Liceo scientifico “Galilei” – Ancona

Scarica il ppt  Viaggio per la vita di Anna Lucantoni

La classe III G del Liceo Scientifico “G. Galilei”, nel corso dell’anno scolastico 2015-2016, è stata coinvolta in due attività curriculari ed extra-curriculari che hanno avuto come finalità prioritaria l’educazione all’incontro tra le culture come corresponsabilità e coeredità.

La possibilità di costruire una responsabilità solidale ha portato i ragazzi a riflettere, in termini politici, sul cammino della democratizzazione e dell’inviolabilità dell’individuo. La consapevolezza della comune eredità della natura, del tempo e del futuro ha favorito il passaggio dal localismo egoistico e limitante ad una prospettiva globale che aspira ad un’estensione dei diritti umani.

Le azioni didattiche sono state progettate con l’intento di evitare un’informazione generale, superficiale, guidata da emozionalismi legati alla cronaca.

Il materiale inviato è il risultato di due tipologie di prove esperte: la prima è stata individuale e riguarda la polisemia del viaggio. Ogni alunno della classe ha realizzato un video con Movie Maker della durata di massimo 10 minuti o un Power point. La riflessione è stata allargata all’eterogeneo valore semantico della parola “viaggio” prendendo in considerazione sia la dimensione fisica della parola sia quella interiore. Gli alunni hanno costruito veri e propri “viaggi sul viaggio” come scoperta, esilio, paura, ricerca, sfida, etc. La struttura dei video richiedeva la presenza di:

poesie, riflessioni d’autore, canzoni, mini booktrailer di romanzi, dipinti, eventi di cronaca.

La seconda parte del progetto ha impegnato i ragazzi da Novembre a Maggio, poiché le richieste erano complesse ed il prodotto finale doveva evidenziare le competenze acquisite e potenziate in un lavoro che aveva come finalità educativa primaria potenziare la capacità di progettare, creare, riflettere, collaborare insieme e nel rispetto reciproco.

Questo secondo step prevedeva la realizzazione di un cortissimo della durata di 5 minuti focalizzando l’attenzione su rifugiati, migranti o emarginati che hanno segnato la storia o l’attualità con la forza del “talento”. L’attenzione dei ragazzi si è concentrata su due persone che con la forza del dissenso pacifico hanno migliorato il mondo partendo dalla loro “diversità”.

I ragazzi hanno scelto due voci, una del passato ed una del presente: Nelson Mandela e Malala. Il primo ha investito la sua vita nella lotta contro le discriminazioni razziali, ha conquistato diritti allora impensabili ed ha cambiato il volto di un paese. Malala, giovane ragazza pakistana, continua ad usare le sue armi, la penna, i libri, la conoscenza per combattere paura, ignoranza e indifferenza. I corti sono stati realizzati sia in orario curriculare sia extra-curriculare ed i gruppi formali avevano una precisa suddivisione dei ruoli interni. Supportati nell’utilizzo dei programmi di montaggio come premiere pro, hanno lavorato dal mese di Ottobre a Maggio.

I cortissimi sono l’espressione di una creatività digitale che, in linea con il Piano Nazionale Scuola Digitale, usano un codice interattivo che unisce l’efficacia della parola all’immediatezza dell’immagine e della musica. Questi lavori sono anche il ritratto della sensibilità dei giovani che sanno veicolare storie anche crude e violente con un lessico sobrio, lucido accompagnato da un’ironia sottile e coinvolgente.

Partecipare a “L’Europa inizia a Lampedusa” è un’occasione unica coerente con la convinzione che, dopo i progetti didattici volti a far acquisire agli alunni capacità critica, abilità tecniche e competenze relazionali autentiche, è necessaria un’esperienza di incontro in attività laboratoriali ed interculturali per concretizzazione e vivere il percorso intrapreso.

