Uomini e no

ISIS Leonardo da Vinci di Firenze

Presentazione

Uomini no: storie di ordinario razzismo. Soluzioni di ordinaria umanità

Sul tema dell’immigrazione, abbiamo pensato di realizzare un film-documentario perché riteniamo che i video siano il modo più “visibile”, più immediato, più efficace per trasmettere ai ragazzi tematiche importanti.

Il fatto che i ragazzi, insieme ai docenti e ai genitori, siano stati parte attiva, attori del film, ha reso la cosa ancora più interessante e coinvolgente. Gli incontri con alcuni rifugiati, con l’UNHCR, la Guardia Costiera, la Marina Militare e alcune Associazioni di Firenze che si interessano degli immigrati, hanno fatto sì che questa esperienza fosse altamente formativa.

abstract

Il video è stato tratto da un film-documentario realizzato a scuola con la collaborazione di alunni, insegnanti e genitori. Affronta il drammatico e, purtroppo, attuale fenomeno dell’immigrazione ed alcuni problemi ad esso legati: paura, razzismo, insofferenza etc.

Trattando l’argomento dell’immigrazione si è cercato di educare i ragazzi alla tolleranza e alla solidarietà nei confronti di chi è considerato diverso e, nel caso specifico, dell’immigrato. Dopo una prima fase di ricerche, interviste, questionari, è stata stesa una sceneggiatura e quindi è stato realizzato il film. Di grande aiuto sono stati gli incontri con alcune Associazioni del territorio che si interessano del fenomeno e con l’UNHCR, che ci ha permesso di incontrare dei rifugiati.

Significative e molto interessanti sono state le visite effettuate, una a Novembre e l’altra a Marzo, a Roma presso le sedi della Guardia Costiera e della Marina Militare, perché hanno permesso ai ragazzi di interagire con chi, ogni giorno, ha a che fare con le operazioni di salvataggio dei migranti. Il materiale ed i video che ci sono stati gentilmente dati dalla G.C. e dalla M.M. sono stati utilizzati per la realizzazione del film. Le tematiche di cui si è tenuto conto nella realizzazione del video sono:

  • le dinamiche che si possono creare in un contesto (classe) all’arrivo di persone straniere;
  • l’impegno e la responsabilità della scuola che deve educare alla tolleranza e alla solidarietà attraverso un’informazione obiettiva e scevra da pregiudizi;
  • l’importanza della famiglia nell’educare al rispetto e all’accettazione dell’altro;
  • i rapporti affettivi che possono nascere fra i ragazzi quando questi non sono condizionati da pregiudizi,
  • una giusta e corretta informazione può convincere anche le persone più “coriacee”, più razziste a mettersi in discussione e a rivedere le proprie idee.

La referente del progetto Adele Basta

english

The video was taken from a documentary made at school with the collaboration of students, teachers and parents. It deals with the dramatic and, unfortunately, current immigration and  some related problems such as fear, racism, intolerance. As far as immigration is concerned, teachers have tried to raise students’ awareness of  tolerance and solidarity towards others and, in the specific case, of the immigrants.

After a first phase of researches, interviews, questionnaires,  a script was written  and a film   made. Of great help were the meetings with some local associations concerned with immigration and with the UNHCR, which allowed us to meet some refugees. The visits held in Rome in November and March at the heardquartes of the Coast Guard and the Navy were significant and very interesting. The students were allowed to  interact with those who have to do with the daily rescue of immigrants. The material and videos that we were kindly given by the Coast Guard and the Navy were used for  making  the film.

The themes taken into account in the making  of the video are as follows:

  1. The dynamics that can occur in a context such as a classroom with the arrival of foreigners ;
  2. The committment and responsability of the school that should teach tolerance and solidarity through and objective information free from any prejudice;
  3. The importance of the family in teaching respect and acceptance of the others;
  4. Personal relationships that may form among teenagers when they are not affected by prejudice;
  5. Fair and correct information can convince even the “hardest” and the most racist people to question themselves and revise their own ideas.

