Essere umani

Liceo Scientifico “Corbino” Siracusa

Descrizione opera

Il nostro lavoro intende creare un elaborato facilmente fruibile. Con il fumetto multimediale, in modo incisivo e diretto, abbiamo mostrato la complessità del fenomeno migratorio. Importante, per noi, è la parte finale del viaggio, momento in cui la paura fa posto alla speranza. La speranza di avere una nuova opportunità per “essere umani”. Purtroppo, da tempo, questo valore non viene rispettato dagli Stati europei, in quanto la “fraternità e l’uguaglianza”, valori costitutivi degli esseri umani, sono stati abbandonati dai più, che hanno costruito muri. Ci chiediamo (riportando una riflessione di Barbara Spinelli) se la civiltà comincia con un “veniamoci incontro”, perché erigere barriere in una logica di sottomissione dello “straniero” e non di cooperazione?

Eppure i Greci ce lo hanno insegnato; è attraverso la paideia che si costituisce una comunità, scambiando idee, progetti, sentimenti. Da questi nasce lo stare insieme e non dal colore della pelle o dalla provenienza geografica.

Il titolo del fumetto ha un duplice significato, cambiando il valore grammaticale del termine essere: se considerato come verbo, il titolo incita l’uomo a comportarsi umanamente nei confronti dei migranti; se considerato come sostantivo, indica le persone che compiendo questo viaggio lontano da casa, sono anch’essi “qualitativamente uomini”.

Abstract

Today, we always hear people talking about the immigration problem. People have different opinions, some think that they should be given citizienship, others state that they should be rejected and sent home. But do we really know why these people come here? Do we really know what they have gone through?

 

In most of the places they come from, being gay, expressing their opinion, not accepting polygamy or the fact that women can be beaten up by their husbands is a crime. They run away from this close mindset and patriarchal families. War is also a very strong reason; it generates poverty, only a few people have riches in their hands and the condition these societies live in are really bad. This spreads illness, another reason why they come here.

We are turning into an indifferent society; what happens there is not our concern, we think… But then we decide to send them back. Do we really think this is not our concern, now?

What can the “developed” country do? Morally speaking, we should disseminate fraternity and equality as fundamental values, not sentiments like fear of those who are different. Diplomatically speaking, civilised countries should try to stop their wars, provide them with solutions for their health. But the real reaction is that Europe builds walls to keep them out.

So, to conclude, our comic strip wants to give an immediate idea about the immigration problem. We focused on the final part of their trip over the sea, when fear turns into hope. They optimistically expect a new shot at “being human”. We have chosen this title because it has two meanings: the first one, considering “being human” is to share the idea of acting humanely with migrants and the second one, considering “human being” is to underline that they are exactly like us.

 

 

 

Verona nasce a Lampedusa

ITS Marco Polo di Verona

Scheda dell’opera

Dopo aver preparato dei segnalibri con delle frasi incisive e suggestive sull’integrazione  li abbiamo distribuiti per le strade  della nostra città, Verona. Parlando e incontrando molte persone ci siamo resi conto  che solo alcune erano a conoscenza di ciò che è accaduto e sta succedendo ancora oggi sulle coste dell’isola di Lampedusa. In un’aula della nostra scuola abbiamo poi intervistato Joshua, giovane immigrato nigeriano che grazie ad un progetto di Scuola Inclusiva avviato nel nostro Istituto, sta frequentando per alcune ore diverse materie, in qualità di studente-uditore. A lui abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia e quella del suo viaggio per arrivare in Italia.

Presentazione

Abbiamo deciso di fare un video perché ci è sembrato il modo più immediato di arrivare alle coscienze di tutti. Abbiamo voluto solo sfiorare il tema complesso delle migrazioni sottolineando come la scuola giochi un ruolo importante e possa diventare, come si è fatto anche da noi, un luogo di accoglienza e di conoscenza sia per gli studenti che per  gli stessi  studenti-uditori  migranti ; siamo convinti che il fenomeno delle migrazioni sia una questione che ci interpella tutti  e ci invita a riflettere e ad agire per trovare soluzioni politiche culturali ed economiche serie e coraggiose.

dopo lampedusa

La storia siamo noi

LS Paola, Cosenza

presentazione del video

Abbiamo deciso di formalizzare  ne “La storia siamo noi”  il nostro percorso di incontro e inclusione con la comunità dei migranti  in quanto il  video è lo strumento perfetto che consente la focalizzazione dei nostri sguardi su una realtà che va colta in tutte le sue sfaccettature,  anche quelle recondite e sottese. Non può sfuggire all’attenzione dell’uomo civile quanto accade in questa fetta geografica del nostro mondo.

abstract

L’esperienza raccontata nel video “La storia siamo noi” è relativa al percorso di incontro/inclusione con la comunità dei migranti ospitata nel C.A.S. presso l’hotel Alhambra.