IIS Giuseppe Garibaldi – Macerata

Nel desiderio di conoscere quanto l’Italia sta operando in qualità di Paese in prima linea nel Mediterraneo nelle operazioni quotidiane di soccorso ed assistenza ai migranti, la classe III A ha svolto con la docente Grazia Di Petta un percorso di consapevolezza sulle problematiche delle migrazioni. Nello specifico delle aree disciplinari linguistiche e storiche, è stato condotto un lavoro di ricerca e analisi sulle seguenti tematiche: corridoi umanitari; transito tra Paesi e misure di contenimento attraverso la lettura comparata di testi (Convenzione di Ginevra e Regolamento di Dublino), di articoli e di fonti storiche sui movimenti migratori che nel corso dell’Età Tardo-Antica e medioevale hanno segnato la nascita di nuove forme di civiltà. Il gruppo composto dalle studentesse Alessandra Ciccola, Elisabetta Garbuglia, Laura Ginobili e Alice Pettinari, che hanno preso parte al progetto “L’Europa inizia a Lampedusa”,  ha agito attraverso la realizzazione di tre fasi:

  1. A)studio delle problematiche relative alla migrazione e all’accoglienza; studio della normativa; conoscenza delle politiche messe in atto nel Comune di Macerata attraverso un incontro con i referenti istituzionali: Sindaco, Vice Sindaco, Assessore alle politiche sociali, integrazione, inclusione e cooperazione sociale, rappresentante dell’ufficio Programmazione e progettazione sociale del Comune di Macerata, responsabile del progetto SPRAR;ascolto della testimonianze di un rifugiato affrontando i seguenti aspetti: le persecuzioni nel paese di origine, la fuga, il viaggio e l’accoglienza in Italia;
  2. B)rilevazione del grado di percezione dei compagni di classe sulle problematiche indagate attraverso la somministrazione di un primo questionario, dell’impostazione di una unità di apprendimento da rivolgere ai propri compagni per ampliarne le conoscenze e somministrazione di un secondo questionario
  3. C)rilevazione di un probabile cambiamento del grado di percezione in considerazione dell’apporto conoscitivo attuato, attraverso l’analisi dei questionari, la tabulazione delle risposte e la lettura comparata dei dati.

Il video “Coltivare l’accoglienza” documenta le varie fasi del percorso. Si precisa che durante le riprese Musa, il rifugiato, ha chiesto espressamente di non comparire in posizione frontale, pertanto la registrazione dell’audio risente di qualche alterazione nel volume.

European Agency with MIUR at the Lampedusa project

Agency Logo 2014

What is the European Agency for Special Needs and Inclusive Education?
We are an independent organisation that acts as a platform for collaboration for the ministries of education in our member countries.
Our work focuses on improving all learners’ achievement at all levels of inclusive lifelong learning. This enhances learners’ life chances and opportunities for actively participating in society.
The Agency member countries’ shared ultimate vision for inclusive education systems is that all learners of any age are provided with meaningful, high-quality educational opportunities in their local community, alongside their friends and peers. Therefore this vision is the focal point of all Agency work.
Our main aim is to help member countries improve their educational policy and practice. We do this by combining the perspectives of policy, practice and research in order to provide member countries and stakeholders at the European level with evidence-based information and guidance on implementing inclusive education.
We have National networks in 29 European countries:
Austria, Belgium (Flemish and French speaking communities), Croatia, Cyprus, Czech Republic, Denmark, Estonia, Finland, France, Germany, Greece, Hungary, Iceland, Ireland, Italy, Latvia, Lithuania, Luxembourg, Malta, Netherlands, Norway, Poland, Portugal, Slovakia, Slovenia, Spain, Sweden, Switzerland, United Kingdom (England, Northern Ireland, Scotland and Wales).
website

How are you involved in Europa Lampedusa project?
In the preparatory phase,  we have been in contact with the Ministry of Education and in particular with Raffaele Ciambrone and Rosaria Maria Petrella, country representatives in the Agency, discussing the  planning of the event and proposing the invitation and involvement of a number of European representatives.

What are your mission and your goal concerning immigration?
As mentioned above, the ultimate vision of the Agency work is to ensure that all learners of any age are provided with meaningful, high-quality educational opportunities in their local community, alongside their friends and peers. This of course includes immigrant and refugees learners.  In its work with member countries the Agency provides guidance on the development of inclusive education systems that aim to:european-agency

  • Raise the achievements of all learners
  • Ensure that all stakeholders value diversity.
  • Ensure the availability of flexible continua of provision and resources.
  • Ensure personalised approaches to learning that engage all learners and support their active participation (learner-centred curriculum, assessment frameworks,  flexible training and CPD, etc).
  • Enable all stakeholders to develop their attitudes and beliefs, knowledge, understanding, skills and behaviours in line with the goals and principles of an inclusive education system.