Essere umani

Liceo Scientifico “Corbino” Siracusa

Descrizione opera

Il nostro lavoro intende creare un elaborato facilmente fruibile. Con il fumetto multimediale, in modo incisivo e diretto, abbiamo mostrato la complessità del fenomeno migratorio. Importante, per noi, è la parte finale del viaggio, momento in cui la paura fa posto alla speranza. La speranza di avere una nuova opportunità per “essere umani”. Purtroppo, da tempo, questo valore non viene rispettato dagli Stati europei, in quanto la “fraternità e l’uguaglianza”, valori costitutivi degli esseri umani, sono stati abbandonati dai più, che hanno costruito muri. Ci chiediamo (riportando una riflessione di Barbara Spinelli) se la civiltà comincia con un “veniamoci incontro”, perché erigere barriere in una logica di sottomissione dello “straniero” e non di cooperazione?

Eppure i Greci ce lo hanno insegnato; è attraverso la paideia che si costituisce una comunità, scambiando idee, progetti, sentimenti. Da questi nasce lo stare insieme e non dal colore della pelle o dalla provenienza geografica.

Il titolo del fumetto ha un duplice significato, cambiando il valore grammaticale del termine essere: se considerato come verbo, il titolo incita l’uomo a comportarsi umanamente nei confronti dei migranti; se considerato come sostantivo, indica le persone che compiendo questo viaggio lontano da casa, sono anch’essi “qualitativamente uomini”.

Abstract

Today, we always hear people talking about the immigration problem. People have different opinions, some think that they should be given citizienship, others state that they should be rejected and sent home. But do we really know why these people come here? Do we really know what they have gone through?

 

In most of the places they come from, being gay, expressing their opinion, not accepting polygamy or the fact that women can be beaten up by their husbands is a crime. They run away from this close mindset and patriarchal families. War is also a very strong reason; it generates poverty, only a few people have riches in their hands and the condition these societies live in are really bad. This spreads illness, another reason why they come here.

We are turning into an indifferent society; what happens there is not our concern, we think… But then we decide to send them back. Do we really think this is not our concern, now?

What can the “developed” country do? Morally speaking, we should disseminate fraternity and equality as fundamental values, not sentiments like fear of those who are different. Diplomatically speaking, civilised countries should try to stop their wars, provide them with solutions for their health. But the real reaction is that Europe builds walls to keep them out.

So, to conclude, our comic strip wants to give an immediate idea about the immigration problem. We focused on the final part of their trip over the sea, when fear turns into hope. They optimistically expect a new shot at “being human”. We have chosen this title because it has two meanings: the first one, considering “being human” is to share the idea of acting humanely with migrants and the second one, considering “human being” is to underline that they are exactly like us.

 

 

 

Verona nasce a Lampedusa

ITS Marco Polo di Verona

Scheda dell’opera

Dopo aver preparato dei segnalibri con delle frasi incisive e suggestive sull’integrazione  li abbiamo distribuiti per le strade  della nostra città, Verona. Parlando e incontrando molte persone ci siamo resi conto  che solo alcune erano a conoscenza di ciò che è accaduto e sta succedendo ancora oggi sulle coste dell’isola di Lampedusa. In un’aula della nostra scuola abbiamo poi intervistato Joshua, giovane immigrato nigeriano che grazie ad un progetto di Scuola Inclusiva avviato nel nostro Istituto, sta frequentando per alcune ore diverse materie, in qualità di studente-uditore. A lui abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia e quella del suo viaggio per arrivare in Italia.