Il progetto interculturale “Siamo tutti colorati” è nato per promuovere la reciproca conoscenza e l’interazione significativa tra la comunità locale e la comunità dei migranti, le classi terze dei liceo di Paola, i volontari di singole associazioni e diversi partecipanti della comunità locale.

Si è partiti da un’attività informale di reciproca conoscenza  e di espressione dei bisogni e delle aspettative dei gruppi coinvolti, che è stata poi formalizzata nella raccolta scritta di tali bisogni e tali aspettative.

Da lì si è elaborato, in occasioni di incontri settimanali, un piano di attività volte principalmente a dare risposta alle istanze rilevate: il bisogno di socializzare, il desiderio di essere riconosciuti come risorse in grado di contribuire al bene collettivo, la necessità di farsi conoscere e di conoscere il proprio background, la propria storia, per essere legittimati come identità e non solo nella generica appartenenza all’etichetta del migrante.

Le attività, riportate nel nostro video, sono state diverse: libera socializzazione (attività culinarie, passeggiate nel paese); laboratorio artigianale e mercatini solidali, dibattiti, incontri interculturali, cineforum, progetti scolastici (cittadinanza e costituzione, intercultura). Nell’implementazione del progetto, si è chiaramente rilevato che a stereotipie nella comunità locale corrispondono altrettante costruzioni mentali e rappresentazioni sociali della comunità migrante, che è arrivata qui con un immaginario diverso dalla realtà. Il nostro lavoro ha generato un processo costante di de-costruzione dell’immagine dell’altro su basi pregiudiziali e ha conseguentemente agevolato il reale confronto tra esseri umani.

Si riinizia con un libro

Istituto di Istruzione Superiore “Bacaredda-Atzeni”, Capoterra (CAgliari)

Presentazione dell’opera

Il nostro filmato documenta momenti della realizzazione del progetto “Lingua–Accoglienza-Integrazione”, nato dall’esigenza di creare un’adeguata mediazione culturale tra residenti del territorio di Capoterra, dove la scuola rappresenta una delle pochissime istituzioni in grado di favorire l’aggregazione giovanile, e gli ospiti stranieri presenti in seguito al massiccio fenomeno migratorio in atto.

In realtà, sono attualmente due le urgenze formative del nostro territorio: un alto tasso di dispersione scolastica legata a contesti familiari scarsamente scolarizzati per un’alta percentuale di allievi italiani, e un massiccio fenomeno migratorio sempre in crescita. Questo fenomeno a sua volta presenta una componente di immigrati, circa 500 nel territorio, di cui la seconda generazione nella fascia di età 14-20 anni frequenta il nostro istituto. Le complessità linguistiche e disciplinari tipiche di un contesto professionalizzante di scuola superiore di secondo grado spesso vengono percepite come insormontabili da parte di questi studenti che, talvolta, incorrono nel rischio di abbandono, a discapito di una efficace inclusione nel tessuto sociale. Infatti, se messi nella situazione di padroneggiare la lingua italiana, essi potrebbero favorire l’integrazione delle famiglie di appartenenza che spesso vivono nel territorio esercitando mansioni informali a basso livello cognitivo.

La seconda componente è costituita da migranti, la cui presenza nel territorio è caratterizzata da un senso di precarietà e insicurezza. Tra questi, una buona percentuale di Minori Non Accompagnati, per i quali l’Istituto ha avviato un percorso di inserimento offrendo un corso di alfabetizzazione di Italiano L2 realizzato da docenti e alunni.

I destinatari del progetto sono stati gli allievi classi terze e quarte dell’Istituto, in qualità di tutor, ritenuti maggiormente idonei all’attività di formazione per età anagrafica, percorso scolastico pregresso e necessità motivazionali alla frequenza e, in qualità di destinatari dell’intervento di Italiano L2, alcuni allievi stranieri dell’Istituto (immigrazione di seconda generazione), e soprattutto migranti ospiti dei centri di accoglienza del territorio.

