Il senso delle parole – Cesena

La classe 3^ A –  indirizzo commerciale, della quale fanno parte i quattro ragazzi che si recheranno a Lampedusa, ha intrapreso dall’inizio dell’anno scolastico  un percorso di sensibilizzazione e di identificazione nei confronti degli immigrati.

Il progetto è iniziato con la lettura in classe di articoli di quotidiani, anche locali, sull’emergenza immigrazione e sulle politiche messe in atto dai vari paesi europei. Questa attività ha generato dibattiti in classe, che hanno evidenziato come i ragazzi siano spesso condizionati da luoghi comuni e stereotipi e non siano quasi mai a conoscenza delle società di provenienza dei migranti e del loro status di rifugiuati. Gli stessi studenti stranieri presenti in classe  –  ma in Italia da molti anni, se non addirittura nati in Italia – hanno mostrato intransigenza e ostilità nei confronti dei profughi, mostrando come anche la storia migratoria della famiglia e le motivazioni dell’immigrazione abbiano conseguenze sull’opinione formatasi negli adolescenti nei confronti dei “nuovi migranti”. In particolare, l’articolo “Immigrazione, quale solidarietà” di Ezio Mauro, che affronta il problema di riuscire a rispondere sia  al dovere di accogliere chi fugge da guerre e violenze sia al disorientamento dei cittadini che si sentono ancora estranei a un nuovo “circuito” multiculturale, ha spinto a precise considerazioni,   a volte anche molto amare, di intolleranza.

La docente di diritto, mediante anche il materiale reperibile sul  sito http://viaggidaimparare.it/home.php, ha affrontato il concetto di “asilo” e delle varie forme di protezione che possono essere accordate ai richiedenti asilo.

Fondamentale è stato l’incontro con due profughi ospiti del Centro Stranieri di Cesena. E’ stata un’esperienza toccante ed estremamente coinvolgente. Erano già state visionate dalla classe le interviste presentate nel percorso Immedesimati, indaga, accogli, ma erano state osservate come mero materiale didattico, come qualcosa di avulso dalla realtà quotidiana.

I racconti sono stati preceduti da un’introduzione da parte del responsabile del Centro stranieri che, dopo aver  fornito indicazioni per quanto riguarda l’emergenza profughi nelle città di Forlì e Cesena, ha fatto una relazione su quali sono le condizioni di vita di chi ha affrontato un viaggio della disperazione per approdare a un territorio non sempre ospitale e solidale.

I due profughi erano di nazionalità avoriana e pakistana . Hanno raccontato la propria storia, storie diversa l’una dall’ altra, ma entrambe con un fattore comune: la sofferenza,  immensa come intensità e come durata.

Più grandi degli studenti della classe, ma comunque tutti e due sotto i trent’anni, hanno fatto sì che tutto ciò che fino a quel momento era sembrato lontano, un problema “non nostro”, diventasse concreto, vero, anche un “nostro problema”. Nostro non solo perché appartenente a chi ora vive con noi, ma anche e soprattutto perché ormai non è  più possibile chiudere gli occhi o girarsi dall’altra parte.

Da questa esperienza è nato il titolo della presentazione  “Il senso delle parole” : i ragazzi si sono resi conto che le parole utilizzate dai due profughi per descrivere le condizioni di vita nella loro terra e il loro viaggio avevano un significato differente, molto più profondo da quello che attribuiamo noi nella vita quotidiana .

Il significato di ogni parola dipende dalla nostra cultura, ma soprattutto  dal proprio vissuto, dalle esperienze passate.

Le parole “fame”, “famiglia”, “viaggio” , usate da noi superficialmente, nella vita di tutti i giorni, sono “parole sofferte”, parole piene di dolore e di supplizio per chi cerca ospitalità nel nostro paese.

Versari Macrelli CesenaA una parola è stato attribuito o stesso senso: dignità.
Tutti i ragazzi hanno partecipato con attenzione e con profonda condivisione.
Alla domanda di uno studente “Cosa possiamo fare per voi?”, un profugo ha risposto “Capirci, capire le nostre storie, non odiarci”.

È risultato evidente il cambiamento di prospettiva, di giudizio della classe che ha rivelato un’identità giovanile più consapevole e disponibile al confronto e alla convivenza con l’altro.

E’ stata formulata la promessa di farsi, ognuno, portavoce del sentimento di “cura degli altri”.
Il progetto continuerà con la partecipazione all’iniziativa “L’Europa inizia da Lampedusa” da parte di quattro ragazzi della classe e proseguirà per tutto l’anno scolastico con l’intera classe.

Prof.ssa Alessandra Prati

Il senso delle parole
IPS Versari Macrelli Cesena

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