Presentazione

Abbiamo deciso di fare un video perché ci è sembrato il modo più immediato di arrivare alle coscienze di tutti. Abbiamo voluto solo sfiorare il tema complesso delle migrazioni sottolineando come la scuola giochi un ruolo importante e possa diventare, come si è fatto anche da noi, un luogo di accoglienza e di conoscenza sia per gli studenti che per  gli stessi  studenti-uditori  migranti ; siamo convinti che il fenomeno delle migrazioni sia una questione che ci interpella tutti  e ci invita a riflettere e ad agire per trovare soluzioni politiche culturali ed economiche serie e coraggiose.

dopo lampedusa

Caramia Gigante Scuola di Locorotondo

Be the change

IISS Caramia Gigante, Locorotondo, Alberobello (BA)

Questo progetto ha costituito una tappa importante di un cammino che ha coinvolto gli studenti nel corso dell’anno scolastico, conducendoli alla conoscenza della realtà legata alle migrazioni che interessano il nostro paese e l’Europa intera, iniziando a soffermarsi sulla realtà di Alberobello: la nostra comunità, dall’autunno 2015, ospita circa 50 immigrati in una struttura alberghiera nel centro cittadino.

Sono state condotte ricerche, approfondimenti, interviste e analisi di un testo poetico, Home di Warsan Shire, autrice inglese di origine africana. E’ sembrato un continuum naturale far confluire nel video proposto quanto raccolto: gli studenti hanno scelto i versi meglio rappresentativi dello stato d’animo di chi lascia la propria casa e rischia la vita in mare, accompagnando la lettura di questi versi ad immagini che facciano immergere lo spettatore nella fragilissima condizione dei migranti che attraversano il Mediterraneo, di cui la nostra regione è una lunga sponda. Le parole di Shire conducono in un vortice di emozioni a quelle di ragazzi come loro, intervistati per raccontare la LORO storia tra le tante storie, migranti in fuga, una storia che è rimpianto, sofferenza, ma anche sogno e progetto.

L’esperienza è stata altamente formativa: gli studenti non hanno solo utilizzato le lingue straniere per comunicare, ma hanno comunicato oltre la lingua. C’è stato un contatto tra anime, in cui confini sono stati superati. In un mondo in cui qualcuno cerca di incuterci la paura del diverso, in cui si costruiscono muri e barriere piuttosto che abbatterli,  i  ragazzi di Alberobello e i  ragazzi delle terre al di là del mare hanno cooperato, abbattuto le barriere culturali, i pregiudizi e gli stereotipi.

E il motore che ha mosso tutto è stata la voglia di conoscere e capire perché si lascia la casa, una casa che non riesce più a trattenerti e ti scaccia per salvarti, e perché se ne cerca un’altra che ti può accogliere e far sentire al sicuro o che non ci riesce e ti scaccia via, un’altra volta, lacerandoti l’anima.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” è la frase che ci ha ispirato…perché tutto dipende da noi, ed ora è il momento per essere luce nell’oscurità.

“Dovete capire che nessuno mette i propri figli su una barca a meno che il mare non sia più sicuro della terra”(Warsan Shire): i nostri amici ci hanno insegnato che è meglio lottare in cerca di una speranza che morire senza averci provato.

la classe VA di Alberobello con docente Angelinda Griseta

l’accoglienza dà i suoi frutti

Aisha e Lucky_Mediterraneo un solo mare, tante terre

Harvey_ Mediterraneo un solo mare, tante terre

Leggi la storia di Jerrefy arrivato in Italia attraversando il Mediterraneo e ha trovato fortuna col pallone Dopo una stagione ad Alberobello, ora ha conquistato i tifosi del Pietrasanta

english

This project is a meaningful step in this school year, when the students have tried to deepen the knowledge of the migration flow which crosses Italy and Europe. They focused on the situation which is the closest to them: Alberobello, where about 50 migrants habe been hosted since 2015.

The students worked on reasearches, interviews and text analysis (Home, by Warsan Shire): this has led them to make the video presented where the poem is the expression of the mood of the prople who leave their homes, putting their life at risk crossing the Mediterranean sea which washes our shores.

