato:  poesie, foto, dipinti che ci parlano del tema proposto in modi differenti. Si è discusso molto in classe del fenomeno, e gli studenti hanno lavorato in gruppo e realizzato delle ricerche prima di realizzare le loro opere. Gli alunni dell’indirizzo design-moda, pur creando opere di natura letteraria, hanno accostato all’opera un figurino, con eventuale abito da realizzare.

studenti IV Liceo Maiorana di Gela

La scultura “L’alba del migrante” rappresenta un linguaggio del tutto originale di comunare, dotato di armonia e perfezione estetico formale, nonchè di una carica poetica ed emotiva, degne della migliore espressione artistica. I materiali- terracotta e colori acrilici –  sono quelli utilizzati giornalmente nei laboratori della scuola. La scultura ha permesso di rappresentare un uomo tra le onde, illuminato dai primi raggi del sole, che simboleggiano la luce della libertà, della vita, della vittoria. Il volto del migrante, però, è rivolto indietro, al suo passato, alla terra che non rivedrà mai più, ma oggi è un altro giorno, il passato rimarrà in eterno nel suo cuore, adesso l’attende una nuova vita.
Prof.ssa Sonia Madonia

l’opera d’arte

Quest’opera scultorea, realizzata in terracotta e colori acrilici, è una rivisitazione del David di Bernini. L’uomo, figura di un migrante, ha il busto proteso in avanti, cioè al futuro, ma il suo sguardo è rivolto alla terra che ha lasciato e, metaforicamente, al passato.  Alle sue spalle si lascia la guerra, la povertà, ma anche le proprie origini e tradizioni, la sua intera vita che è costretto ad abbandonare se vuole continuare a vivere.  L’opera rappresenta la voglia di ricominciare, nonostante le difficoltà che si incontrano a partire dalla traversata. Il mare è salvezza, ma anche morte. Il viso non è ben definito e l’espressione è incerta, così come lo sguardo spaventato di chi va incontro all’ignoto. Il colore oro della scultura ricorda le prime luci dell’alba, che colpiscono i visi tristi di chi viaggia, illuminandoli di speranza.

studenti IV Liceo Maiorana di Gela

Abstract

This sculptural work, made of terracotta and acrylic colors, is a review of Bernini’s David. Man, a migrant figure, has his bust forward, that is to say the future, but his gaze is turned to the land he left and, metaphorically, to the past. Behind him leaves war, poverty, but also his own origins and traditions, his entire life that he is forced to abandon if he wants to continue to live. The work represents the desire to resume, despite the difficulties encountered since the crossing. The sea is salvation, but also death. His face is not well defined and the expression is uncertain, as well as the scared look of those who meet the unknown. The gold color of the sculpture remembers the early dawn lights, affecting the sad faces of travelers, illuminating them with hope.

dopo Lampedusa

Vi siamo grati per averci fatto vivere questi giorni all’insegna della formazione, del divertimento e della condivisione. Tantissime sono state le domande e molteplici le risposte, arricchendo la nostra cultura. Il tema trattato ci ha coinvolti emotivamente permettendo di ampliare la visione della realtà odierna. Da oggi l’Europa inizia anche a Gela.
Un ringraziamento speciale va alla nostra professoressa Sonia Madonia e la nostra dirigente Carmelinda Bentivegna. – gli studenti del Liceo Artistico E.Majorana di Gela: Aurora Tandurella, Alice Fraglica, Marika Paci e Davide Morreale.

Un laboratorio interessantissimo quello organizzato dall’OIM- Organizzazione Internazionale per le Migrazioni– a cui partecipano anche gli alunni del Liceo Artistico Majorana di Gela. Si approfondisce l’orrore della tratta dei migranti, quali torture sono costretti a subire durante il viaggio o nei paesi di transizione. Momenti toccanti durante la proiezione delle testimonianze, seguite da interventi degli studenti, coinvolti emotivamente.

dopo lampedusa

scuola di gela

viaticum

Viaticum

Liceo artistico statale della Villa Reale di Monza Nanni Valentini >>

Una riflessione sulla civiltà dell’immagine

Il progetto si è sviluppato a partire da una riflessione sulla civiltà dell’immagine in cui siamo completamente immersi. La sovraesposizione ossessiva  a immagini di svariato tipo ci ha resi insensibili e spesso incapaci di comprendere ciò che abbiamo di fronte, anche quando si tratta di immagini che raccontano tragedie e violenze reali siano esse del presente o del passato: naufragi di migranti nel mar Mediterraneo o deportazioni di massa nell’Europa del Terzo Reich. Abbiamo dunque pensato di invertire la rotta e tornare all’azione, di rendere cioè gli studenti non spettatori inermi ma costruttori creativi, attori consapevoli e performer promotori di un’esperienza collettiva e condivisa.

Da ottobre a gennaio tre classi dell’istituto hanno costruito più di cento di valigie di legno; abbiamo scelto la valigia, come elemento fortemente evocativo, traccia del nostro passaggio. Poi in occasione della Giornata della memoria, in memoria di tutte le vittime della deportazione e della migrazione forzata, di fronte a tutti gli studenti dell’istituto, 130 ragazzi sono entrati all’interno del cortile della scuola, ognuno con il proprio bagaglio come per rispondere a una lugubre adunata militare.

viaticum

Una volta posizionati ogni ragazzo si ferma, come perso in un’attesa. Poi, al suono militare di un fischietto tutti i ragazzi compiono lo stesso movimento, come un corpo unico che sottostà a un ordine. Però, dopo aver obbedito, lentamente, uno alla volta ogni ragazzo, pronunciando il proprio nome a voce alta abbandona il bagaglio sul posto e si muove liberamente nello spazio a rivendicare la propria autonomia e la propria dignità.

11 risultato è una spianata di bagagli e valigie disperse nello spazio, come avveniva e avviene tutt’oggi con i bagagli di chi affronta un viaggio forzato. La perfomance è stata ripresa dagli alunni della scuola.

english

We live in a world full of images and pictures thàt tell us about real tragedies and real violence: wrecks in Mediterranean sea or genocide in the Second worldwar. Yet, very often,  we are not focused enough or strong enough to understand and to remember all these pictures, we just look at them. So we decided to do something different, first of all we decided to do something very real.

From October to January three classes built almostr one hundred wooden suitcases. We chose suitcase because it is a symbol of identity and of migration in general. On the 27″1 January we made a performance with 130 students, in front of all the school. They entered with their suitcase, they stopped, someone rang a whistle and all students did the same movement all together. Then, one t>y one, they shouted their name and they went away, where thev wanted. This was the symbol of rebellion and freedom, and dignity. All performance was fìlmed by some students.

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