How did you like the four days?
It has been an extraordinary experience for us to be part of the Europa Lampedusa project.

Do you think it has been useful for the students?
It think it has been a very useful experience  for all Italian and European students who participated in the Europa Lampedusa project. Before coming, they had to discuss the issue of immigration with their classmates and the teacher in the class. They had to search for information in order to be better informed about the situation in Lampedusa and the  project and also to produce the video.  In Lampedusa they had the opportunity to experience the challenges of immigrants and discuss with other European students about the problematic situation in Europe.

Will you be with us next years?
We hope so

What do you expect from the school work on immigration during the year?
We hope that the participant students will disseminate the experience they had in Lampedusa at school, regional and national level so that more people are informed and some positive action takes place in Europe

IS Villari -Napoli

Salve a tutti, ci presentiamo:
siamo quattro studenti dell’Istituto Superiore “Pasquale Villari” di Napoli: Maria Saiz, Fabiana Amato, Priscilla Donkor e Mauro Esposito.
f3Da diversi anni, nella nostra scuola, vengono attivati percorsi e laboratori interculturali, coordinati dalla Prof.ssa Daniela Barretta, aventi quali obiettivi prioritari da un lato, l’inserimento attivo e consapevole nella comunità scolastica degli studenti stranieri neo-arrivati; dall’altro, la conoscenza ed il reciproco “incontrarsi” tra noi alunni del Liceo Villari e gruppi di “minori stranieri non accompagnati” (msna), seguiti, in dinamiche di integrazione nel tessuto socio-culturale napoletano, dagli operatori sociali della Cooperativa sociale Dedalus.

f4Tali attività afferiscono ad una progettualità continua in Istituto, e risalente all’anno scolastico 2008-2009, dal titolo “Percorsi di migranti e città plurali: la tua storia, la mia storia”.
In particolare poi, nel corso di questi ultimi due anni scolastici, ci siamo concentrati su due nuovi progetti, focalizzati sul contrasto a ogni forma di discriminazione e intolleranza e sul tentativo di arginare l’abbandono scolastico, da parte dei minori stranieri inseriti nel nostro istituto: Non perdiamoci di vista, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Dedalus, e Underadio, in collaborazione con Save the Children.

 

 

Non perdiamoci di vista
La Peer Education è una strategia educativa che mira a favorire la comunicazione tra adolescenti: una comunicazione reciproca e continua che attiva lo scambio di informazioni ed esperienze tra pari. Questa pratica va oltre il momento educativo e diviene una vera e propria occasione per il singolo adolescente, il gruppo dei pari o la classe scolastica, per discutere liberamente e sviluppare momenti intensi di confronto.
Gli interventi di Peer Education fanno leva sull’interazione sociale tra adolescenti: sentendo di avere qualcosa in comune con un’altra persona e condividendo con lei le stesse problematiche o esperienze adolescenziali, questa persona viene considerata un interlocutore perfetto, di cui ci si può fidare, e ciò influenza la reciproca modalità di agire e di pensare.

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Al Liceo Villari, adottando questa strategia del peer to peer, abbiamo portato avanti, negli anni scolastici 2014-2015 e 2015-2016, il progetto Non perdiamoci di vista, che ha avuto come finalità generale quella di ridurre il tasso di abbandono scolastico da parte dei minori stranieri inseriti nelle scuole secondarie napoletane di I e di II grado, attraverso interventi rivolti sia a garantire un adeguato sostegno ai percorsi di studio degli alunni stranieri neo-arrivati, sia a favorire una più corretta e pari relazione tra le ragazze e i ragazzi stranieri e le loro famiglie con il sistema scuola.
Abbiamo lavorato molto sul nostro ruolo di Peer Tutor, in modo da aiutare i ragazzi stranieri al meglio. Per noi un tutor deve essere un amico “che motiva”, un agevolatore del percorso scolastico, un consulente per ogni dubbio e soprattutto un punto di riferimento per ogni problema, anche al di fuori delle pareti scolastiche.