Shire’s words are a vortex of emotions, from those of the students to those of the boys and girls, who tell their stories  of escaping refugees, stories which convey regret, pain but also dreams and plans for the future.

The value of this experience is really high: the students have communicated using foreign languages but the heart language above all. There has been a soul meeting, where all borders have been overpassed. In a world where  someone is trying to make us afraid of what is new and different, where walls and fences are being built, the guys from Alberobello and from the lands beyond the Sea are working together, breaking down cultural fences, prejudices and stereotypes.

The trigger was the desire to meet and discover, to understand why you leave your home, when this last can no longer hold you and chases you away, to save you, and why you are looking for a new home, where you can be welcomed or chased away again, killing your soul.

dopo lampedusa

Anche noi del Caramia Gigante di Locorotondo e Aberobello vorremmo condividere l’esperienza vissuta …un incontro tra anime iniziato a settembre 2017 e che ancora ci unisce ai nostri amici accolti qui ad Alberobello. Grazie a loro abbiamo maturato consapevolezze e sensibilità che ci hanno condotti a Lampedusa. Ancora grazie a tutti per i momenti vissuti insieme.

Una storia vera: la nostra storia

IIS Leonardo Da Vinci, Roma

Siamo un gruppo di studenti dell’IIS “Leonardo da Vinci” di Roma. In questo video abbiamo voluto descrivere la nostra esperienza, una storia vera di accoglienza e integrazione verso i rifugiati.

l’occasione per fare un’esperienza

Dall’inizio di quest’anno abbiamo partecipato ad un progetto “Giovani Ambasciatori Oxfam” finalizzato alla sensibilizzazione al tema dei richiedenti asilo.

Abbiamo avuto l’opportunità di svolgere un’azione concreta, incontrando alcuni rifugiati provenienti dai centri di accoglienza della Caritas, per insegnare loro l’uso del computer.

La nostra scuola, l’ IIS Leonardo Da Vinci, ci ha messo a disposizione un laboratorio d’informatica, per due ore a settimana. Per fare questi incontri noi abbiamo ricoperto il ruolo di tutor e abbiamo avuto l’occasione di parlare con questi ragazzi e di stringere amicizia.

Cosa è successo durante il laboratorio?

Alcuni si sono aperti, raccontandoci la loro storia, così semplicemente come succede tra amici, con naturalezza e spontaneità.

E’ stata un’esperienza così importante di arricchimento che ci ha spinto ha documentarla con un video per comunicare a tutti di non avere pregiudizi nei confronti di chi è meno fortunato perché su questo pianeta siamo tutti fratelli e abbiamo tutti gli stessi diritti…

Descrizione del Progetto

Noi docenti abbiamo inserito Il progetto “L’Europa inizia a Lampedusa” all’interno di  due progetti formativi, già in corso di sviluppo nell’ Istituto,  sui temi della cittadinanza europea attiva e, in particolare, del fenomeno migratorio e dell’accoglienza verso i rifugiati:   il progetto “Giovani Ambasciatori Oxfam” e il progetto “CO-Host”, promosso dalla FMD e dalla Microsoft Philanthropies.

Nel progetto OXFAM, gli studenti  hanno lavorato, nella prima parte dell’anno, sull’approfondimento dei contenuti e sull’organizzazione di un ”Forum dei giovani”, incontro/confronto sugli argomenti trattati con studenti di altre scuole di Italia, organizzato presso il nostro Istituto. Per la seconda parte dell’anno, hanno scelto di aderire, come azione concreta, al progetto CO_HOST che ha offerto l’opportunità di organizzare  nella nostra scuola una serie di incontri tra gli studenti e i rifugiati, con l’obiettivo  di abbattere i pregiudizi e gli stereotipi. Nove incontri, di due ore ciascuno, in orario extrascolastico,  per insegnare ai rifugiati ad usare gli strumenti tecnologici.

