Disseminazione Siena – La neve, la prima volta

Una speranza oltre la neve

Venerdì 3 novembre, nell’Aula Magna del IIS Caselli -LL Monna Agnese – Siena, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Tareke Brhane, fondatore del Comitato Tre Ottobre. Partecipavano all’incontro nove classi dalla prima alla quinta, per un totale di circa 180 alunni.

Sono stati toccati  molti  aspetti legati al tema dei migranti e dei rifugiati, avevamo fatto una scaletta, ma in realtà poi abbiamo finito per seguire gli interventi e le domande dei ragazzi.

Il Comitato Tre Ottobre è stato fondato nel 2013, in seguito al tragico naufragio avvenuto nelle vicinanze delle coste lampedusane. Centinaia di persone persero la vita, e adesso questa organizzazione non solo vuole ricordare il tre ottobre di quattro anni fa, ma vuole innalzare questa data a simbolo e a memoria di tutti gli altri naufragi e vittime che segnano la traversata del mediterraneo.

L’obiettivo del Comitato è infatti quello di far riconoscere questa data come “Giornata della Memoria e dell’Accoglienza”, non solo in Italia ma in tutta Europa.

Lo scorso anno l’attuale 5BL ha partecipato al concorso “L’Europa comincia a Lampedusa”, indetto dal Comitato Tre Ottobre, sotto la supervisione della prof.ssa Grazia Rossi, vincendo con un elaborato grafico sul tema.

Clelia Venturi, Eleonora Martucci, Gaia Cavaglioni e Marialuce Corsi ci hanno quindi raccontato, all’inizio dell’incontro del 3 novembre, la loro esperienza, avvenuta un mese prima a Lampedusa, alla settimana in memoria del naufragio.
Le emozioni e i ricordi arrivano chiari e dritti alla platea, così come la voglia di ricordare e di parlare di ciò che hanno visto e ascoltato: l’aver conosciuto la storia di un nostro coetaneo, l’unico minorenne miracolosamente scampato al naufragio del 3 ottobre, l’aver commemorato le vittime in mare assieme ai sopravvissuti, l’essere venuti a conoscenza di storie che non possono rimanere là dove le hanno ascoltate, ma che ci rendono consapevoli della sofferenza di quel viaggio.

Dopo le loro parole, Tareke propone la visione di un documentario del Tg2, “La neve, la prima volta”, non solo per stimolare in noi successive domande, ma soprattutto per farci conoscere ciò che davvero succede. 
Perché questo titolo, e perché il titolo di questo articolo?
“A Lampedusa non dovrebbero rimanere nemmeno 48h, figuriamoci mesi”, così denuncia l’UNHCR. Perché spesso le persone che cercano salvezza nella traversata del Mediterraneo sono costrette a rimanere in Italia, così come Tareke, dopo essere stati “schedati” dalle loro impronte digitali. Se provi ad andare oltre il confine sei subito rimandato indietro e sei incatenato qua. Ma non è qui che molte persone vogliono rimanere, il sogno è quello di andare in nord Europa, dove “Non solo hai le chiavi di casa -n.d.a. i documenti- ma hai anche una casa”. Dove possono votare per la prima volta, dopo le dittature da cui sono scappati, dove possono vivere, lavorare, avere delle speranze per il futuro.

“Non sei più una persona, ma un prodotto che porta soldi.”
 Si parla di persone, non di numeri. Eppure sono proprio quelli che vengono assegnati alle centinaia e centinaia di persone che sbarcano a Lampedusa, e sono quelli che ci sono arrivati dopo la tragedia del 3 ottobre: 514 persone a bordo, 358 morti. Ma noi abbiamo conosciuto anche i loro nomi.

Adal ha perso suo fratello, Whiskey l’ha ritrovato, ma ha perso sua sorella, Ali ha denunciato lo scafista, Fanus è stata violentata. Sono persone, esattamente come noi, che pur di avere una vita migliore hanno rinunciato a tutto ciò che avevano, rischiando di perdere la vita in mare, nelle carceri libiche, come molti altri. Invece sono vivi e, nonostante tutto, la voglia che hanno è quella di raccontare.

Raccontare la speranza ritrovata, nella neve del nord Europa, sì, ma raccontare anche ciò che è stato, denunciare: gli scafisti, le torture atroci, la morte che hanno visto, le vite spezzate troppo presto, raccontare la dolcezza e l’aiuto ricevuto dagli abitanti della piccola isola di Lampedusa, raccontare di aver perso qualcuno di caro e di non riuscire a trovare la sua tomba, anonima, indicata solamente da un misero, grosso numero.

Come già detto, non si parla di numeri, ma di persone. Non si parla di oggetti, di mezzi, si parla di fini. Ragazzi, donne, bambini, uomini come noi, con i nostri stessi sogni e le nostre stesse passioni, ma che non hanno avuto la fortuna di nascere dove siamo nati noi.

Perché ci si deve accanire contro chi più a bisogno di aiuto, contro il nostro prossimo?

Noi, popolo che si chiama cristiano, noi che in primis abbiamo saputo cosa significasse essere immigrati in un paese più sviluppato del nostro.

Alla fine del documentario, il dibattito si è aperto, e la voglia di fare qualcosa era tanta. Molti ragazzi hanno posto le loro domande a Tareke, e grazie alla sue risposte e alla sua storia è come se fosse nata in noi una nuova energia che ci spinge a reagire e denunciare un avvenimento tragico come quello del 3 ottobre.

Il 27 novembre abbiamo svolto un laboratorio sulle rotte dei migranti insieme al dott. Michelangelo Caserta, un ex alunno della nostra scuola che aveva trattato il tema nella sua tesi di laurea presso La Sapienza di Roma. L’obiettivo era quello di conoscere più a fondo la geografia della migrazione e capire il perché dei trattati stipulati in questi anni con la Libia e la Turchia.
Rassegna stampa:
https://www.theguardian.com/news/2017/nov/24/on-the-road-living-and-working-on-the-italian-road-of-love

Nei giorni immediatamente successivi al rientro da Lampedusa è cominciato il percorso di diffusione dell’esperienza. Le quattro ragazze partecipanti hanno incontrato tutti gli alunni dell’istituto nelle rispettive classi per narrare quanto vissuto e restituire le molte emozioni provate. Si è trattato del semplice racconto spontaneo, ancora non era stato preparato nessun materiale ma era tale l’entusiasmo e la voglia di testimoniare, che non c’è stato nessun timore di non sapere cosa dire.  Questa attività ha coinvolto circa 600 persone