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I Peer Tutors si sono occupati dei ragazzi di nazionalità non italiana, arrivati da poco in Italia a seguito del progetto migratorio delle famiglie di appartenenza. Noi Peer Tutors li abbiamo seguiti in attività di sportello extracurriculare, non soltanto in relazione all’apprendimento della Lingua italiana, ma anche in relazione al supporto scolastico per le altre discipline.
Inoltre, abbiamo dato vita anche ad una “redazione interculturale”, che si è occupata di diffondere le nostre iniziative sul web, attraverso il nostro blog (www.esperienzeconilsud.it/nonperdiamocidivista) ed i social network.
Il progetto ha dato ottimi risultati, dal momento che i ragazzi non italiani hanno conseguito buoni risultati e hanno anche stabilito dei buonissimi rapporti con noi tutors, su cui ormai possono sempre contare.

Underadio “la web radio under 18 contro le discriminazioni”
Underadio è un progetto a carattere educativo che coinvolge studenti italiani e studenti di origine straniera in azioni di sensibilizzazione, informazione e comunicazione sui temi dell’integrazione e del contrasto a tutte le forme di discriminazione e intolleranza, attraverso la realizzazione di UndeRadio (www.underadio.it), una web radio tematica e partecipativa gestita dagli studenti delle scuole coinvolte, con la realizzazione e messa in onda di un palinsesto quotidiano, e di eventi di sensibilizzazione sui territori.  Il progetto promuove la conoscenza dei diritti dei minori e delle responsabilità dei giovani cittadini, lo sviluppo di percorsi ed esperienze di integrazione e non discriminazione, il dialogo interculturale, la realizzazione di un’informazione corretta e priva di pregiudizi, lo sviluppo di strumenti idonei a contrastare le discriminazione. Queste attività sono promosse e realizzate attraverso la pratica della partecipazione e l’uso critico e consapevole dei nuovi media.
Gli assi principali sui quali il progetto “UndeRadio” interviene sono: l’uso di linguaggi espressivi e partecipativi per l’integrazione e la partecipazione; l’uso delle nuove tecnologie digitali nella didattica per l’integrazione;la costruzione e lo sviluppo di narrazioni orientate al contrasto alle discriminazioni.
La scuola, intesa come laboratorio di cittadinanza attiva e luogo in cui si realizzano pratiche di partecipazione fondate sul pluralismo e sul rispetto delle diversità, è il punto di partenza e il luogo di identificazione dei beneficiari diretti e indiretti, ma UndeRadio estende il proprio intervento anche all’extra-scolastico per poter offrire agli studenti spazi e tempi di applicazione e sperimentazione di forme di integrazione e aggregazione giovanile; momenti di incontro fra studenti di scuole e città diverse; occasioni di sensibilizzazione dei territori, a vantaggio di un sano protagonismo sociale.
Underadio punta quindi a diventare il canale di comunicazione e mobilitazione dei ragazzi per Save the Children. Così la web radio diventa strumento propulsivo, e al tempo stesso punto di vista privilegiato, circa le aspettative, le idee e gli approcci all’integrazione e alla non discriminazione, che i ragazzi praticano e vivono, in un percorso di comunicazione e formazione fra pari.
La comunicazione che si intende sperimentare è quella che non si affida unicamente ai circuiti mainstream ma nasce e si sviluppa dalla pratica quotidiana e collettiva dei ragazzi e delle ragazze del progetto, intesi come cittadini della società di oggi e quindi soggetti attivi di parola. La comunicazione così intesa nasce dal basso in maniera partecipata e si serve degli strumenti comunicativi digitali oggi alla portata di tutti, quali la web radio.

Slovacchia

Report of an interview with Qasem,
a refugee who had to flee from his country of origin

“As we passed the border of Hungary, the border officials were trying to shoot us. At that point I really had fear of death.”

That is the sentence which stayed clear in my mind after my interview with Qasem, a 17-year-old boy from Iran who had to flee to Europe because of his religion and the situation in his country of origin.

At the beginning of the interview Qasem was still a little bit shy and insecure, but from the longer we talked the more open he got and really talked about everything he had to go through.