Durante questa attività, gli alunni si sono organizzati con responsabilità ad agire da tutor mostrando  grande spirito di iniziativa. Si sono messi in gioco come facilitatori naturali dei processi di integrazione, grazie al codice digitale, linguaggio ponte tra culture diverse. Al fianco dei migranti hanno  insegnato loro l’uso del pc e di Internet, li hanno supportati nell’apprendimento della lingua e cultura italiana e, stringendo rapporti interpersonali con loro, li hanno aiutati nel difficile processo di inserimento nella società.

Contemporaneamente si sono impegnati a  parlare inglese e francese allo scopo di comunicare ed è stato utilissimo per loro per comprendere l’importanza di sapere usare con competenza una lingua straniera. E’ stata anche organizzata una partita di calcio, tra studenti ed immigrati, allo scopo di suggellare,  attraverso il gioco e lo sport di squadra, i valori dell’accoglienza e dell’amicizia. Quando, poi,  è arrivata la proposta di partecipare al  concorso “L’Europa inizia a Lampedusa”, i nostri studenti vi hanno aderito con entusiasmo, con l’intento di  diffondere, attraverso  un video,  questa loro esperienza, tanto emozionante quanto autentica.

Il docente Referente

       Maria Sofia Sessa

Si riinizia con un libro

Istituto di Istruzione Superiore “Bacaredda-Atzeni”, Capoterra (CAgliari)

Presentazione dell’opera

Il nostro filmato documenta momenti della realizzazione del progetto “Lingua–Accoglienza-Integrazione”, nato dall’esigenza di creare un’adeguata mediazione culturale tra residenti del territorio di Capoterra, dove la scuola rappresenta una delle pochissime istituzioni in grado di favorire l’aggregazione giovanile, e gli ospiti stranieri presenti in seguito al massiccio fenomeno migratorio in atto.

In realtà, sono attualmente due le urgenze formative del nostro territorio: un alto tasso di dispersione scolastica legata a contesti familiari scarsamente scolarizzati per un’alta percentuale di allievi italiani, e un massiccio fenomeno migratorio sempre in crescita. Questo fenomeno a sua volta presenta una componente di immigrati, circa 500 nel territorio, di cui la seconda generazione nella fascia di età 14-20 anni frequenta il nostro istituto. Le complessità linguistiche e disciplinari tipiche di un contesto professionalizzante di scuola superiore di secondo grado spesso vengono percepite come insormontabili da parte di questi studenti che, talvolta, incorrono nel rischio di abbandono, a discapito di una efficace inclusione nel tessuto sociale. Infatti, se messi nella situazione di padroneggiare la lingua italiana, essi potrebbero favorire l’integrazione delle famiglie di appartenenza che spesso vivono nel territorio esercitando mansioni informali a basso livello cognitivo.

La seconda componente è costituita da migranti, la cui presenza nel territorio è caratterizzata da un senso di precarietà e insicurezza. Tra questi, una buona percentuale di Minori Non Accompagnati, per i quali l’Istituto ha avviato un percorso di inserimento offrendo un corso di alfabetizzazione di Italiano L2 realizzato da docenti e alunni.

I destinatari del progetto sono stati gli allievi classi terze e quarte dell’Istituto, in qualità di tutor, ritenuti maggiormente idonei all’attività di formazione per età anagrafica, percorso scolastico pregresso e necessità motivazionali alla frequenza e, in qualità di destinatari dell’intervento di Italiano L2, alcuni allievi stranieri dell’Istituto (immigrazione di seconda generazione), e soprattutto migranti ospiti dei centri di accoglienza del territorio.

L’intervento consisteva in un corso di Lingua Italiana in orario pomeridiano di 50 h per circa n. 40 partecipanti stranieri, ospiti dei centri di accoglienza del territorio, ed alcuni allievi stranieri iscritti in un percorso di studi curricolare presso l’istituto. Altri n. 40 allievi, interni all’Istituto e di madrelingua italiana, hanno operato in qualità di tutor, assistiti dai loro docenti di lingua straniera e lingua italiana.