L’intervento consisteva in un corso di Lingua Italiana in orario pomeridiano di 50 h per circa n. 40 partecipanti stranieri, ospiti dei centri di accoglienza del territorio, ed alcuni allievi stranieri iscritti in un percorso di studi curricolare presso l’istituto. Altri n. 40 allievi, interni all’Istituto e di madrelingua italiana, hanno operato in qualità di tutor, assistiti dai loro docenti di lingua straniera e lingua italiana.

Peculiarità del progetto è stato infatti il rapporto 1/1 (uno studente/tutor italiano per ogni apprendente straniero) previsto per seguire persone che, diverse per Paesi d’origine, lingua madre, seconda lingua ed esperienze di vita spesso traumatiche, necessitavano di attività didattiche fortemente individualizzate.

Gli apprendenti stranieri sono stati guidati ad acquisire competenze di tipo linguistico-comunicativo, cioè a saper usare la lingua non solo in maniera formalmente corretta (competenza linguistica), ma anche appropriata al contesto (competenza socio-linguistica) ed efficace per il raggiungimento di determinati scopi (competenza pragmatica).

Un momento speciale di inclusione, confronto e socializzazione è stato rappresentato da una sessione di attività guidate dall’insegnante di Biodanza Tiziana Centomani. La Biodanza, da oltre 50 anni applicata anche in situazioni di disagio psichico e sociale, consiste nell’indurre “vivencia” (la sensazione di essere vivi qui e ora) attraverso la musica, il movimento e situazioni di incontro nel gruppo, creando reti di affettività e solidarietà tra i partecipanti.

Un’altra fase del progetto, realizzata il 25 Aprile, ha visto una delegazione di 4 tutor e di 4 migranti accompagnati da alcuni docenti, allestire uno stand rappresentante l’Istituto, in occasione della rassegna dedicata non solo alla Festa della Liberazione d’Italia ma alla promozione dei valori di pace, di amicizia e di conoscenza tra i popoli, dei diritti umani e della dignità sociale di ogni individuo.

Infine, nella seconda parte dell’anno scolastico, alcuni ragazzi migranti tra i più motivati all’apprendimento sono stati inseriti nell’Istituto in orario curricolare, perché partecipassero alle lezioni di alcune discipline (Italiano, Lingua Inglese, Matematica) al fine di migliorare non solo la capacità di comprensione della lingua italiana, ma lo scambio culturale tra pari.

Perché documentare attraverso un video?

Dopo due anni di esperienza a contatto con ragazzi provenienti da diverse parti dell’Africa, abbiamo voluto documentare con un video il nostro percorso nel modo più veritiero possibile, senza costrizioni. Infatti nel video si può vedere il loro entusiasmo nel creare un legame con noi, che va oltre il semplice rapporto tra insegnante e alunno. Per potersi integrare al meglio abbiamo dato loro l’opportunità  di esprimersi attraverso la musica e la danza, che da sempre uniscono le etnie di tutto il mondo.

Il filmato è stato realizzato in collaborazione con alcuni studenti dell’Università di Sassari, corso di Analisi delle Politiche urbane, all’interno del Laboratorio di Giornalismo.

Alunni:
Claudia Piano
Giulia Sarritzu
Mirko Luigi Murtas
Sara Vacca

Docente referente:
Prof.ssa Simona Raffo

 

 

Calvino_Amico_Trapani

aMare

Istituto Superiore “S. Calvino- G.B. Amico”, Trapani

Il video è stato realizzato durante un’esperienza di integrazione e di scambio culturale: una giornata trascorsa presso la struttura di accoglienza gestita dalla cooperativa sociale “Badia Grande” di Bonagia (in provincia di Trapani).

IS S. CALVINO G.B. AMICO TPGli studenti della classe IVG (ora V G) dell’Istituto Tecnico Tecnologico “G.B. Amico” di Trapani hanno avuto modo di confrontarsi con le esperienze di vita di alcuni loro coetanei, richiedenti asilo, provenienti da diversi Paesi del Nord Africa.

La scelta è stata quella di utilizzare il linguaggio, sintetico e immediato, dello spot pubblicitario a sfondo sociale. Attraverso una successione di dettagli degli studenti e dei ragazzi ospiti presso la struttura, si è voluto mettere in risalto l’annullamento (o il superamento) delle differenze.