Qasem was born in Afghanistan, but he cannot remember that country very well because he and his parents, they had to flee to Iran when he was about one year old. But even when they arrived in Iran the situation did not get any better. The Iranian people did not accept Qasem and his family because in the Iranians´ view they had the wrong religion and only were some strangers from another country.

Qasem also told me that even the police officers punished him because of his religion.

At some point his family decided not to go on like that and to save all their money to be able to pay the people smugglers, who promised to bring Qasem to Europe, if he payed 4000 €.

When he paid the money, the y drove him to the Turkish border, where they told him to go on on his own. He told them that he was really scared, when he passed the border illegally.

After that he went on a really small and old boat from Turkey to Greece. That little boat was really crowded and it did not seem very safe. “I was so happy when I arrived in Greece, being alive”, he said at that point.

After that he walked another two days without having any accommodation for the night or having any food until he came to an asylum for refugees, while waiting for his documents to be checked.

According to him, the situation in the asylum must have been very bad.

He told about many conflicts caused by the lack of food or the different religions the escaped people had.

But the worst thing in his view was the insufficient space for sleeping. So he and some other people, who were accommodated there as well decided to build their own little “sleeping-box”, they prepared at the outside, where they had enough space to sleep.

After one week his documents were checked and he was able to move on.

Qasem and some other people he got to know in Greece went to Serbia via Macedonia by foot.

According  to Qasem it took about two weeks to go there. Two weeks sleeping on the ground, being at the mercy of the weather; two weeks without having any time to have a break; two weeks without having any roof over their heads.

About two weeks later they arrived at the border to Hungary.

When they passed it, the officers started to shoot at them and Qasem told me that they just started to run for their lives.

“As we passed the border of Hungary the border officials were trying to shoot us. At that point I really had fear of death. I was so happy when I realised I was still alive after passing the border.”, he said.

After that Qasem moved on to Austria, where he was able to take a bus to Germany, where he was forced to go to an accommodation in Hochheim, a little town near Frankfurt.

As I asked him how he feels, being in Germany, he said that he is actually very happy to be here and that he has finally made it, but also that he is still very alone here in Germany.

He is missing his parents, who are still living in Iran. He seemed very sad, as he told me that he knows that he will never see his parents again.

He also mentioned that it was very difficult for him to learn the German language and that he still has problems with it, but I think his German was nearly perfect. He even knew a few sayings, which really impressed me.

Nevertheless, he also said that there are a lot of things he really likes in Germany.

He was really happy about having some friends in Germany, who he is always playing football with or learning for school with.

He even told me that he has found a girlfriend in Germany, who is always there for him, if he needs someone to talk or if he has any problems.

For him the best of Germany is that most people accept him and are respectful towards him.

He really rejoices, finally being in a peaceful country, as Germany is.

In my opinion Qasem is a really nice and first of all a very strong guy.

It needs a lot of strength to leave your home, your family and all your friends and to begin a completely new life in a completely new country, without knowing anyone.

I was really impressed by his determination to work very hard to get a good work and a good education in Germany. First he wants to complete secondary modern school, then he wants to do his secondary school certificate and after that he has even the plan to do his technological baccalaureate certificate. In my opinion, that deserves a lot of respect.

After that interview I noticed that we are actually really lucky to live in a country like Germany, with good opportunities in life and that our problems are not really important compared to the problems of people who have to flee because of war or the bad situation in their countries of origin.

We really should do something to help people who are having real problems in life, like refugees have.

Not only the big things are helping, every little thing you do can help.

To be honest, we are living in quite rich countries, in that we are having very good chances to achieve something good in life.

Many people have not been born in such a country with such good opportunities, so I think it is our responsibility to give something back to those people and to help whenever we have the chance to help.

That also means that we really should accept people who flee from other countries and that we should give them a new home and do everything to make them feel welcome in Europe.

activities

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Finland: migration and refugees

How we started

  • – Group: The three students that were chosen to travel to Lampedusa and their history and social studies teacher.
  • – At first we read what is meant by the term refugee.
  • – We had a series of questions about refugees and migration to Europe and Finland. We started by finding answers to them.

