iceo-da-Vinci-Trento

O’ scià

Liceo scientifico Leonardo da Vinci – Trento

La scelta del video è stata dettata dal fatto che prima di partire per il nostro viaggio a Lampedusa, abbiamo allestito all’interno della classe, una vera e propria redazione giornalistica, per cui ci siamo divisi i compiti: chi si incaricava di fare le fotografie, chi di fare le interviste , chi di scrivere pezzi di approfondimento e riflessione e chi di girare delle immagini che poi, una volta tornati a casa, sarebbero state elaborate e montate per dar vita appunto ad un cortometraggio.

il progetto

Il video “O’ scià” parla di sensazioni, emozioni e riflessioni rielaborate  dopo un viaggio d’istruzione scolastico fatto da due classi, la 4^E del Liceo scientifico Leonardo da Vinci e la 4^B del Liceo musicale e coreutico Bonporti di Trento, a Lampedusa nell’aprile del 2017.

scuola di trento

Il titolo non è solamente una parola utilizzata nel dialetto locale, ma sta per “respiro” che è poi  strettamente connesso al concetto di vita, e il video vuole rappresentare proprio le vite di quelle persone  tragicamente scomparse in mare a causa delle terribili condizioni a cui i migranti sono costretti prima e durante l’attraversamento del Mar Mediterraneo.

Usando anche immagini d’archivio della Marina Militare Italiana, il video mostra quanto sia duro e doloroso il percorso che i migranti sono costretti ad affrontare una volta presa la difficile decisione di abbandonare il proprio Paese alla ricerca di un’esistenza migliore.

Inoltre il video si concentra su come i richiedenti asilo trascorrono il loro tempo a Lampedusa: la permanenza coatta insieme ad altre centinaia di persone all’interno dell’hotspot, girovagando per le strade del paese cercando di rimuovere il ricordo dell’inumanità subita nello sforzo di sopravvivere, improvvisando ad esempio una partitella di pallone sulla spiaggia con noi, loro coetanei, che ben altro più favorevole destino la vita ci ha riservato.

Inoltre il prodotto include alcune testimonianze di persone incontrate durante la permanenza sull’isola, come quella del medico Pietro Bartòlo, che da più di 25 anni visita  uno ad uno tutte le persone che sbarcano sull’isola, e dell’ottico di Lampedusa, Carmine Menna, che con grande disponibilità e cordialità hanno raccontato le esperienze da loro direttamente vissute soprattutto in occasione dell’ormai tristemente famoso naufragio del 3 ottobre 2013 vicino alle coste dell’isola.

dopo lampedusa

https://www.ufficiostampa.provincia.tn.it/Comunicati/Workshop-sull-emigrazione-il-liceo-da-Vinci-a-Lampedusa

La storia siamo noi

LS Paola, Cosenza

presentazione del video

Abbiamo deciso di formalizzare  ne “La storia siamo noi”  il nostro percorso di incontro e inclusione con la comunità dei migranti  in quanto il  video è lo strumento perfetto che consente la focalizzazione dei nostri sguardi su una realtà che va colta in tutte le sue sfaccettature,  anche quelle recondite e sottese. Non può sfuggire all’attenzione dell’uomo civile quanto accade in questa fetta geografica del nostro mondo.

abstract

L’esperienza raccontata nel video “La storia siamo noi” è relativa al percorso di incontro/inclusione con la comunità dei migranti ospitata nel C.A.S. presso l’hotel Alhambra.

Il progetto interculturale “Siamo tutti colorati” è nato per promuovere la reciproca conoscenza e l’interazione significativa tra la comunità locale e la comunità dei migranti, le classi terze dei liceo di Paola, i volontari di singole associazioni e diversi partecipanti della comunità locale.

Si è partiti da un’attività informale di reciproca conoscenza  e di espressione dei bisogni e delle aspettative dei gruppi coinvolti, che è stata poi formalizzata nella raccolta scritta di tali bisogni e tali aspettative.

Da lì si è elaborato, in occasioni di incontri settimanali, un piano di attività volte principalmente a dare risposta alle istanze rilevate: il bisogno di socializzare, il desiderio di essere riconosciuti come risorse in grado di contribuire al bene collettivo, la necessità di farsi conoscere e di conoscere il proprio background, la propria storia, per essere legittimati come identità e non solo nella generica appartenenza all’etichetta del migrante.

Le attività, riportate nel nostro video, sono state diverse: libera socializzazione (attività culinarie, passeggiate nel paese); laboratorio artigianale e mercatini solidali, dibattiti, incontri interculturali, cineforum, progetti scolastici (cittadinanza e costituzione, intercultura). Nell’implementazione del progetto, si è chiaramente rilevato che a stereotipie nella comunità locale corrispondono altrettante costruzioni mentali e rappresentazioni sociali della comunità migrante, che è arrivata qui con un immaginario diverso dalla realtà. Il nostro lavoro ha generato un processo costante di de-costruzione dell’immagine dell’altro su basi pregiudiziali e ha conseguentemente agevolato il reale confronto tra esseri umani.