Accostando in successione  gli sguardi, i sorrisi, le mani degli alunni e degli immigrati, si è voluto creare una smaterializzazione delle singole identità, per esaltare, invece, le somiglianze, le affinità e l’appartenenza a un unico genere, il genere umano. Raccontando i corpi e i volti non nella loro unità, bensì attraverso singoli particolari, il montaggio restituisce un unico corpo, quello dei giovani che insieme, nell’inquadratura finale, rivolgono lo sguardo verso il Mediterraneo, la culla che li ha generati e che oggi, drammaticamente, costituisce il cupo teatro di morte di migliaia di persone alla ricerca di una vita migliore di quella che lasciano.

Calvino_Amico_Trapani

Una voce fuori campo costituisce la cornice del video, recitando in italiano e in un dialetto della Nuova Guinea: «Questi occhi, questi sorrisi, queste mani provengono dallo stesso mare».

Rivolgendo il loro sguardo verso il Mediterraneo, i giovani, studenti e migranti, con vissuti ed esperienze estremamente diversi, contemplano un futuro possibile migliore dell’attuale presente, se pensato e progettato all’insegna del rispetto, dell’integrazione e della condivisione.

Abstract

We, the student of the class IVG of the Technical Technological Institute “G.B. Amico” of Trapani, have made a video project during a visit at the social cooperative centre “Badia Grande” in Bonagia (Trapani) which had the purpose of carrying out an experience of integration and cultural exchange. We had the great opportunity to spend time with  peers who are asylum seekers from various countries of North Africa.

We decided to utilize the synthetic and straightforward language of the social advertising. Through a series of details we wanted to point out the annulment of the differences between us and the asylum seekers.

Through the shots of our looks, our smiles, our hands with those of the immigrants, we wanted to create a dematerialization of individual identities, enhancing the similarities and belonging to a single race, humanity. We did not want to portray the bodies and facies in their unity, but rather through specific features. Finally, this body made of different details that represents our young generation gazes at the Mediterranean Sea which has nowadays become a tragic theatre of the dead of thousands of people seeking a better life.

A voiceover recites into Italian and in a Guinean language: «These eyes, these smiles, these hands come from the same sea».

Gazing at the Mediterranean Sea, young students and migrants, with different backgrounds and life experiences, contemplate a better future that is achievable if conceived and designed onto  respect, integration and mutual sharing.

dopo lampedusa

 

 

 

Sea: a way to hope!

Istituto polispecialistico San Paolo Sorrento (NA)

Descrizione dell’opera

Gli allievi della classe IV A (attuale V A) ad Indirizzo Servizi Commerciali dell’Istituto Polispecialistico “San Paolo” di Sorrento, nell’ottica di una dinamica e interiorizzata partecipazione alle problematiche attuali, hanno partecipato con vivido entusiasmo al concorso “L’Europa inizia a Lampedusa” proponendo un video “a più mani”.

Vi si inscena con grazia e levità una danza dal sapore interculturale: una ragazza, Nadia Noemi, e un ragazzo, Roberto, tessono armonie gestuali sulle note di una canzone scritta e cantata dagli alunni stessi. Il mare, veicolo di spostamenti e viaggi, speranze e tragedie, fa da sfondo ad un incontro che si configura come uno scambio, e quindi un arricchimento visivo e sensoriale, ma anche ad un contrasto tra colori (bianco e nero) di pelle e di vestiario, generi musicali (classico e rap), stili (elegante e casual), movimenti (tradizionale e di rottura, fluido e cadenzato).

Il testo stesso della canzone (scritto da Antonino e Roberto) è una commistione anche di lingue diverse (italiano e inglese) e, nel momento in cui viene cantato (da Francesca, Roberto, Antonino e Andrea) diventa, a tratti, corale così come le voci degli immigrati che, quasi, all’unisono sembrano invocare e richiedere il nostro “aiuto”. Esso racconta di un passato di lacrime e catastrofi, di madri e figli allontanati prepotentemente, di armi, scoppi e urla. La risposta degli adolescenti, la soluzione ad un fenomeno così attuale, non poteva essere che un inno alla vita che, qui, si traduce in danza, musica, parole, suoni, colori; un messaggio, in ultima analisi, di speranza e di solidarietà.

LE VERSIONI E LA SCELTA DEL TITOLO DEL VIDEO

Il video ha conosciuto diverse versioni sulla base delle modifiche apportate di volta in volta dagli allievi al testo della canzone e, conseguentemente, alle registrazioni delle parti danzate. Originariamente, seppur composta per essere cantata, non è stata registrata la sezione in inglese che compare invece nella versione definitiva accompagnata dalle movenze dell’alunno Roberto, autore, tra l’altro, dei suddetti versi in lingua straniera.