The questions

Background information

  • – Why do people end up being refugees?
  • – How many refugees there are globally? (Estimation.)
  • – Where do they leave from and why do they have to leave?
  • – Why did the number of refugees coming to Europe rise dramatically during the year 2015?
  • – How do the refugees choose the places they flee to and why these areas?
  • – What kind of dangers they encounter during the journey?
  • – Which are the most frequently used routes by refugees in the world, to Europe and to Finland?
  • – From which countries are the refugees that come to Finland from?

Reactions in Europe and in Finland

  • – What were the reactions towards the refugees in Europe and in Finland during the autumn 2015?
  • – What kind of confrontations there were in Finland?
  • – What is the impression that Finnish people have on the refugees that came to Finland?
  • – Where to find reliable information about the refugees and their reasons to flee from their homes?
  • – Why there is so much unreliable information about the refugees? Who does it benefit?

International politics and relations

  • – How did the EU try to find solutions in the situation where more and more refugees tried to cross the borders?
  • – How did this situation affect to the relations between the members of EU?
  • – What was the content of the agreement between EU and Turkey? What are the threats on this agreement?
  • – How did the refugee issue become relevant in relations between Finland and Russia?

Idea of our work for Lampedusa Museum of Dialogue and Trust

We started planning a collage with things we carry with us during school days and what we would gather to the same backpack if we had to leave our homes.

Meeting with a refugee

There is a school in Lapinlahti which offers education for refugees and immigrants (Finnish language, mathematics etc.). We contacted this school, Portaanpään kristillinen opisto, and asked if we could meet one of their students. They were very kind to arrange us a meeting with a young man who has been in Finland since summer 2014.

We asked him about his background, reasons why he had left his home country and the journey he had taken to Finland. He also told us about his experiences in Finland.

We were surprised how well this young man spoke Finnish after being in Finland only for two years. He had traveled from Iraq to Finland through Turkey, Italy, Germany, Denmark and Sweden. We were surprised that this journey took him only 10 days.

We had imagined most of the refugees leave their home with maybe a backpack full of things they need. We asked him what he took with him when he left Iraq and he told us he only could take a mobile phone and some chocolate bars. That led us change the artwork we are making for Lampedusa.

Artwork for Museum of Dialogue and Trust

Our work is a collage of things that we will take with us to Lampedusa.

Heinrich Boll Schule – Germany

Activity paper  by German Lampedusa group

Interviews with young refugees at our school (see foto)

After having gone through and extensively discussing the given questions regarding the identification with a migrant, and dealing with the following investigation and the acceptance questions, our group decided that instead of just writing down answers to the given questions, we wanted to interview unaccompanied refugees who are presently at our school. Thus we hoped to gain greater insight into the problems and hopes, the thoughts and feelings of the people involved.

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Getting ready for the interviews

With the help of teachers, we found several male adolescents at Heinrich-Boell-Schule  who are either in extra classes that currently concentrate on learning German or are in regular classes already.  We set up a paper which told our interview partners beforehand, what  the purpose of the interview should be and also the actual questions, so that they would be able to think of what they wanted to answer (and also what they did not want to say).

Doing the interviews

We created one-to-one situations in a friendly atmosphere in a quiet room at our school and the interviews, which were intended to take about 15 – 20 minutes, then lasted about 45 minutes because after an initial shyness,  the boys started talking more and more openly and gained trust in the students. The students, on the other hand, were very sensitive to the boys’ situation and showed a lot of respect and understanding.

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After the interviews

All three students were amazed at what the boys had had to go through. Although in theory, they had been prepared to individual refugee stories, they were nevertheless quite moved if not shocked by the boys’ reports concerning their journey and their present situation (living without their parents, loneliness, difficulty in making new friends…). All of the students agreed that they had a new outlook at their own situation now and that they somehow wanted to do something to help their interview partners. In one case, phone numbers were immediately exchanged.

