Semi di Lampedusa a Bassano del Grappa

L’ attivita’ di disseminazione del Liceo ginnasio  Statale Giambattista Brocchi di Bassano del Grappa (Docente: Antonella Carullo) procede portando  i 4 studenti che hanno partecipato al progetto nelle altre classi per raccontare, informare, proporre attività in merito ai temi delle migrazioni e del dramma che vivono i migranti. Abbiamo iniziato da poco e abbiamo incontrato 100 ragazzi in una settimana… in tutto la scuola ne conta piu’ di duemila.. Ecco ili report dei ragazzi:

Partecipare all’Europa inizia a Lampedusa è stata  un’esperienza forte.

Sull’isola di Lampedusa gli orizzonti s’invertono: nulla è come ci si aspetta, come viene raccontato dai mezzi d’informazione.

I quattro studenti  del liceo Brocchi hanno conosciuto ad ottobre, attraverso i laboratori dell’OIM e del CISOM , la realtà della migrazione, del viaggio nel deserto prima e per mare poi.

Si sono immedesimati nel dolore che provoca lo strappo della partenza,  nelle speranze di chi vuole costruire un futuro migliore.  Hanno riscoperto l’umanità che le cifre nascondono, la somiglianza della condizione umana sotto tutte le latitudini.

Dal 10 gennaio  portano nelle classi del Liceo la loro esperienza e cercano di farla rivivere ai loro compagni.

Di seguito, le riflessioni di questa esperienza in una classe prima dell’indirizzo linguistico, la 1AL che  ha ospitato i quattro studenti  giovedì  11 gennaio:

“L’attività fatta mi ha colpito più di quanto aspettassi al punto che alla fine, timidamente, stavo quasi per piangere pensando a coloro che non sono mai tornati a casa.
Sono stata felice di essermi trovata davanti quattro ragazzi di età poco superiore alla mia che, con progressione, mi hanno immerso in quella che potrebbe essere, a grandi linee, la mente di un immigrato.
Mi ha colpito infine come loro, in una sola ora, mi abbiamo informata riguardo a questo argomento più di diversi telegiornali e articoli giornalistici e il tutto senza mettere tanto peso nei dati, ma più nei fatti reali.” (Irene)

“L’attività mi è piaciuta molto perché è stato interessante ma allo stesso tempo triste cercare di mettermi nei panni degli immigrati nei barconi. È stato difficile per me fare le attività perché dovevo scrivere solamente una cosa da portarmi dietro per l’ipotetico viaggio, una sola emozione da portarmi dietro e un solo messaggio da lasciare ai miei amici e familiari, consapevole del fatto che una sola cosa non sarebbe mai stata abbastanza. In conclusione, penso che i ragazzi abbiamo fatto un bel discorso e abbiamo spiegato bene la loro esperienza: non mi dispiacerebbe fare un altro laboratorio del genere.” (Beatrice)

“La lezione scorsa con i ragazzi è stata molto utile. Mi ha fatto molto riflettere. Perché è un argomento molto importante nella vita di oggi. I ragazzi ci hanno fatto capire cosa significa mettersi davvero nei panni di quella gente. Gente che cerca di scappare e mettersi in un posto sicuro. A me ha colpito molto questo argomento, non avevo idea di cosa volesse dire lottare per la sopravvivenza. Nella speranza di continuare a vivere. ” (Elisa)

 

“Questa attività mi ha  interessato fin da quando è stata proposta… solo che… una volta affrontata mi sono reso conto di quanto deve essere duro per tutti quei profughi che abbandonano i loro affetti e le persone più care a loro.

Per un momento mi sono immedesimato in loro e posso  dire che è stata un qualcosa di molto duro e significativo.” (Antonio )

“Quest’esperienza mi ha aiutato a vedere il problema da un altro punto di vista. Siamo abituati a vedere questo problema dal punto di vista delle persone che “accolgono” gli immigrati, vediamo l’immigrazione come una cosa negativa per noi stessi, pensando che per loro sia un grande privilegio.
Per alcuni può anche esserlo, ma sicuramente lasciare la propria terra, i propri averi, la propria famiglia e i propri amici deve essere davvero molto duro.
Questa esperienza quindi mi ha aiutato ad immedesimarmi dall’altra parte; ho capito quindi che non bisogna  guardarli male e pensare male di loro sia quando arrivano sia quando rimangono per vivere la loro vita, anzi, quando è possibile, bisogna cercare  di  rivolgere loro un sorriso o un saluto.” (Anna)

“Questo progetto mi ha insegnato molte cose nuove che quasi mai vengono dette nei telegiornali o alla radio e sono contenta di averne partecipato.” (Maria )

Abbiamo potuto capire quello che la gente subisce per sopravvivere. La lezione fatta con i ragazzi mi è molto piaciuta nonostante la tematica abbastanza difficile e articolata. È brutto vedere quello che passano quegli uomini, quelle famiglie. Spero un giorno tutto si possa sistemare

Noi molto spesso non capiamo o per lo meno non riusciamo a capire il dolore da loro provato nell’abbandonare tutto, casa, famiglia, amici e averi per scappare, per non morire. A questo proposito penso che tutti quanti noi dovremmo aiutarli, secondo me anche in modo morale, a volte i gesti servono, ma anche le parole hanno il loro peso. Magari in futuro mi potrà capitare di aiutarli e sarebbe una bella esperienza. (Giulia )