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La scelta del titolo è stata presa dalla classe nella sua interezza. Le proposte erano molteplici, ma tutte volevano in qualche modo sottolineare l’importanza attribuita al mare, unica possibilità di sfuggire, almeno geograficamente, al dolore.  Successivamente si è pensato di giocare con la pronuncia italiana del termine inglese “sea”: il mare, appunto, ma anche “sì”, ossia avverbio di affermazione, una sola sillaba con la quale i ragazzi del nostro istituto vogliono manifestare solidarietà verso chi è meno fortunato, impegno ad uscire dal proprio recinto per incontrare l’altro, speranza per un futuro diverso, migliore.

IL TESTO DELLA CANZONE

Non restare sempre nella stessa posizione
Perché è molto lontana la tua destinazione
E non lasciare mai la tua passione
Perché così completi la tua missione

Ragazzi da un paese sempre molto lontano
Vengono qui a chiederci una mano
Chi si è perso per mezzo della via
O chi al sicuro senza famiglia In Italia
E non finiscono mai queste storie
Che ormai ci sono rimaste nelle memorie
Una mano noi sempre ve la diamo
noi il prossimo sempre lo aiutiamo
Sempre di più se possiamo
Perché noi capiamo
Specialmente quando stai in difficoltà
So che ad aiutare non bisogna aver chissà che facoltà
In questo pianeta Terra chiamato Mondo
Per sistemare le cose c’è sempre un modo
Qui bambini e giovani in cerca di un vita migliore
Dopo aver passato una vita di dolore
Vogliono solo riuscire ad amare e a lavorare
Perché tutti questi episodi non si dimenticano
Rimangono come ricordi di avventura
Poi studierai per avere un po’ di cultura
Per quello che ci servirà nella vita futura
Cioè la crescita di una creatura

 

Non restare sempre nella stessa posizione
Perché è molto lontana la tua destinazione
E non lasciare mai la tua passione
Perché così completi la tua missione

Non restare sempre nella stessa posizione
Perché è molto lontana la tua destinazione
E non lasciare mai la tua passione
Perché così completi la tua missione

It’s never too late
To Make things great
Never start to rush to much
Because the cash can make you crash
Believe always in your ambition
And you’ll be cool in another situation
Maybe now you aren’t in our zone
But remember always where you’re coming from
Don’t stay always in the same position
Because is far your destination
Don’t try to be someone else
But be always yourself

Never leave back your passion
And at the end complete your mission
Maybe in the past wasn’t funny
But you lucky and you should be happy
You are not there you are here
So now you got the opportunity everywhere
If you put our passion on list one
You gonna be the number one
I can’t explain  Your own pain
But can say again
You my brother
And my sister
Not never

Non restare sempre nella stessa posizione
Perché è molto lontana la tua destinazione
E non lasciare mai la tua passione
Perché così completi la tua missione

Della mia vita non ricordo molto
A parte quel Kalashnikov puntato al volto
Non dimenticherò mai quel rumore assordante
Spari e urla rendevano tutto agghiacciante
Urlavo aiuto ma nessuno sentiva
Pregavo Dio mentre stavo alla deriva
Una Nave mi porta lontano da questa guerra
Mentre i miei occhi sognano di sbarcare a Terra
Ho visto mia Madre in lacrime abbracciarmi
Figlio mio poggeremmo un fiore su queste armi
Non ho perso la speranza posso ancora vivere
Sono sicuro che il mio destino è ancora da decidere.

Autori: Fiorentino Antonino e Franceschini Roberto
Cantanti: Barbato Andrea, Fiorentino Antonino, Franceschini Roberto, Mastellone Francesca
Coreografie: Celentano Nadia Noemi e Franceschini Roberto

www.itimedi.it/

Who we are

Istituto Tecnico Industriale E. Medi – ITI E.Medi San Giorgio a Cremano >>

presentazione dell’opera

Abbiamo voluto creare quest’opera a seguito dalla constatazione della nostra quotidiana indifferenza al tema dell’immigrazione e degli sbarchi. Il nostro essere “social” spesso ci distrae da ciò che ci accade intorno e ci illude di vivere in un mondo dorato dove ogni cosa viene mostrata nel suo aspetto più bello e leggero.

