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Oltremare: ogni notte un sogno

Liceo Scientifico “Vittorio Veneto” Milano >>

BREVE PRESENTAZIONE

Il racconto con cui abbiamo partecipato è nato dall’incontro con una ragazza che ha recentemente vissuto l’esperienza del viaggio in mare verso l’Italia. Di tutti gli incontri che abbiamo fatto in questi mesi, questo ci ha colpito perché in una esperienza così diversa dalle nostre abbiamo riconosciuto sentimenti che ce l’hanno fatta sentire particolarmente vicina a noi.

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testo

Ogni notte lo sogno. Sogno i suoi occhi d’ebano, la sua pelle scura. Sogno il suo profumo impregnato di casa, di spezie. Di passato.
 Ogni notte lo sogno. Sogno il suo sorriso scintillante, le sue mani grandi. Sogno la felicità. Sogno l’Africa.
Ogni notte lo sogno. Sogno le sue labbra, le sue promesse di libertà. Sogno la pace che per un attimo mi aveva sfiorato il cuore.

Sogno la Libia, gli spari, la guerra. Sogno il caos, il tormento, la morte annidata dietro ad ogni strada.
 Ogni notte lo sogno. Sogno le sue parole d’addio, il nostro ultimo abbraccio. Sogno la speranza, che navigava nel petto come la barca nel mare che avrebbe dovuto prendere. Che forse ha preso. O forse che ha solo cercato di prendere.

Sogno l’Italia e la fiducia che riponevo in lei, che riponevo in lui. Sogno le sue parole. Sogno i soldi che avrebbero dovuto garantirmi di raggiungerlo.
 Ogni notte lo sogno. Sogno i giorni senza nessuno, senza cibo né acqua, con solo il terrore a cullarmi tra le sue gelide braccia.

Sogno le mie gambe che iniziavano a correre, correre sempre più veloce. Cercando una salvezza. Una qualsiasi, non importava quale. Sogno la questura, sogno il mio mondo che cade in mille pezzi. Sogno le storie sulla sua morte. Quelle sono le peggiori. Mi si accavallano in testa, incessantemente, all’improvviso. Mi colpiscono e mi stordiscono completamente, lasciandomi ricoperta di brividi e sudore. Sogno quella voce lontana e indistinta a cui mi sono aggrappata per salvarmi. Sogno la mia rovina.
Ogni notte lo sogno.

Sogno il dolore sul barcone. Sogno il mare, il freddo, i lamenti degli altri passeggeri. Sogno la poca acqua con cui mi sono sfamata. Sogno l’angoscia di essere rimasta sola.

Sogno i pianti di tante donne, figlie, mogli. Esattamente come me. Sogno la disperazione, la mia distruzione interiore. Sogno l’arrivo a Lampedusa. Sogno ancora altro dolore, freddo, paura. Quelli ormai sono i parti della mia mente, la mia discendenza.
 Ogni notte lo sogno. Sogno questa lingua strana e diversa, che mi fa sentire maledettamente fuori posto. Sogno il campo profughi. Sogno la mia stanza angusta.

Sogno i sette mesi passati qui, a sperare. A pregare. Sogno la solitudine. Sogno la malinconia, la rassegnazione. Sogno di non rivederlo mai più. Sogno di sentirmi in colpa per questo.
Ogni notte lo sogno. E non riesco a dormire.