Peculiarità del progetto è stato infatti il rapporto 1/1 (uno studente/tutor italiano per ogni apprendente straniero) previsto per seguire persone che, diverse per Paesi d’origine, lingua madre, seconda lingua ed esperienze di vita spesso traumatiche, necessitavano di attività didattiche fortemente individualizzate.

Gli apprendenti stranieri sono stati guidati ad acquisire competenze di tipo linguistico-comunicativo, cioè a saper usare la lingua non solo in maniera formalmente corretta (competenza linguistica), ma anche appropriata al contesto (competenza socio-linguistica) ed efficace per il raggiungimento di determinati scopi (competenza pragmatica).

Un momento speciale di inclusione, confronto e socializzazione è stato rappresentato da una sessione di attività guidate dall’insegnante di Biodanza Tiziana Centomani. La Biodanza, da oltre 50 anni applicata anche in situazioni di disagio psichico e sociale, consiste nell’indurre “vivencia” (la sensazione di essere vivi qui e ora) attraverso la musica, il movimento e situazioni di incontro nel gruppo, creando reti di affettività e solidarietà tra i partecipanti.

Un’altra fase del progetto, realizzata il 25 Aprile, ha visto una delegazione di 4 tutor e di 4 migranti accompagnati da alcuni docenti, allestire uno stand rappresentante l’Istituto, in occasione della rassegna dedicata non solo alla Festa della Liberazione d’Italia ma alla promozione dei valori di pace, di amicizia e di conoscenza tra i popoli, dei diritti umani e della dignità sociale di ogni individuo.

Infine, nella seconda parte dell’anno scolastico, alcuni ragazzi migranti tra i più motivati all’apprendimento sono stati inseriti nell’Istituto in orario curricolare, perché partecipassero alle lezioni di alcune discipline (Italiano, Lingua Inglese, Matematica) al fine di migliorare non solo la capacità di comprensione della lingua italiana, ma lo scambio culturale tra pari.

Perché documentare attraverso un video?

Dopo due anni di esperienza a contatto con ragazzi provenienti da diverse parti dell’Africa, abbiamo voluto documentare con un video il nostro percorso nel modo più veritiero possibile, senza costrizioni. Infatti nel video si può vedere il loro entusiasmo nel creare un legame con noi, che va oltre il semplice rapporto tra insegnante e alunno. Per potersi integrare al meglio abbiamo dato loro l’opportunità  di esprimersi attraverso la musica e la danza, che da sempre uniscono le etnie di tutto il mondo.

Il filmato è stato realizzato in collaborazione con alcuni studenti dell’Università di Sassari, corso di Analisi delle Politiche urbane, all’interno del Laboratorio di Giornalismo.

Alunni:
Claudia Piano
Giulia Sarritzu
Mirko Luigi Murtas
Sara Vacca

Docente referente:
Prof.ssa Simona Raffo

 

 

Calvino_Amico_Trapani

aMare

Istituto Superiore “S. Calvino- G.B. Amico”, Trapani

Il video è stato realizzato durante un’esperienza di integrazione e di scambio culturale: una giornata trascorsa presso la struttura di accoglienza gestita dalla cooperativa sociale “Badia Grande” di Bonagia (in provincia di Trapani).

IS S. CALVINO G.B. AMICO TPGli studenti della classe IVG (ora V G) dell’Istituto Tecnico Tecnologico “G.B. Amico” di Trapani hanno avuto modo di confrontarsi con le esperienze di vita di alcuni loro coetanei, richiedenti asilo, provenienti da diversi Paesi del Nord Africa.

La scelta è stata quella di utilizzare il linguaggio, sintetico e immediato, dello spot pubblicitario a sfondo sociale. Attraverso una successione di dettagli degli studenti e dei ragazzi ospiti presso la struttura, si è voluto mettere in risalto l’annullamento (o il superamento) delle differenze.