Il mare è protagonista delle nostre foto sui social, foto in cui vogliamo mostrare il nostro stile di vita, la nostra forma fisica, il nostro buon gusto…

Ma il mare è anche altro.

E’ anche il luogo della speranza e della disperazione, è il luogo in cui i sogni possono iniziare e possono finire nella tragedia.

E’ questo che Martina capirà in questo suo percorso, mentre la voce della canzone “Whoweare” spingerà lo spettatore a chiedersi chi siamo noi e chi sono “loro”.

english

We wanted to create this work following the observation of our daily indifference to the issue of immigration and landing. Our “social” being often distracts us from what’s happening around us and it delights us to live in a golden world where everything is shown in its most beautiful and superficial appearance.

The sea is the protagonist of our social photos, photos where we want to show our lifestyle, our physical form, our good taste …

But the sea is also something else …

It is also the place of hope and despair, it is the place where dreams can begin and may end in tragedy.

That’s what Martina will understand in this journey, while the voice of the song “Whoweare” will push the spectator to wonder who we are and who they are “them.”

Abstract

Una ragazza di oggi, spensierata e allegra, passa le sue giornate tra selfie, social network e hashtag, non badando a tutte le notizie che riguardano gli sbarchi e concependo tutto ciò come qualcosa che non le riguarda.
In classe, le notizie date dall’insegnante sugli sbarchi, non sono neppure ascoltate da Martina e i suoi amici, impegnati a scattare selfie e a progettare il loro pomeriggio al mare.
Quel mare che rappresenta, per lei e i suoi amici, solo il luogo dello svago, del relax e della bellezza.
Sarà costretta a non essere più indifferente nel momento in cui un virus informatico invaderà i suoi profili social, facendole aprire gli occhi sulle sue ipocrisie e contraddizioni.
Capirà che il mare purtroppo è scenario anche di una grande tragedia, nel momento che i suoi hashtag si scontreranno con immagini molto diverse da quelle dei suoi selfie.

english abstract

A modern girl, careless and cheerful, passes her days between selfies, social networks, and hashtags, not paying attention to all the landing news and conceiving everything as something that does not concern her.
In the classroom, the teacher’s news on landings is not even listened to by Martina and her friends, engaged in selfie shooting and planning their afternoon at the sea.
The sea that represents, for her and her friends, only the place of leisure, relaxation and beauty.
She will be no longer indifferent when a computer virus invades its social profiles, opening its eyes to her hypocrisy and contradictions.
Martina understands that the sea unfortunately is also a scenario of great tragedy, as her hashtags collide with images that are very different from those of her selfies.

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Oltremare: ogni notte un sogno

Liceo Scientifico “Vittorio Veneto” Milano >>

BREVE PRESENTAZIONE

Il racconto con cui abbiamo partecipato è nato dall’incontro con una ragazza che ha recentemente vissuto l’esperienza del viaggio in mare verso l’Italia. Di tutti gli incontri che abbiamo fatto in questi mesi, questo ci ha colpito perché in una esperienza così diversa dalle nostre abbiamo riconosciuto sentimenti che ce l’hanno fatta sentire particolarmente vicina a noi.

Scarica il testo della nostra opera Oltremare

testo

Ogni notte lo sogno. Sogno i suoi occhi d’ebano, la sua pelle scura. Sogno il suo profumo impregnato di casa, di spezie. Di passato.
 Ogni notte lo sogno. Sogno il suo sorriso scintillante, le sue mani grandi. Sogno la felicità. Sogno l’Africa.
Ogni notte lo sogno. Sogno le sue labbra, le sue promesse di libertà. Sogno la pace che per un attimo mi aveva sfiorato il cuore.

Sogno la Libia, gli spari, la guerra. Sogno il caos, il tormento, la morte annidata dietro ad ogni strada.
 Ogni notte lo sogno. Sogno le sue parole d’addio, il nostro ultimo abbraccio. Sogno la speranza, che navigava nel petto come la barca nel mare che avrebbe dovuto prendere. Che forse ha preso. O forse che ha solo cercato di prendere.

Sogno l’Italia e la fiducia che riponevo in lei, che riponevo in lui. Sogno le sue parole. Sogno i soldi che avrebbero dovuto garantirmi di raggiungerlo.
 Ogni notte lo sogno. Sogno i giorni senza nessuno, senza cibo né acqua, con solo il terrore a cullarmi tra le sue gelide braccia.