Prospects / outlook

The interviews seem to be a good base for starting a project like partnerships between German and refugee adolescents.

g4Activity paper  by German Lampedusa group

Former projects

Project week of school classes  (see fotos)

Last year, during a special week, 3 complete classes (about 70 students, aged 14 to 15 years)  did a project to get in touch with local refugees. We invited them to school and about 20 people aged between 17 and 60 accepted the invitation. We had prepared groups which did sports, another did artwork, others consisted of help with the German language, still others interviewed people and did  research on the countries they came from. After that week, a small group of 8 students decided to go on with the German language classes and continued them throughout the school year, so that every week, there was a meeting which generally between 3 and 10 refugees attended.  There were also cases of family friendships that developed and  that still go on outside school.

Bike project (see fotos)

g5We found that many of the refugees living close to our school were not very mobile.  In many cases, they did long distances on foot. There was a great demand for bicycles and so  we asked the parents of the students of our school to donate bikes that they did not need any more.   

We then cooperated with a nearby bike repair shop, which on some afternoons helped to repair the donated bikes, together with students and refugees.   Each refugee who had helped to repair his bike could, at the end of the day, take home a bike.  Afterwards, we had several meetings with some of the refugees, and even one invitation to dinner in the refugee home, which everybody enjoyed.

Interviews:

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Liceo Gramsci di Sassari

La storia insegna ma non ha scolari

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.

[…]

Parlano lingue  incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina.

[…]

Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali.”

Relazione dell’ispettorato per l’Immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani, Ottobre 1919

 

Nel 1919, durante le migrazioni verso l’America, noi Italiani eravamo visti come noi, oggi, vediamo i migranti. Anche noi eravamo degli emarginati, esclusi perché diversi, perché ritenuti pericolosi. Anche i nostri connazionali, esattamente come gli abitanti dell’Africa e dell’Asia Meridionale, abbandonavano le loro case per scappare altrove, con la speranza di trovare un futuro migliore. Eppure ci sembra di non ricordare tutto quello che hanno passato i nostri trisavoli: allontaniamo i rifugiati, li riteniamo pericolosi, dei criminali. Non offriamo loro l’accoglienza di cui avrebbero bisogno; non soddisfiamo le loro esigenze perché, ai nostri occhi, sono persone che quasi non meritano il nostro rispetto.

Se non come fratelli, potremmo almeno vederli come parenti; “relatives”, dicono gli inglesi, e rende meglio ciò che siamo: vicini, accomunati da qualcosa, in qualche modo imparentati da quella che per l’uomo è una necessità: muoversi, e il “movimento” non può essere fermato .

“Le specie che rimangono chiuse dentro i confini sono praticamente condannati,  perché non vi è mescolanza.

O ci attrezziamo e li accogliamo per bene, oppure ci mettiamo veramente all’opera e operiamo nei loro Paesi.” Queste le parole dell’archeologo Rubens d’Oriano, venuto a farci visita per discutere della storia dell’immigrazione attraverso i secoli.

Senza le migrazioni la società odierna non sarebbe com’è adesso, e nemmeno, nel suo piccolo, la nostra città.

Olbia, infatti, da sempre è stata fulcro dell’incontro tra varie civiltà: Punici, Fenici, Greci, Romani hanno dato il loro contributo affinché un “piccolo borgo” come il nostro diventasse multietnico e accogliesse genti da ogni parte della Sardegna e del Mediterraneo.

Durante il nostro incontro all’Informacittà abbiamo scoperto che anche ad Olbia, benché non sia presente nessun centro di accoglienza,  esiste una realtà in cui i migranti devono affrontare un lunghissimo iter burocratico per diventare a tutti gli effetti cittadini alla pari degli altri.

Queste procedure per ottenere la cittadinanza italiana ci sono state esposte anche da alcuni agenti della polizia.

Durante quest’ultimo incontro abbiamo avuto modo di approfondire ciò che ci era stato spiegato dai mediatori linguistici provenienti dal Marocco, che lo hanno vissuto in prima persona.

Il nostro ultimo incontro è stato in presenza del  fotografo naturalista Egidio Trainito, biologo marino che studia la flora e la fauna di Lampedusa;  ci ha spiegato  come, anche sotto l’aspetto naturale, l’isola sia luogo d’incontro di varie specie animali e vegetali, riconfermando il suo status di punto d’unione.

Punto d’unione tra due placche terrestri, due continenti, centinaia di culture.

Come possiamo ignorare un’isola tanto centrale?

  L’Africa finisce a Lampedusa.