Accostando in successione  gli sguardi, i sorrisi, le mani degli alunni e degli immigrati, si è voluto creare una smaterializzazione delle singole identità, per esaltare, invece, le somiglianze, le affinità e l’appartenenza a un unico genere, il genere umano. Raccontando i corpi e i volti non nella loro unità, bensì attraverso singoli particolari, il montaggio restituisce un unico corpo, quello dei giovani che insieme, nell’inquadratura finale, rivolgono lo sguardo verso il Mediterraneo, la culla che li ha generati e che oggi, drammaticamente, costituisce il cupo teatro di morte di migliaia di persone alla ricerca di una vita migliore di quella che lasciano.

Calvino_Amico_Trapani

Una voce fuori campo costituisce la cornice del video, recitando in italiano e in un dialetto della Nuova Guinea: «Questi occhi, questi sorrisi, queste mani provengono dallo stesso mare».

Rivolgendo il loro sguardo verso il Mediterraneo, i giovani, studenti e migranti, con vissuti ed esperienze estremamente diversi, contemplano un futuro possibile migliore dell’attuale presente, se pensato e progettato all’insegna del rispetto, dell’integrazione e della condivisione.

Abstract

We, the student of the class IVG of the Technical Technological Institute “G.B. Amico” of Trapani, have made a video project during a visit at the social cooperative centre “Badia Grande” in Bonagia (Trapani) which had the purpose of carrying out an experience of integration and cultural exchange. We had the great opportunity to spend time with  peers who are asylum seekers from various countries of North Africa.

We decided to utilize the synthetic and straightforward language of the social advertising. Through a series of details we wanted to point out the annulment of the differences between us and the asylum seekers.

Through the shots of our looks, our smiles, our hands with those of the immigrants, we wanted to create a dematerialization of individual identities, enhancing the similarities and belonging to a single race, humanity. We did not want to portray the bodies and facies in their unity, but rather through specific features. Finally, this body made of different details that represents our young generation gazes at the Mediterranean Sea which has nowadays become a tragic theatre of the dead of thousands of people seeking a better life.

A voiceover recites into Italian and in a Guinean language: «These eyes, these smiles, these hands come from the same sea».

Gazing at the Mediterranean Sea, young students and migrants, with different backgrounds and life experiences, contemplate a better future that is achievable if conceived and designed onto  respect, integration and mutual sharing.

dopo lampedusa

 

 

 

Nabil

Liceo Percoto, Udine

MOTIVAZIONE

Grazie a una fortunata coincidenza, il bando del concorso “l’Europa inizia a Lampedusa” è stato pubblicato mentre  trattavamo, nelle lezioni di scienze umane, la tematica dell’immigrazione. Oltre alla panoramica sulla legislazione in materia, avevamo letto in classe dei brani del testo “Bilal” di Fabrizio Gatti e avevamo visto alcuni video sulla tratta dei migranti gestita dai trafficanti.

Dopo aver aderito con entusiasmo alla proposta della nostra docente di partecipare al concorso, abbiamo scelto di utilizzare la forma della narrazione scritta per il nostro lavoro, perchè attraverso le parole potevamo rendere con maggiore efficacia  i pensieri, le emozioni e i sentimenti sperimentati dalle persone che vivono una situazione di incertezza esistenziale e di sfruttamento. Ci siamo sforzate di immedesimarci nella figura di un migrante, ripercorrendo con la mente il suo viaggio verso l’ignoto, verso una terra sconosciuta su cui si riversano tutte le speranze per il futuro. Speranze che non sempre vengono confermate dalla realtà. La storia di Nabil rappresenta le vicissitudini di molte persone, profughi o migranti economici, che desiderano riscattarsi da una vita di ingiustizie e soprusi.