Sogno le mie gambe che iniziavano a correre, correre sempre più veloce. Cercando una salvezza. Una qualsiasi, non importava quale. Sogno la questura, sogno il mio mondo che cade in mille pezzi. Sogno le storie sulla sua morte. Quelle sono le peggiori. Mi si accavallano in testa, incessantemente, all’improvviso. Mi colpiscono e mi stordiscono completamente, lasciandomi ricoperta di brividi e sudore. Sogno quella voce lontana e indistinta a cui mi sono aggrappata per salvarmi. Sogno la mia rovina.
Ogni notte lo sogno.

Sogno il dolore sul barcone. Sogno il mare, il freddo, i lamenti degli altri passeggeri. Sogno la poca acqua con cui mi sono sfamata. Sogno l’angoscia di essere rimasta sola.

Sogno i pianti di tante donne, figlie, mogli. Esattamente come me. Sogno la disperazione, la mia distruzione interiore. Sogno l’arrivo a Lampedusa. Sogno ancora altro dolore, freddo, paura. Quelli ormai sono i parti della mia mente, la mia discendenza.
 Ogni notte lo sogno. Sogno questa lingua strana e diversa, che mi fa sentire maledettamente fuori posto. Sogno il campo profughi. Sogno la mia stanza angusta.

Sogno i sette mesi passati qui, a sperare. A pregare. Sogno la solitudine. Sogno la malinconia, la rassegnazione. Sogno di non rivederlo mai più. Sogno di sentirmi in colpa per questo.
Ogni notte lo sogno. E non riesco a dormire.

viaticum

Viaticum

Liceo artistico statale della Villa Reale di Monza Nanni Valentini >>

Una riflessione sulla civiltà dell’immagine

Il progetto si è sviluppato a partire da una riflessione sulla civiltà dell’immagine in cui siamo completamente immersi. La sovraesposizione ossessiva  a immagini di svariato tipo ci ha resi insensibili e spesso incapaci di comprendere ciò che abbiamo di fronte, anche quando si tratta di immagini che raccontano tragedie e violenze reali siano esse del presente o del passato: naufragi di migranti nel mar Mediterraneo o deportazioni di massa nell’Europa del Terzo Reich. Abbiamo dunque pensato di invertire la rotta e tornare all’azione, di rendere cioè gli studenti non spettatori inermi ma costruttori creativi, attori consapevoli e performer promotori di un’esperienza collettiva e condivisa.

Da ottobre a gennaio tre classi dell’istituto hanno costruito più di cento di valigie di legno; abbiamo scelto la valigia, come elemento fortemente evocativo, traccia del nostro passaggio. Poi in occasione della Giornata della memoria, in memoria di tutte le vittime della deportazione e della migrazione forzata, di fronte a tutti gli studenti dell’istituto, 130 ragazzi sono entrati all’interno del cortile della scuola, ognuno con il proprio bagaglio come per rispondere a una lugubre adunata militare.

viaticum

Una volta posizionati ogni ragazzo si ferma, come perso in un’attesa. Poi, al suono militare di un fischietto tutti i ragazzi compiono lo stesso movimento, come un corpo unico che sottostà a un ordine. Però, dopo aver obbedito, lentamente, uno alla volta ogni ragazzo, pronunciando il proprio nome a voce alta abbandona il bagaglio sul posto e si muove liberamente nello spazio a rivendicare la propria autonomia e la propria dignità.

11 risultato è una spianata di bagagli e valigie disperse nello spazio, come avveniva e avviene tutt’oggi con i bagagli di chi affronta un viaggio forzato. La perfomance è stata ripresa dagli alunni della scuola.

english

We live in a world full of images and pictures thàt tell us about real tragedies and real violence: wrecks in Mediterranean sea or genocide in the Second worldwar. Yet, very often,  we are not focused enough or strong enough to understand and to remember all these pictures, we just look at them. So we decided to do something different, first of all we decided to do something very real.

From October to January three classes built almostr one hundred wooden suitcases. We chose suitcase because it is a symbol of identity and of migration in general. On the 27″1 January we made a performance with 130 students, in front of all the school. They entered with their suitcase, they stopped, someone rang a whistle and all students did the same movement all together. Then, one t>y one, they shouted their name and they went away, where thev wanted. This was the symbol of rebellion and freedom, and dignity. All performance was fìlmed by some students.

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