Semi di Lampedusa ad Aosta

Al Liceo Regina Maria Adelaide di Aosta erano presenti circa 150 studenti di terza media in occasione delle Porte Aperte della scuola dove è stato presentato anche il progetto “L’Europa inizia a Lampedusa”.

Con diversi studenti della 5A LSU (Buttier Sophie, Lumignon Matteo, Berard Chiara e Trombini Cassandra) abbiamo svolto il seguente programma di riflessione rispondendo ad alcune domande alternato alla visione dei video:

  • Prof.ssa Paola Florio: Perchè le popolazioni migrano? Lezione di sociologia delle migrazioni tratta dal Giddens.
  • Buttier: Perchè bisogna dire no al razzismo?
  • Trombini: Presentazione del lavoro L’Europa inizia a Lampedusa video 1 e 2
  • Lumignon: Come vivono i Lampedusani? Narrazione dell’esperienza diretta del delegato e Video di Costantino del Comitato 3 ottobre.
  • Berard: fotografa

Il liceo sta proseguendo il lavoro di disseminazione anche  trasformando le testimonianze dei partecipanti in laboratori di Alternanza Scuola Lavoro (sono infatti  i ragazzi di 5 A LSU a tenere i laboratori in qualità di docenti con circa altri 180 studenti).
Il 9 marzo si svolgerà un incontro con i membri del Comitato 3 ottobre.

Semi di Lampedusa a Bassano del Grappa

L’ attivita’ di disseminazione del Liceo ginnasio  Statale Giambattista Brocchi di Bassano del Grappa (Docente: Antonella Carullo) procede portando  i 4 studenti che hanno partecipato al progetto nelle altre classi per raccontare, informare, proporre attività in merito ai temi delle migrazioni e del dramma che vivono i migranti. Abbiamo iniziato da poco e abbiamo incontrato 100 ragazzi in una settimana… in tutto la scuola ne conta piu’ di duemila.. Ecco ili report dei ragazzi:

Partecipare all’Europa inizia a Lampedusa è stata  un’esperienza forte.

Sull’isola di Lampedusa gli orizzonti s’invertono: nulla è come ci si aspetta, come viene raccontato dai mezzi d’informazione.

I quattro studenti  del liceo Brocchi hanno conosciuto ad ottobre, attraverso i laboratori dell’OIM e del CISOM , la realtà della migrazione, del viaggio nel deserto prima e per mare poi.

Si sono immedesimati nel dolore che provoca lo strappo della partenza,  nelle speranze di chi vuole costruire un futuro migliore.  Hanno riscoperto l’umanità che le cifre nascondono, la somiglianza della condizione umana sotto tutte le latitudini.

Dal 10 gennaio  portano nelle classi del Liceo la loro esperienza e cercano di farla rivivere ai loro compagni.

Di seguito, le riflessioni di questa esperienza in una classe prima dell’indirizzo linguistico, la 1AL che  ha ospitato i quattro studenti  giovedì  11 gennaio:

“L’attività fatta mi ha colpito più di quanto aspettassi al punto che alla fine, timidamente, stavo quasi per piangere pensando a coloro che non sono mai tornati a casa.
Sono stata felice di essermi trovata davanti quattro ragazzi di età poco superiore alla mia che, con progressione, mi hanno immerso in quella che potrebbe essere, a grandi linee, la mente di un immigrato.
Mi ha colpito infine come loro, in una sola ora, mi abbiamo informata riguardo a questo argomento più di diversi telegiornali e articoli giornalistici e il tutto senza mettere tanto peso nei dati, ma più nei fatti reali.” (Irene)

“L’attività mi è piaciuta molto perché è stato interessante ma allo stesso tempo triste cercare di mettermi nei panni degli immigrati nei barconi. È stato difficile per me fare le attività perché dovevo scrivere solamente una cosa da portarmi dietro per l’ipotetico viaggio, una sola emozione da portarmi dietro e un solo messaggio da lasciare ai miei amici e familiari, consapevole del fatto che una sola cosa non sarebbe mai stata abbastanza. In conclusione, penso che i ragazzi abbiamo fatto un bel discorso e abbiamo spiegato bene la loro esperienza: non mi dispiacerebbe fare un altro laboratorio del genere.” (Beatrice)

“La lezione scorsa con i ragazzi è stata molto utile. Mi ha fatto molto riflettere. Perché è un argomento molto importante nella vita di oggi. I ragazzi ci hanno fatto capire cosa significa mettersi davvero nei panni di quella gente. Gente che cerca di scappare e mettersi in un posto sicuro. A me ha colpito molto questo argomento, non avevo idea di cosa volesse dire lottare per la sopravvivenza. Nella speranza di continuare a vivere. ” (Elisa)

 

“Questa attività mi ha  interessato fin da quando è stata proposta… solo che… una volta affrontata mi sono reso conto di quanto deve essere duro per tutti quei profughi che abbandonano i loro affetti e le persone più care a loro.

