L'Europa inzia a Lampedusa 2017

Avete mai provato paura?

Liceo Classico “Francesco Vivona” Roma

MONOLOGO

Sto per farvi una domanda banale, ma vi prego di ascoltarla. Avete mai provato paura?

Sicuramente state pensando ad alcune paure. A scuola, per esempio, lì si che l’avete provata. Immaginiamo una situazione tipo.

E’ lunedì mattina -e già questo- , ma non solo: arrivi  in ritardo. Entri in classe e lei, dal fondo dell’aula, da dietro la cattedra che la copre interamente tranne che per il viso occhialuto, perchè è alta un metro e dieci compresi i capelli: “Rosini, è in ritardo”- come se già non lo sapessi- “siediti!”

Al che apre il registro e dice le due magiche parole: Oggi interrogo. Ecco che si sparge la paura. Banco dopo banco, di sedia in sedia. Ti ha chiamato. Tu vorresti non aver sentito, ma niente, non scappi  e vai male. E da qui? La paura de mamma e papa, che te vogliono tanto bene, ma se prendi 4, meglio che non ce torni a casa.

Passo ad un altro esempio. Tuo marito ha appena cambiato lavoro e pensi subito di invitare il capo e la moglie a cena. Così te lo segni sull’agenda convinta di dedicartici più in là. Intanto tuo figlio ha preso 4 a scuola, tu e tuo marito fuori di voi, colloqui con i professori, chiamate della nonna, della zia e della cognata che con il sorrisino sotto i baffi -i baffi che c’ha veramente- finalmente può dire che suo figlio non ha avuto insufficienze a scuola- non come il tuo. Così , sovrappensiero, arriva il giovedì. Tuo marito ti sveglia con il bacio del buongiorno e dice “Allora stasera che ci cucini amore?”

” Che ti cucino? Boh”

“Ahh vuoi creare l’effetto sorpresa”

“ma che stai a di’?”

“la cena di stasera con il capo, giocherellona”

Gelo. Gli occhi rimangono sbarrati. Il sangue smette di scorrere per un attimo. La bocca si paralizza. “ma certo caro, la cena!”. Un’ora dopo sei sola a casa e sei completamente nel panico. Allora inizia la paura di non avere idee. Finchè non accendi rai 1 a mezzogiorno con la Clerici alla prova del cuoco e decidi, per la prima volta, di seguire le loro ricette. Ci metti ben 5 ore. Sei ancora in pigiama, con i bigodini, l’alito puzzolente, ma almeno hai finito. E’ ora che inizia un’altra paura: non piacere.

“e se il cibo fa schifo? se la moglie trova il mio vestito demodè? se il capo mi trova noiosa? se pensassero che la casa è piccola?  o che è troppo antica?”

Passata un’oretta in queste elucubrazioni mentali, torna a casa tuo marito.

“amore il capo mi ha avvertito di non farcela a venire..”

Ti paralizzi di nuovo e mista alla rabbia ti assale una terza paura: è la paura di passare un’altra giornata così perchè la cena è stata rimandata.

Ma questi esempi sono basati su paure comuni, oserei dire leggere o, ancora meglio, passeggere. Paure su cui un giorno ridere. “oh ma ti ricordi quella volta che so venuti il capo e sua moglie a cena? Ti ricordi come ti eri ridotta?” e tu non puoi scordartelo

Paure che fanno crescere, come un 4 a scuola. Paure che, cresciuti, ci mancheranno: il momento dell’interrogazione. Ma anche tante altre: la paura del primo appuntamento, del  colloquio di lavoro, di mettersi in gioco, di fallire, di essere derisi, di deludere, di dire la verità, di non sapere cosa dire o di dire troppo. Paure che vanno affrontate  e fanno parte del gioco della vita.

Ma adesso riformulo la domanda: “avete mai AVUTO paura?”

Notate bene: “avuto” non “provato” o “sentito”. Perchè “avere” significa possedere, tenere con se’, dentro di sè e appresso. Perchè in pochi sanno cosa vuol dire AVERE paura. Si tratta di paure diverse, paure che fanno parte della vita, ma che te la cambiano.

E’ la paura della guerra. Di tutti quei popoli che vedono andare in frantumi il proprio paese, che vedono combattere fratelli l’uno contro l’altro, , che sentono le proprie case inospitali, che non hanno più rifugio. Di quelle donne che devono sopportare i soprusi degli uomini della propria famiglia, di quelle che vengono messe sulla strada di un paese “civilizzato”, a fare le prostitute. Di quei bambini che strappati dalle braccia dei loro genitori vanno a combattere-i bambini soldato-o di quelli, ancora, che vengono venduti come schiavi.

E’ la paura della dittatura. Di un uomo o di un partito che spargono terrore e annullano ogni libertà.Della violazione dei diritti umani e della dignità personale. Dell’assenza di cultura, dell’ignoranza. Paura di poter essere processati o incarcerati da un momento all’altro.

In un luogo dove coesistono queste paure, esiste anche, e soprattutto, la paura di non avere futuro. Ed è la speranza di poter fuggire- arrivare in un mondo differente e pieno di opportunità, dove vige il rispetto o, per lo meno, si sa cos’è il rispetto- è questa speranza a spingere popoli a muoversi e ad affrontare viaggi disumani. Su barconi notte e giorno, persone si nutrono solamente di queste speranze per se e per i propri figli.  E quando arrivano in Occidente, inizia la lotta per integrarsi. Ed è giusto che, volendo vivere in un altro paese, si adattino alla nuova cultura. Ma noi- si dico noi, perchè siamo noi il loro nuovo rifugio, finchè nei loro paesi ci saranno situazioni instabili- non colpevolizziamoli, perchè non sono un nemico venuto a rubare il nostro posto. Se ne starebbero bene a casa propria se fosse possibile, no?

Noi ci preoccupiamo di creare barriere, invece che ponti. Dobbiamo aiutarli e rispettarli, perchè  rispettare non vuol dire sottostare, vuol dire comprendere.

Noi dobbiamo ancora superare una delle nostre più grandi paure: la diversità.