Liceo Statale Regina Margherita – Salerno

Digging into the truth

L’adesione al progetto “L’Europa inizia a Lampedusa” mi ha dato l’opportunità di far riflettere ancora una volta gli studenti sul tema dei rifugiati.
Il nostro istituto dal 2012 fa parte della Rete Internazionale Scuole Associate all’UNESCO e l’anno scorso, nel corso di uno scambio culturale con una scuola belga della Rete, nostra partner, insieme ai nostri partners avevamo già affrontato il tema dei migranti, focalizzando l’attenzione sull’inclusione degli stessi nella nostra società ed in particolare nella scuola.

Per questo progetto invece, di comune accordo con gli alunni partecipanti, abbiamo scelto un percorso diverso e deciso quindi di indagare sui motivi che spingono i rifugiati a lasciare il proprio paese consapevoli delle numerose difficoltà che inevitabilmente incontreranno lungo il loro cammino.
Ho lavorato prevalentemente in lingua inglese con alunni del quinto anno, molto interessati all’argomento e con un’ottima competenza comunicativa in lingua. E’ stato visionato e utilizzato il materiale presente sul sito “viaggi da imparare” ed altro materiale reperibile in rete.

Per prima cosa gli alunni sono stati divisi in gruppi ed è stato chiesto loro di analizzare il contesto storico dei Paesi dai quali proviene la maggior parte dei rifugiati. Gli alunni hanno quindi prodotto sintetiche schede in cui sono evidenziati i principali eventi storici che hanno portato alla situazione attuale in Eritrea, Afghanistan e Siria.
Questa prima attività ha permesso loro di comprendere meglio quali siano i “push-factors” che spingono una persona a scegliere di lascarsi alle spalle tutti i propri affetti ed intraprendere un viaggio rischioso che potrebbe anche non portare alla libertà.

Successivamente ho chiesto loro di provare a rispondere a due domande “Why do refugees leave their country? What do they leave behind?”. Spontaneamente, gli alunni si sono un po’ immedesimati nella condizione di chi soffre la fame, non conosce alcuna libertà, né civile né individuale e a turno hanno dato vita a brevi racconti che cercavano di esprimere la sofferenza di chi non ha alcun diritto.Al termine dell’attività ho chiesto agli alunni di visitare il sito viaggi da imparare e di ascoltare le testimonianze dei tre rifugiati.

Nell’incontro successivo gli studenti hanno evidenziato i passaggi fondamentale delle tre testimonianze che spiegavano cosa li avesse costretti a partire e soprattutto hanno sottolineato cosa, ancora oggi, nonostante siano in salvo, manchi loro.

Organizzandosi ancora una volta in gruppi, hanno cercato in rete ulteriori testimonianze di rifugiati ed immagini dei luoghi di provenienza di molti di loro. Prendendo appunti ed annotando informazioni, gli studenti hanno elaborato una prima stesura del lavoro, quindi hanno deciso di realizzare un video in quanto le immagini arrivano molto velocemente al punto e riescono a delineare subito una situazione

In un primo momento gli studenti avevano pensato di presentare il lavoro attraverso immagini e voce narrante ma, dopo una valutazione attenta dei pro e contro della voce narrante, hanno alla fine scelto di realizzare un cortometraggio-documentario  capace di focalizzare l’attenzione dello spettatore sul perché migliaia di persone al giorno emigrano, su ciò che li accomuna, qualunque sia la loro provenienza e di concludere il corto in modo tale da far riflettere lo spettatore sulla condizione nella quale si trova il rifugiato nel proprio paese e su ciò che lascia dietro di sé.

Il documentario realizzato si è rivelato essere un modo efficace di affrontare il tema perchè è immediato, in quanto è accompagnato da immagini e non presenta lunghi testi; la musica inoltre accompagna lo spettatore nella visione.

I partecipanti al progetto hanno dovuto fronteggiare qualche difficoltà durante la realizzazione di questo lavoro. Scegliere la musica che accompagna le immagini del corto ha richiesto un po’ di tempo, così come sintetizzare al massimo i contenuti. Trattandosi infatti di un breve filmato, tutto e’ stato calibrato nei tempi ed il messaggio è risultato chiaro, immediato ed incisivo.

I testi sono stati scritti tutti in lingua inglese e gli spezzoni di interviste tradotti. I materiali visionati dagli studenti sono stati tanti e i sentimenti suscitati in loro dalle diverse testimonianze ascoltate sono sempre stati condivisi. Il tempo a nostra disposizione per la realizzazione del lavoro è stato sicuramente esiguo rispetto alla vastità del tema trattato.

Alla fine del percorso posso dire che gli studenti più attivamente coinvolti hanno mostrato una percezione diversa sul tema dei rifugiati, sicuramente più matura e critica rafforzando in me   convinzione che imparare ad ascoltare gli altri rende le persone più aperte al dialogo e capaci di comprendere il punto di vista di un’altra persona evitando di esprimere giudizi avventati.

Prof.ssa Paola Scocozza
Liceo Statale “Regina Margherita”
Salerno

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