Per un momento mi sono immedesimato in loro e posso  dire che è stata un qualcosa di molto duro e significativo.” (Antonio )

“Quest’esperienza mi ha aiutato a vedere il problema da un altro punto di vista. Siamo abituati a vedere questo problema dal punto di vista delle persone che “accolgono” gli immigrati, vediamo l’immigrazione come una cosa negativa per noi stessi, pensando che per loro sia un grande privilegio.
Per alcuni può anche esserlo, ma sicuramente lasciare la propria terra, i propri averi, la propria famiglia e i propri amici deve essere davvero molto duro.
Questa esperienza quindi mi ha aiutato ad immedesimarmi dall’altra parte; ho capito quindi che non bisogna  guardarli male e pensare male di loro sia quando arrivano sia quando rimangono per vivere la loro vita, anzi, quando è possibile, bisogna cercare  di  rivolgere loro un sorriso o un saluto.” (Anna)

“Questo progetto mi ha insegnato molte cose nuove che quasi mai vengono dette nei telegiornali o alla radio e sono contenta di averne partecipato.” (Maria )

Abbiamo potuto capire quello che la gente subisce per sopravvivere. La lezione fatta con i ragazzi mi è molto piaciuta nonostante la tematica abbastanza difficile e articolata. È brutto vedere quello che passano quegli uomini, quelle famiglie. Spero un giorno tutto si possa sistemare

Noi molto spesso non capiamo o per lo meno non riusciamo a capire il dolore da loro provato nell’abbandonare tutto, casa, famiglia, amici e averi per scappare, per non morire. A questo proposito penso che tutti quanti noi dovremmo aiutarli, secondo me anche in modo morale, a volte i gesti servono, ma anche le parole hanno il loro peso. Magari in futuro mi potrà capitare di aiutarli e sarebbe una bella esperienza. (Giulia )

Liceo Corbino di Siracusa

Semi di Lampedusa a Siracusa

Il confronto avvenuto tra noi studenti del Liceo Corbino di Siracusa e l’avvocato Donatella Crucitti, coordinatrice provinciale di Emergency, nel corso dell’ultima assemblea d’Istituto, ha positivamente chiuso una prima fase del percorso, sul tema dei migranti e dell’accoglienza, su cui la nostra scuola è da tempo impegnata.

Liceo Corbino di Siracusa

Attraverso diversi dibattiti su questa problematica, di scottante attualità, abbiamo imparato a confrontarci con un fenomeno complesso e insieme urgente, vissuto direttamente, in un’esperienza toccante ed emozionante, grazie a un viaggio proprio a Lampedusa, premio per la realizzazione di un fumetto proprio su tale tematica.

Qui abbiamo, come dire, toccato con mano la capacità di tanti volontari di donare se stessi nel sogno, che non vogliamo assolutamente considerare utopico, di una società veramente aperta e solidale, disposta ad accogliere chi soffre nella piena convinta adesione, empatia, delle loro vite disperate.

Un messaggio che abbiamo pensato fosse giusto condividere, al nostro ritorno, con tutti i nostri compagni per rompere quel muro di indifferenza e di cinismo che ci impedisce di fermarci a riflettere sul futuro che stiamo costruendo per noi stessi e per chi da noi vorrebbe solo aiuto e attenzione.

L’incontro con l’avvocato Crucitti ha quindi avvicinato geograficamente quell’esperienza: volontari si può essere anche qui, nelle nostre città, contribuendo ciascuno, grazie alle proprie capacità, e possibilità, alla propria professione o semplicemente attitudine o passione, a promuovere l’integrazione con un mondo fisicamente lontano, ma umanamente così vicino.

Liceo Corbino di Siracusa

E altro momento che ha scolpito le nostre coscienze è stato l’incontro con la grande umanità e sensibilità del dottor Pietro Bartolo, il medico di frontiera di Lampedusa. Filmati, testimonianze, interviste hanno disegnato le condizioni disumane e i pericoli che i migranti sono disposti ad affrontare pur di fuggire da guerre, persecuzioni e carestie.

Leggendo il suo libro, “Lacrime di sale”, si è travolti da un’ondata di forti emozioni che si susseguono, parola dopo parola: talvolta malinconia, tristezza, angoscia, ma allo stesso tempo la speranza che, consapevoli del terribile destino di queste persone, si possa operare tutti insieme per realizzare un futuro migliore, senza odio, né guerre. Sicuramente con gli anni la nostra attenzione al tema della accoglienza è aumentata notevolmente e, andando avanti nei percorsi di studio, abbiamo avuto la possibilità di valutare il problema sotto varie sfaccettature.

Gli incontri con coloro che hanno maggiori esperienze in questo settore ci spingono a una sempre più ampia e condivisa informazione in modo tale da approfondire le nostre conoscenze prendendo atto di ciò che accade intorno a noi e di ciò che sicuramente, in qualche modo, ci riguarda in prima persona. Ancora una volta, e per sempre, è nei valori dell’humanitas che intendiamo riconoscerci.

rassegna stampa

http://www.siracusanews.it

Semi di Lampedusa a Pesaro

Il Liceo Scientifico “Marconi” di Pesaro continua il percorso per permettere agli studenti un approfondimento sul tema della migrazione

Con gli studenti e i rappresentanti dell’Istituto di Pesaro è stato individuato per il triennio (900 studenti) un lavoro sulla buona narrazione volendo approfondire il luogo comune tra migrazione e terrorismo con due testimoni e studiosi di alto livello.

A dicembre la scuola incontra Linda, ex studentessa del nostro istituto, che era sul peschereccio che per primo ha fornito soccorso ai migranti durante il naufragio del 3 ottobre 2013. Linda ha raccontato agli studenti di quella notte e con lei la scuola si è collegata con alcuni suoi amici migranti sopravvissuti che i partecipanti al progetto “L’Europa inizia a Lampedusa” hanno già incontrato a Lampedusa…

Linda era una degli otto presenti sul peschereccio che per primo ha fornito soccorso ai migranti durante il naufragio del 3 ottobre 2013. I loro SOS sono stati cancellati (è in corso un indagine della procura per accertare le responsabilità). Ha raccontato del dramma di quella notte facendo sentire ai ragazzi anche la testimonianza di alcuni suoi amici sopravvissuti. Ci ha commosso e si è commossa aiutandoci però a capire quanto ancora questa vicenda abbia elementi poco chiari, come tanti pezzi di storia del nostro paese… Il cammino continua e i semi di Lampedusa iniziano a germogliare…

Oggi Linda ha un negozio in Via Roma, nel centro di Lampedusa