Abbiamo deciso di dargli voce, in attesa che altri uomini trovino il coraggio di denunciare il sistema del caporalato e possano contare su un supporto nelle loro rivendicazioni in coloro che, come noi, credono che un modo migliore sia possibile.

ABSTRACT

Il racconto intende esplorare un percorso di riscatto di un giovane che, dopo aver attraversato il deserto del Tenerè e del Sahara e aver rischiato la vita nel mar Mediterraneo, conosce lo sfruttamento del caporalato, ma si ribella alla condizione di schiavitù appellandosi alla legge e alla giustizia

english

The story intends to explore the life path and the redemption of a young man who, after crossing Tenerè and Sahara deserts and risking his life in the Mediterranean Sea, experiences the exploitation of gangmastering, but he rebels against the state of slavery appealing to the law and to the justice.

LEGGI IL RACCONTO >>

www.itimedi.it/

Who we are

Istituto Tecnico Industriale E. Medi – ITI E.Medi San Giorgio a Cremano >>

presentazione dell’opera

Abbiamo voluto creare quest’opera a seguito dalla constatazione della nostra quotidiana indifferenza al tema dell’immigrazione e degli sbarchi. Il nostro essere “social” spesso ci distrae da ciò che ci accade intorno e ci illude di vivere in un mondo dorato dove ogni cosa viene mostrata nel suo aspetto più bello e leggero.

Il mare è protagonista delle nostre foto sui social, foto in cui vogliamo mostrare il nostro stile di vita, la nostra forma fisica, il nostro buon gusto…

Ma il mare è anche altro.

E’ anche il luogo della speranza e della disperazione, è il luogo in cui i sogni possono iniziare e possono finire nella tragedia.

E’ questo che Martina capirà in questo suo percorso, mentre la voce della canzone “Whoweare” spingerà lo spettatore a chiedersi chi siamo noi e chi sono “loro”.

english

We wanted to create this work following the observation of our daily indifference to the issue of immigration and landing. Our “social” being often distracts us from what’s happening around us and it delights us to live in a golden world where everything is shown in its most beautiful and superficial appearance.

The sea is the protagonist of our social photos, photos where we want to show our lifestyle, our physical form, our good taste …

But the sea is also something else …

It is also the place of hope and despair, it is the place where dreams can begin and may end in tragedy.

That’s what Martina will understand in this journey, while the voice of the song “Whoweare” will push the spectator to wonder who we are and who they are “them.”

Abstract

Una ragazza di oggi, spensierata e allegra, passa le sue giornate tra selfie, social network e hashtag, non badando a tutte le notizie che riguardano gli sbarchi e concependo tutto ciò come qualcosa che non le riguarda.
In classe, le notizie date dall’insegnante sugli sbarchi, non sono neppure ascoltate da Martina e i suoi amici, impegnati a scattare selfie e a progettare il loro pomeriggio al mare.
Quel mare che rappresenta, per lei e i suoi amici, solo il luogo dello svago, del relax e della bellezza.
Sarà costretta a non essere più indifferente nel momento in cui un virus informatico invaderà i suoi profili social, facendole aprire gli occhi sulle sue ipocrisie e contraddizioni.
Capirà che il mare purtroppo è scenario anche di una grande tragedia, nel momento che i suoi hashtag si scontreranno con immagini molto diverse da quelle dei suoi selfie.

english abstract

A modern girl, careless and cheerful, passes her days between selfies, social networks, and hashtags, not paying attention to all the landing news and conceiving everything as something that does not concern her.
In the classroom, the teacher’s news on landings is not even listened to by Martina and her friends, engaged in selfie shooting and planning their afternoon at the sea.
The sea that represents, for her and her friends, only the place of leisure, relaxation and beauty.
She will be no longer indifferent when a computer virus invades its social profiles, opening its eyes to her hypocrisy and contradictions.
Martina understands that the sea unfortunately is also a scenario of great tragedy, as her hashtags collide with images that are very different from those of her selfies.